Bjorn Fratangelo batte Sam Querrey 6-3 6-1 6-7 6-3. Cosa rende speciale un primo turno qualsiasi del Roland Garros 2016? Che il vincitore di questo anonimo derby statunitense è un ragazzino di 22 anni con origini molisane che promette di risollevare il tennis made in Usa. Una delle scuole con più tradizione al mondo, ma anche la più in crisi: passata da Sampras ed Agassi al quasi nulla attuale. Adesso ha una nuova speranza in cui credere: il bimbo prodigio che nel 2011 aveva vinto il Roland Garros juniores sta diventando grande. E forse è pronto a ripercorrere le orme di John McEnroe, l’unico yankee che prima di lui aveva trionfato sulla terra parigina a livello giovanile.

Cinque anni fa Bjorn Fratangelo vinceva il singolare dell’Open di Francia riservato agli under 18. Battendo in finale quello che sarebbe poi diventato il più grande talento del circuito mondiale: l’austriaco Dominic Thiem, già n. 15 ranking, erede designato di Roger Federer. Fratangelo, invece, doveva essere il nuovo campione degli Stati Uniti. Sul campo, però, hanno seguito strade differenti. Mentre il suo avversario cresceva, bruciava le tappe dei Challenger, cominciava a vincere a livello Atp, lui faticava ad affermarsi. A inizio 2015 era ancora fuori dai primi 200, fermo ai tornei di periferia dei Futures. Spesso in Italia, dove risiedono le sue origini: il padre Mario a 9 anni lasciò Castellino del Biferno, in provincia di Campobasso, per trasferirsi a Pittsburgh, in Pennsylvania, dove è nato e cresciuto Bjorn. Non proprio i palcoscenici pronosticati ad un predestinato, al nuovo McEnroe. Mentre tutti i tentativi di affacciarsi nel circuito fallivano miseramente: sconfitto al primo turno agli Us Open 2015 come wild-card, e agli Australian Open 2016 dopo aver superato le qualificazioni. Mai una vittoria nel tennis che conta. Con buona pace delle speranze americane.

Gli Stati Uniti sono forse la nazione più in crisi del tennis mondiale: della grande scuola dei vari Arthur Ashe, Jimmi Connors e John McEnroe non è rimasto quasi nulla. Già il passaggio ad inizio Anni Duemila dalla classe immensa di Pete Sampras e Andre Agassi alle bordate di Andy Roddick – comunque n. 1 del mondo, vincitore a Flushing Meadows e tre volte finalista a Wimbledon – era stata una forma di declassamento. Negli ultimi tempi la crisi è esplosa definitivamente, sia a livello di vertice che di base: il migliore in classifica è John Isner, n. 17 del mondo, lungagnone di 208 centimetri che ha poco da offrire se non un servizio devastante. E nei primi 100 del ranking gli Usa contano appena 8 rappresentanti, dopo averne avuti stabilmente venti negli Anni Novanta. Per questo la vittoria di Fratangelo al Roland Garros juniores, e poi la sua mancata conferma da pro, era stata una cocente delusione. Un po’ come Gianluigi Quinzi per l’Italia, vincitore a Wimbledon jr. nel 2013 e poi scomparso dai radar.

Adesso però Fratangelo sta diventando grande. Nel 2016 ha vinto il suo primo match a livello Atp, ieri – sfruttando al meglio una wild-card che l’Open parigino gli aveva generosamente concesso – ha superato per la prima volta un turno in uno Slam. Battendo proprio un connazionale, Sam Querrey, uno dei tanti gregari americani di questa epoca, che ieri aveva contro il tifoso di tutti gli Stati Uniti: se Querrey, classe ’87 e n. 37 del mondo, non sarà mai più di un buon giocatore, a 22 anni Fratangelo può ancora diventare un top player. Al secondo turno troverà l’idolo di casa Richard Gasquet, ostacolo quasi proibitivo, ma a fine torneo entrerà comunque nei primi 100 del mondo. Quasi sicuramente non sarà il nuovo McEnroe, il campione con cui condivide il primato di aver vinto a Parigi da juniores: tecnicamente non gli assomiglia manco un po’. Ma potrebbe risolvere la crisi degli Usa. E con le sue lontane origini molisane, ben evidenti nel cognome che porta, magari un po’ anche quella dell’Italia.

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