Il telefono sempre in mano tra una telefonata e un sms, lo zig zag tra i giornalisti appostati ad attenderlo sotto il Comune, il sorriso sul volto segnato da un po’ di stanchezza. Nel giorno più nero del suo mandato, il primo con il simbolo dei Cinque stelle a vacillare sulla sua fascia tricolore, Federico Pizzarotti, giacca grigia e scarpe da tennis, va e viene dal Municipio come se fosse un sabato qualunque. “No, non mi ha chiamato nessuno” risponde alla stampa che lo attende sotto i Portici del Grano, e tutti sanno che quel “nessuno” significa il direttorio, che con la Parma pentastellata, un tempo orgoglio del Movimento, ha chiuso ogni rapporto ormai da mesi.

“Sul telefono ho tanti di quei messaggi di numeri sconosciuti, mi offrono solidarietà, persino sostegno legale”. Ma la chiamata che aspettava non è ancora arrivata. Luigi Di Maio e il resto del direttorio rilasciano dichiarazioni, ma non si fanno vivi. “E’ per questo che ho detto che sono irresponsabili, perché non si sono fatti carico delle proprie responsabilità. Per Di Maio posso essere la persona con cui va meno d’accordo in assoluto, ma sta nelle sue responsabilità chiamarmi o rispondere al telefono”.

Venerdì l’assalto dei media dopo la notizia della sospensione arrivata via blog, le reazioni, le dichiarazioni incrociate, le domande. Sabato, nel palazzo comunale di nuovo silenzioso, il sindaco di Parma è al lavoro, con un problema in più da risolvere che sembra un macigno. “Dobbiamo decidere cosa fare”, racconta il sindaco nel suo ufficio a IlFattoQuotidiano.it. La mattina è stata tutta per gli impegni istituzionali: convegni, un evento di solidarietà, poi un pranzo con i suoi fedelissimi e una riunione con tutta la sua maggioranza che lo sostiene. L’opposizione chiedeva una garanzia di continuità, di dimostrare che la maggioranza in Comune rimarrà anche senza il simbolo del Movimento.

E così Pizzarotti e i suoi si sono dati appuntamento per contarsi e farsi contare: sì, la maggioranza (per ora ancora pentastellata) è tutta con lui, nonostante anche sui banchi della minoranza ci sia un altro gruppo Cinque stelle formato da due ex consiglieri. Il governo a Parma continuerà con Pizzarotti sindaco, anche se in futuro, con le amministrative del 2017 alle porte, non c’è ancora certezza di quello che sarà il suo destino: “Ora come ora non ho davvero chiaro cosa farò”.

Pizzarotti ricostruisce con calma quello che è successo: “Nella seconda metà di febbraio ho ricevuto l’avviso di garanzia, c’è scritto che in un determinato periodo di tempo si contestano dei reati, non c’è un dettaglio esplicito delle accuse, che noi chiariremo volentieri appena ci sarà possibile”. Il sindaco si era offerto di farsi ascoltare subito in Procura, ma poi l’incontro era slittato. Ma perché non dire nulla ai propri cittadini, visto che ha sempre predicato la trasparenza? “Ho agito con coscienza, volevo chiarire soprattutto con la magistratura per chiudere nel più breve tempo possibile la procedura – racconta – avremmo dovuto creare il caos che c’è in questi giorni? Ovviamente la speranza, come è successo ad altri, era che si archiviasse prima dell’uscita dell’informazione”.

Dopo il chiarimento con i magistrati però anche la città sarebbe stata informata, assicura il primo cittadino: “Anche Fucci aveva fatto così, adesso dice che il suo avviso di garanzia riguardava un tema più banale, ma le regole sono regole per tutti. Non essendoci una regola o un obbligo, nessuno ci aveva consigliato una cosa diversa. Anche ora, quando tutto sarà finito, racconteremo ai cittadini come stanno le cose e ci sarà qualcuno che dovrà chiedere scusa perché quello che sta accadendo non è solo qualcosa di politico, ma è anche un danno per il Teatro Regio”.

La voce del sindaco si infiamma quando il suo caso viene paragonato a quello di altri primi cittadini Cinque stelle, come Filippo Nogarin di Livorno o Fabio Fucci di Pomezia. Anche loro hanno avuto avvisi di garanzia, ma l’atteggiamento dei vertici M5s nei loro confronti è stato molto diverso da quello tenuto con Parma. “E’ evidente che ci sono tre pesi e tre e misure e il modo che hanno usato con noi è disumano, perché penso che sarebbe bastata una telefonata – si sfoga Pizzarotti – il nostro caso è diverso da altri perché non è stato contestato solo a me: stiamo parlando di un Cda di una fondazione, e non sono indagato come sindaco, ma come presidente della Fondazione Teatro Regio”.

Per questo c’è amarezza e astio soprattutto verso i vertici che con Parma non hanno fatto sconti, né dato il modo di chiarire prima: “Serve stabilire delle regole chiare e le regole si applicano dall’inserimento. Noi invece vediamo che ogni giorno c’è una regola nuova che viene interpretata a seconda di chi sono le persone. Questo è inaccettabile per una forza di governo che ha fatto del rispetto delle regole il suo obiettivo principale. Abbiamo sempre detto che dobbiamo essere meglio degli altri, ma è uno slogan dire noi siamo il Movimento e gli altri sono il Pd – aggiunge riferendosi alle dichiarazioni di Di Maio – perché anche il Pd ha regole chiare, le persone si vedono in faccia per chiarire le cose”.

Il dito di Pizzarotti è puntato su quelle regole invocate da Di Maio e citate nella mail ricevuta dallo staff di Beppe Grillo. Per Pizzarotti non c’è scritto da nessuna parte che doveva informare il direttorio appena ricevuto l’avviso di garanzia. E non è nemmeno chiaro quali siano le modalità per rispondere all’ultimatum di dieci giorni imposto per le controdeduzioni alla decisione di sospensione. “Non so ancora se presenterò la documentazione, deciderò con la maggioranza come e cosa rispondere, e anche se farlo per vie legali. No, nessuna causa – precisa – se parliamo del rispetto delle regole però, deve essere chiaro che ci sono. Se sbagliamo noi, sarà nostro piacere chiedere scusa, se saranno gli altri, ci aspetteremo lo stesso”.

La delusione è soprattutto per l’isolamento in cui è stato lasciato il gruppo di Parma. “Loro dicono che noi avevamo accordi con il Pd, ma non è vero, e che siamo irrecuperabili perché abbiamo tradito tutte le promesse. Ma nessuno in questi anni mi ha mai chiamato per chiedermi conto di quello che stava succedendo, dei problemi o delle polemiche che sono uscite sui giornali. Mentre noi, popolo della Rete, ci siamo spinti perfino a mandare raccomandate con ricevuta di ritorno per non sentirci dire ‘non abbiamo ricevuto niente’.” Tutto è dimostrato: ci sono mail, raccomandante, sms. Ma da Parma non arriveranno altri segnali di fumo. “Ora penso sia tempo che qualcun altro metta da parte l’orgoglio – conclude – e venga qui a risolvere”.