di Mimmo Ghiani

Dimettermi se perdo?  Non scherziamo. Non sono mica qui perché ho vinto!
In Italia, alla presidenza del consiglio c’è un signore, Matteo Renzi, che nessun cittadino ha mai eletto. Nessuno lo ha eletto neppure in Parlamento.  Lo ha incaricato un anziano presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al suo secondo mandato ottenuto al termine di una baraonda che ha visto due galantuomini miserevolmente impallinati a voto segreto. Tutto in un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, da una maggioranza grande parte della quale era del partito che pure esprimeva i due “poverini”, e del quale partito a capo era, allora come oggi, il predestinato tuttora nostro presidente del Consiglio.

Quella stessa maggioranza, rientrata disciplinatamente  nei ranghi, lo ha incoronato senza indugio a capo del governo del Paese assentendo diligente all’indicazione dell’uomo del Colle. Vero è che nel tempo il vecchio sodale Silvio Berlusconi  gli ha voltato formalmente  le spalle, ma senza trascurare di lasciargli in inestimabile dote i suoi uomini migliori, quelli più puliti e irreprensibili, come Denis Verdini, che hanno permesso al presidente-segretario di spernacchiare all’infinito la minoranza del suo partito assicurandogli nel contempo i voti utili a varare quelle riforme e ad abbracciare quelle politiche che al Cavaliere nessuno avrebbe mai consentito di fare. Chiamalo scemo!

Ma la stampa? E le televisioni? E gli intellettuali in servizio permanente effettivo? E i movimenti di piazza in stile girotondi?
Qui sta il bello del regime Berlusconi due, quello targato Confindustria-Marchionne-Renzi-Napolitano-Padoan, e via dicendo.
Per il giovane Matteo mai votato dai cittadini, è noto che la comunicazione, la narrazione, anzi, lo storytelling, come si chiamano nella tipica sintesi della lingua aglosassone, le fanfaronate, le spacconate di un imbonitore, rappresenti se non il tutto, certamente il tanto. Quindi: controllo della Rai, dove sta collocando i suoi uomini più vicini e fidati e giornaloni proni e pronti. E qui sarebbe strano il contrario perché questi sono tutti più o meno in mano a quei cosiddetti “poteri forti” che sono quelli con i quali e ai quali parla il nostro, beneficiari principali delle politiche governative.

Discorso a parte per i giornali e per le tv  che, nel tempo antico, quando esisteva ancora, erano vicine al centrodestra: queste ovviamente non hanno alcun motivo, al di là del minimo sindacale, per attaccare un governo che fa la politica da loro per anni appoggiata. La maggior parte di questi comunque sono di proprietà proprio di politici/imprenditori del centrodestra spesso in commistione di interessi, inevitabilmente, con l’attività politica e  governativa. E si sa, L’Uomo mai eletto alla guida dell’Italia, è persona di mille pregi e virtù, ma di scarsa pazienza e molta  capacità persuasiva. Risultato? Salvo qualche rarissima, lodevole e riconoscibile eccezione, quasi nessuno che gli fa le pulci come almeno capitava quando l’uomo di Arcore imperava.

A questo punto solo un marziano potrebbe dare torto a Matteo Renzi.
Dimettermi se perdo? Non scherziamo. Non sono mica qui perché ho vinto!

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