Si è rifiutato di usare la parola débacle, ma non ha nascosto l’insoddisfazione e ha detto di essere pronto a “dare qualche segnale di cambiamento”: primo fra tutti la proposta di commissariare il Partito democratico a Napoli. Salvo poi subito rettificare “che non c’è crisi numerica e che i dati confermano il Partito democratico come prima forza”. Il giorno dopo le elezioni amministrative Matteo Renzi ha fatto una conferenza stampa al Nazareno per commentare i risultati che vedono un’emorragia di voti Pd da Nord a Sud. “Io non sono contento, il Pd non è contento”, ha detto. “Noi non siamo come gli altri che indossano il sorriso d’ordinanza dopo le elezioni e dicono ‘abbiamo vinto’“. Gli ha riposto a distanza il membro del direttorio M5s Luigi Di Maio: “Non ho mai visto il presidente del Consiglio così imbarazzato come oggi in conferenza stampa. I cittadini gli hanno restituito il ciaone e lui finge di nulla”.

Moderatamente autocritico, Renzi ha però ribadito che secondo lui non c’è “una crisi numerica” per i democratici: “Il risultato è molto locale, molto frammentato e soprattutto non vede il partito di maggioranza, il Pd, in una situazione di crisi numerica perché i dati sono alti dal punto di vista della percentuale. Ma non siamo contenti. Siamo contenti del mezzo miracolo ma ci interessa l’altro mezzo miracolo”. Secondo il segretario dem il dato più preoccupante è quello di Napoli dove la candidata Valeria Valente non è riuscita ad andare al ballottaggio e il Partito democratico ha visto dimezzati i voti rispetto alle scorse amministrative: “Noi volevamo fare meglio a Napoli dove il risultato è il peggiore del Pd: lì da qualche anno non riusciamo a esprimerci al meglio. Nella provincia abbiamo vinto 7 comuni: esiste un problema Napoli, ma non il problema Campania. Dopo il ballottaggio proporrò il commissariamento del partito”. La candidata poco dopo ha replicato: “Sono d’accordo. Ripartiamo da lì, ma su questo mi rifaccio alle parole di Renzi, Napoli ha bisogno di ritrovare un Pd cittadino. Sono favorevole all’idea che ci sia una persona che si occupi di rilanciare il Pd a Napoli. Serve un nuovo Pd, nuovo, riformato. Poi se Carpentieri continuerà a fare il segretario provinciale non sta a me dirlo”.

Nella Capitale invece, secondo Renzi il deputato Roberto Giachetti può essere soddisfatto per aver strappato il ballottaggio, anche se con percentuali molto basse: “A Roma ha fatto un mezzo miracolo. A Roma se Giachetti fa Giachetti sarà un ballottaggio divertente, la partita è aperta. Si riparte da zero a zero“.

La preoccupazione ora è per il referendum confermativo delle riforme costituzionali di ottobre prossimo, a cui Renzi ha vincolato la durata dell’esecutivo. “Il voto delle comunali non avrà un’influenza sulla consultazione dell’autunno prossimo”, ha detto. “Sono partite profondamente diverse. Ho detto che non avrei considerato valore nazionale delle elezioni amministrative e mi pare di essere stato un buon profeta nel dirlo per come sono andate. Allo stesso modo confermo che il referendum avrà ripercussioni sul governo”. E ha poi aggiunto: “Il voto di protesta oggi c’è ma io penso che sul referendum non potranno che votare sì”.

Al tempo stesso però il segretario ha rivendicato percentuali alte per i candidati che affronteranno il secondo turno: “Io non sono soddisfatto, questo ci porterà a fare un ballottaggio il più forte possibile: occhio ai numeri perché nella stragrande maggioranza delle città i nostri candidati sono sopra il 40 per cento. Il Pd ha problemi che deve affrontare e ci impegneremo per affrontarli”. Renzi si è definito poi uno “affamato di vottoria”: “Non dico che il risultato è negativo perché non lo penso. Ma una squadra che vuol vincere sempre quando vince ma non dappertutto non è contenta. Sono affamato di vittoria e penso che il Pd è la più grande comunità politica europea, sta intorno al 35% a livello nazionale, in molti comuni sopra il 40% che è la cifra magica per l’Italicum: quindi il risultato non è una débacle ma non ci basta perché vogliamo di più”. Renzi ha anche sminuito il peso della sinistra che ha deciso di correre da sola in città come Torino e Roma. “Se uno non vuole votare il Pd e sta a sinistra vota M5s più che i movimenti a sinistra. E’ una lettura difficile da non condividere, basta vedere Airaudo a Torino, per non parlare di Fassina”.