«La riforma è una fetenzia, e su questo non ci sono dubbi»
Vincenzo D’Anna, senatore verdiniano e voto favorevole determinante per l’approvazione della riforma,
La Stampa, 18 settembre 2015 

Questa volta il quindicinale di Critica liberale scende in campo direttamente. Abbiamo dato la precedenza alla notizia della formazione del comitato dei liberali per il “No” alla riforma costituzionale BoschiRenziVerdiniCredo che solo una massiccia propaganda falsificatrice possa nascondere tre fatti incontestabili. Che questa è una controriforma varata dalla classe politica per rafforzarsi come Casta. Che, invece di sopprimere il Senato (come va dicendo Renzi mentendo sapendo di mentire), ci regala un neo-Senato composto da membri non scelti dai cittadini ma “nominati” all’interno della peggiore classe politica del paese, quella degli amministratori regionali e locali, a cui – grande novità – si garantisce l’immunità parlamentare. Che questa è una controriforma che accentra tutto il potere nelle mani di una sola persona.

Moltissimi, giustamente, stanno facendo notare che i danni che provocherà la riforma del Senato possono essere compiutamente calcolati solo se si considera il fatto che si sommeranno a quelli provocati dal nuovo sistema elettorale. L’Italicum realizza il fine di trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo. Ciò che non osarono fare neppure la legge fascista Acerbo né la democristiana legge truffaGli Italiani stanno cominciando a capire che hanno molte ragioni per votare “No” in autunno contro la riforma renziana; i liberali ne hanno qualcuna in più. Noi, prima di tutto, aggiungiamo un altro elemento di riflessione. La riforma della Rai-tv è riuscita ad aggravare il già pessimo sistema di lottizzazione tra i partiti, attribuendo tutto il potere sulla comunicazione televisiva al capo del governo.

Così, il disegno di concentrazione del potere su una sola persona si arricchisce anche di un terzo elemento, non meno grave degli altri. Questo triplice accentramento comporta direttamente o indirettamente il controllo di una sola persona anche sugli altri istituti che dovrebbero bilanciare i poteri dello Stato: Presidente della repubblica, Corte costituzionale, Consiglio superiore della magistratura. Si è alla fuoriuscita dal sistema democraticoTutto questo è visibile a occhio nudo. Ma i liberali, per la loro particolare sensibilità a favore dello Stato di diritto, hanno qualcosa da aggiungere sui contenuti fondamentali di questa controriforma. Per questo hanno steso un documento che spiega perché i liberali non possono che votare No, e su questo vanno raccogliendo le firme.

Al referendum costituzionale confermativo della riforma costituzionale nessun liberale può votare a favore.

Occorre una urgente mobilitazione di ogni espressione politica e culturale del liberalismo italiano per fermare una riforma costituzionale che nega in radice tutti i principi del liberalismo. Occorre un chiaro NO per queste 5 ragioni liberali:

1 – NO perché si cancella in radice la separazione dei poteri. Il liberalismo nasce con l’esigenza, avanzata da Montesquieu, di “limitare il sovrano”, separando il potere esecutivo dagli altri poteri dello Stato, legislativo e giudiziario;  più di recente, riarticolando il potere pubblico in una pluralità di sedi, in un sistema “poliarchico” che impedisca a chiunque di concentrare nelle sue mani tutto quel potere che può limitare la libertà degli individui. Questa riforma ci regala invece un nuovo “sovrano assoluto senza corona”.

2 – NO perché si cancellano i contropoteri. Dall’inizio del ‘900 ogni dittatura, anche la più sanguinosa, ha sentito il bisogno di giustificarsi dandosi una costituzione; ma liberale è solo quella costituzione che frena l’esercizio del potere attraverso un articolato sistema di bilanciamenti e controlli. La riforma costituzionale li azzera, lasciando in piedi un barocco sistema di procedure, inutili e costose, a imbellettare la liquidazione dei contropoteri: infatti la riforma della Rai, i cui vertici vengono scelti direttamente dal governo, e una legge elettorale che, caso unico al mondo, dà la maggioranza assoluta ad un partito anche fortemente minoritario, in questo contesto di riforma costituzionale, annullando completamente il principio liberale dell’equilibrio dei poteri, costituiscono una innegabile realtà di concentrazione di ogni potere decisionale sul capo dell’esecutivo.

3 – NO perché la Costituzione si fa flessibile. La costituzione voluta dai liberali è una “supernorma”, una norma cioè che impedisce la “dittatura della maggioranza”, in quanto pone limiti invalicabili alla volontà che la maggioranza esprime quando fa le norme. Tanto che esiste poi un organo, la Corte Costituzionale, che cancella quelle norme che, pur volute da una maggioranza legittima, ledono quei diritti che la Costituzione sottrare anche alla sua volontà. La riforma costituzionale in combinato con una pessima legge elettorale cancella di fatto questo limite, rendendo inutile la costituzione in quanto tale nell’ottica liberale, perché la rende così malleabile ai voleri della maggioranza da consentire che ogni volontà possa piegare la costituzione e adattarla al volere del momento, anche contro i diritti dei singoli cittadini.

4 – NO perché si complica il sistema di produzione delle norme. Gli esperti hanno dimostrato che dalle nuove e pasticciatissime norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero non meno di sette procedimenti legislativi differenti, in un intrico complicato che modifica il sistema parlamentare a indiretto beneficio del governo, introducendo un arbitrio procedurale che nega in radice il senso stesso del costituzionalismo liberale, come kelseniana architettura di procedure per la decisione collettiva.

  5 – NO perché si blinda una nomenclatura irresponsabileAncora una volta non è solo la pessima riforma costituzionale in sé, ma la perversa combinazione con una legge elettorale farsesca a impedire il sorgere di nuovi movimenti, a cristallizzare il potere nelle vecchie strutture di partiti ormai del tutto delegittimati, a ridurre i parlamentari a pedine di un gioco deciso in qualche stanza segreta da pochi onnipotenti. Il neo Senato sarà composto da membri non scelti dai cittadini ma “nominati” all’interno della peggiore classe politica del paese, quella degli amministratori regionali e locali, a cui – grande novità – si garantisce l’immunità parlamentare.

di Enzo Marzo

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