Ha vinto un Europeo under 21 a casa loro, era in campo a Boston il 5 luglio 1994 nei quarti di finale che rappresentano l’ultimo successo dell’Italia contro la Spagna. Paese dove ha anche giocato, sia a Madrid, sponda Atletico, che nel Barcellona. Domani a Saint Denis l’Italia sfida di nuovo le Furie Rosse, bestia nera degli ultimi 22 anni in partite ufficiali. Nel calcio ma non solo vincevano sempre gli azzurri – dalla pallanuoto a Barcellona ’92 al basket nell’Europeo ’99 – poi il trend si è invertito. “Loro sono molto migliorati, grazie a un processo sportivo che ha coinvolto federazione e club – spiega Albertini – Ma tutti dimenticano come abbiamo perso negli ultimi otto anni”.

Resta un dato: il successo a Usa ’94 che valse la qualificazione alla semifinale contro la Bulgaria è l’ultimo. Ricordi di quei novanta minuti?
Ho quattro fotografie in testa: la felicità al gol di Roberto Baggio, il gran caldo, la gomitata di Mauro Tassotti a Luis Enrique che la Spagna ricorda ancora oggi. E poi l’occasione mancata da Julio Salinas, pochi minuti prima della rete decisiva.

Europei 2008 e 2012, Confederation Cup 2013. Il bilancio recente è decisamente negativo.
Tutto vero, ma quando ci siamo scontrati abbiamo sempre venduto cara la pelle. Nel 2008 il successo è figlio dei calci di rigore, la finale di quattro anni fa è stata una partita a sé perché siamo arrivati senza energie, mentre ai gironi pareggiammo giocando meglio. Anche in Confederation Cup la nostra prestazione fu migliore. Loro hanno consolidato la capacità di batterci, ma nessuna partita giocata in condizioni ‘normali’ è stata a senso unico. Poi, chiaro, la crescita del movimento spagnolo è indiscutibile.

In campo, insomma, si riflette un lavoro strutturato sui giovani?
Sì, ma non solo. La Spagna ha preparato il futuro. Proprio negli Anni Novanta ha iniziato a creare un processo sportivo che ha portato le vittorie di Europei e Mondiali. Un lavoro che ora sta fruttando anche una seconda grande generazione. Da anni vincono tante, ma davvero tante, competizioni a livello giovanile. È il raccolto di una sinergia tra federazione e club per il rinnovamento e la tutela del proprio patrimonio. Un esempio: sedici anni fa l’Inter e il Barcellona avevano lo stesso fatturato. Oggi i blaugrana sono al secondo posto in Europa, la prima italiana è la Juventus, decima.

Il loro tasso tecnico è decisamente più alto del nostro. Presi singolarmente gli undici in campo non ci sarebbe storia. Come si batte la Spagna?
Dobbiamo portarli a fare il nostro gioco. Loro hanno il talento, noi qualità e identità di squadra. Pensare di buttarla su sfide personali sarebbe un suicidio. Del resto il concetto di ‘squadra’ è sempre stato uno dei nostri punti di forza.

E finora gli azzurri hanno dimostrato di giocare meglio quando scendono in campo da sfavoriti.
Non è un’Italia che gioca meglio da sfavorita. Abbiamo una squadra operaia e molto coesa. Se questi due elementi non vengono meno, possiamo far bene.

Quindi è stata una fortuna, viste le caratteristiche del gruppo di Conte, capitare nella parte di tabellone con tutte le big contro le quali un gruppo si esalta?
I luoghi comuni vorrebbero tutte le partite uguali e difficili, ma è stata sicuramente una sfortuna. Poi non possiamo dirne mille, ma il calcio è soprattutto di chi scende in campo. Le sensazioni e la concentrazione sono le loro.

Vittoria entusiasmante contro il Belgio, di rabbia contro la Svezia e sconfitta ininfluente contro l’Irlanda hanno significato primo posto nel girone. Alla luce dei presupposti con cui l’Italia è arrivata in Francia e dei risultati raggiunti, in caso di sconfitta è un Europeo positivo o no?
È inutile pensarci adesso. Parliamo di cose avvenute e non ipotetiche, pensando in positivo.

La favorita di Demetrio Albertini per la vittoria finale?
L’ho detto fin dall’inizio: Spagna, Germania e Francia. Solo una arriverà in finale. Potrebbe essere la Spagna.