Al fischio d’inizio contro il Belgio, l’Italia avrà addosso ancora i gradi di vice-campione conquistati quattro anni fa. Sembra passata un’era, invece era solo il 2012. Neanche in Polonia e Ucraina gli azzurri partirono con i favori del pronostico e raccolsero appena due pareggi nelle prime due partite, contro Spagna e Croazia. Poi cambiò tutto e fu finale. Ora il presidente Carlo Tavecchio, l’uomo che con l’ingaggio di Antonio Conte aveva promesso il grande rilancio della nazionale, dice che l’Italia è in Francia per vincere. Il commissario tecnico vola più basso, Gianluigi Buffon ricorda come i miracoli del pallone di casa nostra siano sempre nati quando nessuno ci credeva.

Eppure questa volta viene più difficile crederci, perché la crisi dell’Italia è profonda. E siccome la fortuna è cieca, ma la sfiga – sua antagonista – ci vede benissimo gli infortuni hanno privato Conte di Claudio Marchisio e Marco Verratti, eredi designati al comando delle operazioni dopo la rinuncia ad Andrea Pirlo. Due uomini di peso e dai piedi buoni, i centrocampisti di Juventus e Paris Saint Germain. Gli unici in un gruppo che giocoforza dovrà forgiare il suo cammino attraverso altre qualità. La disciplina tattica, prima di tutto. E poi corsa e capacità di mutare. Ecco perché a due anni dalla sua nomina, diviene centrale il ruolo di Conte, bravo da allenatore a moltiplicare le potenzialità delle sue squadre, cavandone il meglio. “Non posso fare miracoli”, ha però avvertito.

Non è quello che gli viene chiesto, ma in fondo ci sperano tutti. Ciò che non si può mettere in discussione è il passaggio agli ottavi, dove accedono le migliori due di ogni girone e le migliori terze. Un obiettivo minimo inderogabile per il prestigio e per la qualità, non più quella di una volta ma non ancora scomparsa del tutto. La base – e Conte lo sa bene – parla bianconero. Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli saranno il mastice che dovrà sorreggere tutto il resto e supportare un centrocampo orfano dei suoi talenti. Serve molta testa e bisogna evitare i barocchismi, mai stati utili nella storia della nazionale e men che meno adatti a una mediana affidata con ogni probabilità – almeno contro il Belgio – a Thiago Motta o in alternativa a Daniele De Rossi, uno dei pochi campioni del mondo ancora in gruppo pronto a portare esperienza e inserimenti.

La chiave numero due per scassinare il girone tentando l’assalto al bottino grosso, evitando Francia (da incontrare come terza) e Portogallo, avversaria designata in caso di secondo posto, è la corsa. Qui le armi non mancano, soprattutto a destra dove Antonio Candreva riesce sempre a pungere quando veste d’azzurro. Sulla sinistra toccherà a El Shaarawy confermare quanto visto nei sei mesi in giallorosso, con Insigne pronto a portare genio e velocità a partita in corso. Questo sembra il ruolo cucito addosso allo scuzzigno napoletano, a Giaccherini e Bernardeschi, per un’Italia che dovrà saper cambiare faccia molte volte non avendone una ben definita.

Mascherarsi per non farsi riconoscere, attaccare a folate per evitare le difese schierate che gli azzurri soffrono maledettamente non riuscendo a sfruttare quei (pochi) gol portati in ritiro a Montpellier da Conte, la vera nota dolente dell’avventura francese. Tra Eder affogato nel marasma interista del 2016 e Zaza usato con il contagocce nella Juve oltre ad avere qualità di rottura più che di affidabilità sui 90 minuti, restano Immobile e Pellè. Ci sarebbe potuto essere Leonardo Pavoletti, il miglior italiano di questa stagione con 14 gol. Non sono bastati per convincere Conte, certo di aver fatto la scelta giusta. Del resto questo è il suo Europeo, quello di un commissario tecnico che lascerà subito dopo la nazionale e viene da due anni di odi et amo con la federazione. Se deve graffiare, segnando la storia dell’Italia, è questo il momento. Con o senza attaccanti. Si inizia contro il Belgio, nazionale di grande qualità dal centrocampo in su ma sbarcata Oltralpe con una difesa decimata. L’esatto contrario dell’Italia. Se i gradi di vice-campioni hanno ancora un senso, lo capiremo subito.