“Volevo vedere se faceva a Fortuna le stesse cose che faceva a me”. Nel corso della seconda udienza dell’incidente probatorio sull’omicidio di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa al Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014, la sua amica del cuore Chiara (nome di fantasia), 11 anni, ha raccontato agli inquirenti perché quel giorno ha seguito il compagno della mamma, Raimondo Caputo quando ha visto che si è allontanato con Fortuna. Voleva fare “la spia”. Ma, al contrario di quanto aveva detto in precedenza al pubblico ministero, questa volta ha raccontato che la mamma, Marianna Fabozzi, non era con lei. Questa è l’unica dichiarazione che contrasta con quanto finora affermato da Chiara. A raccontarlo a ilfattoquotidiano.it è Angelo Pisani, avvocato dei nonni e del padre di Fortuna, Pietro Loffredo, al termine di un interrogatorio che si sapeva sarebbe stato cruciale. Tant’è che nel primo pomeriggio ci sono stati momenti di tensione davanti al tribunale di Napoli Nord, ad Aversa, poco prima dell’udienza. Dopo l’interrogatorio di ieri alla più piccola, Rosa (nome di fantasia) di appena 4 anni, oggi sono state ascoltate le altre due figlie di Marianna Fabozzi, compagna di Raimondo ‘Titò‘ Caputo, presunto killer della bambina che, secondo gli inquirenti, ha abusato non solo di Fortuna, ma anche delle tre figlie della convivente. Se Rosa ieri ha parlato delle violenze subìte da lei e dalle sorelle Anna (6 anni) e Chiara, quest’ultima ha ribadito anche quanto già dichiarato in merito all’omicidio della sua amica del cuore.

LA TESTIMONIANZA CHIAVE – “Le bambine hanno confermato l’impianto accusatorio – ha detto Angelo Pisani –  e ora si è creata una prova cristallina del processo”. Come era accaduto ieri con Rosa, anche le due figlie maggiori di Marianna Fabozzi sono state ascoltate in una stanza allestita appositamente con giocattoli e tanti colori. Con loro sono una psicologa che poneva le domande del gip Alessandro Buccino Grimaldi. Parti offese, indagati e rispettivi legali erano in una stanza attigua. “Chiara ha raccontato delle violenze a cui tutte e quattro le bambine erano costrette – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it l’ avvocato Gennaro Razzino, legale della mamma di Fortuna, Mimma Guardato – ma anche del giorno in cui è morta Fortuna”. La bambina ha ribadito di aver visto Caputo che cercava di violentare l’amica sul terrazzo. “Era steso sopra di lei” ha detto. Questa volta, però, nel racconto non fa riferimento alla presenza della madre. Anzi, dice che non era con lei. La piccola testimone ha detto di non aver visto l’uomo lanciare la sua amica nel vuoto, ma di aver sentito l’urlo di Fortuna. Per gli inquirenti non ci sono dubbi sul fatto che la bimba sia stata scaraventata giù dalla terrazza dello stabile. A soccorrerla per primo – secondo la ricostruzione della procura – è stato un altro inquilino del palazzo, Salvatore Mucci, arrestato l’anno scorso con la moglie con l’accusa di pedofilia ai danni della figlia di 12 anni.

LA RABBIA DELLA FAMIGLIA DI CHICCA – Già all’arrivo dei due cellulari della polizia penitenziaria con a bordo Raimondo Caputo e la compagna, la nonna di Fortuna e altri familiari hanno colpito con calci e pugni la portiera dei due mezzi inveendo contro il presunto omicida e la convivente. “Mi hanno ucciso mia nipote, devono marcire in galera” ha urlato la donna. Mentre la mamma di Fortuna, prima dell’interrogatorio, aveva dichiarato: “Spero che la migliore amica di Chicca non tradisca la sua amicizia e che ci aiuti a fare giustizia”. Per il papà della bambina il racconto delle bambine è “scioccante, più dell’immaginabile”, ma ci sono ancora degli aspetti poco chiari. “Prima o poi la verità si saprà” ha detto Pietro Loffredo. Dopo aver ascoltato le testimonianze di oggi, l’avvocato Pisani ha sottolineato la necessità di trovare tutti i responsabili. “In questa storia – ha detto – ci sono una serie di assassini e di pedofili. L’omicidio di Fortuna è stato generato da una serie di responsabilità. Sono convinto che a breve ci saranno altri risvolti drammatici”. Il legale fa riferimento anche alle nuove dichiarazioni di Chiara in merito all’assenza della madre dal luogo del delitto: “Il racconto della migliore amica di Fortuna per alcuni aspetti non risulta ancora completo”. Le parole di Chiara in tal senso non convincono neppure la madre di Fortuna, Mimma Guardato. Per Pisani “se da un lato resta la convinzione che Raimondo Caputo sia colpevole, dall’altro alcune dichiarazioni della piccola ci impegnano ad accertare tutta la verità e a trovare tutti gli altri responsabili di questo orrore”. L’obiettivo non è quello “di trovare un colpevole, ma vogliamo salvare i bambini che sono in pericolo e vogliamo che chi ha coperto, chi non ha parlato, ne risponda”.