Il 76,9% degli svizzeri ha votato no alla proposta di introdurre un “reddito di base incondizionato”, assimilabile al reddito minimo di cittadinanza: la proposta sottoposta a referendum prevedeva un versamento mensile garantito e incondizionato, dalla nascita alla morte. Nel referendum non si specificava un importo preciso, delegando la questione al legislatore, ma i promotori dell’iniziativa popolare, che ha raccolto 100.000 firme a favore, lo avevano quantificato in 2.500 franchi elvetici, circa 2.250 euro. Per tutti, compresi i più ricchi. I minorenni avrebbero ricevuto invece 625 franchi, pari a 560 euro.

L’obiettivo era garantire a tutta la popolazione di “condurre un’esistenza dignitosa e partecipare alla vita pubblica, anche senza esercitare un’attività lucrativa” in un mondo che tende a sostituire al lavoro umano quello robotizzato, ed è stata promossa da un gruppo di cittadini indipendenti. Primi al mondo a poter votare su una cosa del genere, agli svizzeri non è piaciuto il nuovo ‘contratto sociale’ promosso dai fautori dell’iniziativa e hanno preferito seguire le indicazioni del governo, della maggioranza dei partiti e degli imprenditori, contrari ad un testo giudicato pericoloso ed utopistico: nessuno dei 26 cantoni del Paese ha approvato il testo.

Nonostante il fallimento, il comitato promotore si è detto “positivamente sorpreso” dai risultati delle urne. Per uno dei suoi membri, il professore di economia Sergio Rossi, circa “una persona su cinque” ha votato a favore. “E’ un successo“, ha aggiunto citato dall’agenzia di stampa svizzera Ats. Ancora più soddisfatti gli oppositori. “È uno schiaffo” che “seppellisce il reddito di base”, ha detto il deputato popolare democratico Yannick Buttet, membro del Comitato interpartitico che si opponeva al testo. Questa “buona notizia” non impedisce tuttavia di riflettere sul futuro del mondo del lavoro in Svizzera, i quesiti sollevati erano legittimi, ma la soluzione non era realistica. Per il deputato radicale-liberale Marcel Dobler, è chiaro che la maggior parte dei cittadini “non è pronta ad un esperimento tanto radicale”.

Il verdetto delle urne riflette i sondaggi della vigilia. L’iniziativa, che aveva raccolto 126mila firme, aveva solo il sostegno dei Verdi e dell’estrema sinistra. Stando alle indagini demoscopiche condotte prima della votazione, due argomenti contro il reddito di base incondizionato hanno fatto breccia tra gli elettori: il timore che un reddito mensile garantito agisse da disincentivo al lavoro e la convinzione che la proposta – il cui costo era stato stimato in circa 208 miliardi di franchi all’anno (quasi 190 miliardi di euro) – non fosse assolutamente finanziabile.

Sempre domenica gli svizzeri si sono pronunciati anche su altri quattro temi: l’iniziativa popolare “a favore del servizio pubblico“, che è stata respinta così come quella quella “per un equo finanziamento dei trasporti”, e due modifiche legislative. In questo caso si profila un sì, con il 62% secondo dati ancora parziali, per la modifica della legge sulla medicina della procreazione che autorizza la diagnosi preimpianto (DPI): a certe condizioni gli embrioni ottenuti con una fecondazione artificiale potranno essere sottoposti a un esame genetico. Via libera anche per la nuova legge sull’asilo che mira a istituire procedure più rapide per l’esame della domande dei richiedenti.

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