Il governo fa retromarcia: non si voterà per due giorni né alle Comunali né al referendum costituzionale. In particolare a fare una giravolta è il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che era stato il primo a proporre, già venerdì scorso, l’ipotesi di estendere l’apertura dei seggi su due giorni. Invece no: si voterà solo la domenica, quindi per le amministrative si tratta del 5 giugno. Il cambio di linea è motivata dal capo del Viminale a causa delle “tante polemiche pretestuose e strumentali”. Tra coloro che avevano sollevato dubbi c’era anche l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta: “Mi chiedo proprio il senso di questo cambiamento – aveva detto a Repubblica – Costa molto. Dovunque in Europa si vota in un solo giorno”.

Inizialmente il governo aveva pensato di tenere aperte le urne sia domenica che lunedì anche per agevolare la partecipazione al voto, visto che le ultime tornate (soprattutto alle Regionali 2015) avevano fatto registrare tassi di affluenza molto bassi. Alfano aveva proposto l’estensione del voto alle Comunali di giugno, al referendum sulle riforme costituzionali di ottobre, ma anche a “tutte le elezioni a seguire, per andare incontro a una istanza che mi veniva rappresentata da più parti e cioè di ampliare la partecipazione al voto e ridurre i rischi di astensione dalle urne”. Un’esigenza, sottolinea il ministro, che “mi era stata rappresentata in prima battuta proprio da quei partiti di opposizione che, in questi giorni, ne hanno poi approfittato per attaccare il governo su presunte paure presenti e future. Di fronte a tante polemiche pretestuose e strumentali – sia riguardo i costi sia riguardo a chissà quali strategie occulte che sarebbero state alla base di questa mia iniziativa – valuto opportuno lasciare le cose così come stanno”. In particolare, precisa il ministro, la spesa in più per votare anche di lunedì “non sarebbe stata di 120 milioni di euro, ma l’incremento sarebbe stato di circa 5 milioni di euro per le amministrative e di circa 18 per il referendum“.