Mattia Cigalini, 27 anni il prossimo 9 giugno, è padre della piccola Satie e enfant prodige del jazz italiano. Ma non solo: perché il 5 giugno è anche diventato sindaco del paese in cui è nato. Agazzano, duemila abitanti in provincia di Piacenza. Con la civica Tuttagazzano ha ricevuto il 41,5% dei voti, prevalendo su Arrigo Maestri, che con Progetto comune ha ottenuto il 38,4% e su Maurizio Cigalini che con L’Altra Agazzano si è fermato al 20%. “A chi si preoccupa della mia inesperienza direi di guardarsi intorno – aveva risposto alle critiche durante la campagna elettorale –, visto quello che combinano gli amministratori più esperti”.

Cigalini, di recente passato alla Universal music, e si avvicina alla musica a causa dell’asma. “Il pediatra consigliò ai miei genitori di farmi studiare uno strumento a fiato”, racconta. Si diploma in sassofono al Conservatorio “Nicolini” e inizia ad esibirsi a soli 12 anni. Nel 2008 i primi riconoscimenti (Premio Zorzella come Migliore nuovo talento e il Premio Massimo Urbani) e appare nel disco Mood di Guido Manusardi. Sempre nel 2008, pubblica il primo album come leader di un trio, 3 for E e si fa notare da importanti riviste di settore come Jazzit, Swing Journal, Jazz Hot, Music Guardian e Musica Jazz. Nel 2009 pubblica Arriving Soon, in cui sono presenti Fabrizio Bosso, Andrea Pozza, Riccardo Fioravanti e Tullio De Piscopo. Contestualmente, collabora con i più grandi artisti italiani ed internazionali (Tom Harrell, Uri Caine, Randy Brecker, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Techfood Crew) esibendosi nei più famosi teatri e festival. Nel 2011 viene nominato “Ambasciatore per i Diritti Umani” e nel 2012 riceve l’onorificenza “Piacentino dell’anno”.

Un musicista con forti basi classiche ma dallo spirito irrequieto. Nel disco “Beyond” del 2013 si confronta addirittura con Lady Gaga, Rihanna, Shakira, Jennifer Lopez, Black Eyed Peas. Un tourbillon di esperienze e consensi che con l’album “Adamas” del 2016 lo porta alla Universal, major che lo mette sotto contratto per lo storico marchio Verve, che in catalogo può contare mostri sacri del calibro di Luis Armstrong, Charlie Parker e John Coltrane.

Ha viaggiato a lungo, ma non dimentica le sue radici. “Agazzano è un luogo del cuore. Adesso che ho girato il mondo, ancora di più mi scopro innamorato del mio paese”. E dal borgo della val Luretta partiranno sempre i suoi progetti: dal centenario di fondazione del 2003, nel quale si esibirà in un’affollatissima piazza della Libertà, passando per la direzione artistica del “Val Luretta Jazz Festival”, fino ai corsi di sax e flauto traverso che non smetterà mai di impartire ai giovani della banda, dove anche lui iniziò a soli 6 anni con i maestri Paolo Malpeli e Carlo Pisani.

Per dicembre era prevista l’uscita di un nuovo sforzo artistico, ma forse non si aspettava che sarebbe diventato sindaco, contro ogni pronostico. Con una squadra di under 40 è però stato chiamato a guidare la sua Agazzano: “Credo che la mia generazione, in questo periodo storico, abbia il dovere di assumersi degli impegni, senza farsi scoraggiare dagli esempi negativi che la politica ci ha offerto”, aveva detto. E così, abituato a decodificare il pentagramma, avanzò una proposta, tra le altre, tanto semplice quanto rivoluzionaria: “Vorrei rendere comprensibile a tutti il bilancio comunale”. I 431 agazzanesi che lo hanno votato, su 1030, evidentemente, la pensavano come lui.