Con l’inseparabile ombrello per proteggersi dal sole, Marco Piagentini, 47 anni, superstite della strage di Viareggio, domani (sabato 21 maggio) sarà a Cannes a ritirare il premio come miglior corto per “Ovunque Proteggi”, il documentario di Massimo Bondielli di cui è protagonista. Dodici minuti che tolgono il fiato e che parlano del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 che ha fatto 32 morti. E che, a 7 anni di distanza, aspetta un giudizio in primo grado. Sfilerà sulla croisette battuta da attori e modelle, lui che, per venire a Cannes, si è fatto fare il primo smoking su misura. “E’ un ambiente che non mi appartiene, ma sono contento di portare la nostra storia fuori dall’Italia con un corto bellissimo. Per me è importante” confessa a ilfattoquotidiano.it Piagentini. Accanto avrà, per la prima volta in un’occasione pubblica, il figlio Leonardo, 15 anni, unico sopravvissuto, insieme al papà, nella famiglia Piagentini.

Una storia universale” ha motivato la giuria del Global Short Film Festival Award. Un successo per il regista e il co-sceneggiatore Luigi Martella, che con la loro Caravanserraglio Film Factory si sono autoprodotti il corto, su cui nessuno aveva scommesso. E adesso puntano al vero sogno: finanziare dal basso il lungometraggio “Il sole sulla pelle”. Il crowdfunding è già partito ed è possibile partecipare con donazioni a partire da 10 euro.

A ritirare il premio ci saranno anche Daniela Rombi e Claudio Menichetti. I due genitori nel disastro ferroviario persero la figlia Emanuela, 21 anni, morta dopo 41 giorni di agonia. “Massimo e Luigi – ha detto Rombi, tra i protagonisti di ‘Ovunque Proteggi’ – si sono avvicinati in punta di piedi, abbiamo messo nelle loro mani la nostra vita e il nostro dolore”. “E’ una frase che ti inchioda al muro ma allo stesso tempo è una gran bellezza” commenta a ilfattoquotidiano.it Luigi Martella, autore del corto e del futuro lungometraggio.

Piagentini, padre e figlio a Cannes in ricordo di chi non c’è più
Fece 32 vittime il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, quando un treno carico di gpl deragliò all’altezza della stazione di Viareggio, provocando un incendio che avvolse case e strade. Quella notte Leonardo Piagentini, 8 anni, fu sepolto dalla propria casa, esplosa come sotto le bombe. Ci rimase 4 ore a chiedere aiuto, finché i vigili del fuoco non lo tirarono su, in pigiama. Il video del suo salvataggio, incredibile come un miracolo, fece il giro del mondo. Il suo fratellino Lorenzo, 2 anni, morì carbonizzato nell’auto in cui i genitori lo avevano messo per fuggire. Anche la mamma Stefania, 39 anni, non ce la fece: le fiamme la raggiunsero mentre teneva in braccio l’altro figlio, Luca, 4 anni. Morirono entrambi. Marco Piagentini tornò ad abbracciare Leonardo dopo 6 mesi passati al reparto Grandi Ustionati di Padova, con la pelle bruciata al 95 per cento. Da allora sono passati 7 anni, scanditi da oltre 40 operazioni in anestesia totale e 90 udienze, alle quali Marco Piagentini ha assistito in silenzio, attento, nel cuore la rabbia e la paura per la prescrizione che potrebbe cancellare dal processo, prima ancora della sentenza di primo grado, il reato di incendio colposo. Il primo aveva 4 anni e morì in braccio a Stefania.

Nel corto, “l’algoritmo del dolore”, rivelato da ilfattoquotidiano.it 3 anni fa: “un tot di morti conviene rispetto a più sicurezza”
“Io lo dico sempre! Costa molto meno risarcire 32 familiari che investire nella sicurezza”. A parlare, in uno dei tanti cortei dei familiari ripreso nel cortometraggio, è Andrea Maccioni, il fratello di Stefania e lo zio dei piccoli Luca e Lorenzo Piagentini. Una frase dietro cui si nasconde un mondo, quello dei risarcimenti, straziante, nei freddi algoritmi che quantificano in denaro il dolore di chi sopravvive. “Bisogna calcolare l’età della vittima e la sua aspettativa di vita, il lavoro che conduceva, il lavoro dei suoi familiari, il dolore e la sofferenza soggettiva dei suoi familiari. Come afferma Andrea – spiegano gli autori del corto – oggi ad una grande impresa conviene molto di più pagare delle buone assicurazioni per risarcire gli eventuali danni causati, che investire in sicurezza. Basta un semplice calcolo: l’algoritmo del dolore”. Definiscono così quello che ilfattoquotidiano.it aveva scoperto già tre anni fa con un’inchiesta che rivelava come la Era, l’Agenzia Ferroviaria Europea, raccomandasse alle società nazionali di usare una formula matematica per capire fino a che punto conviene mettere in conto i morti (e i relativi risarcimenti), piuttosto che investire in sicurezza perché le vittime diminuiscano.

foto di Caravanserraglio Film Factory