Dalla mafia all’Isis, dalle mutilazioni genitali alle discriminazioni sul lavoro: storie di soprusi quotidiani raccontate attraverso i linguaggi del cinema, della musica e della letteratura. Nella giornata mondiale della libertà di stampa prende il via la prima edizione del Festival dei diritti umani, in programma dal 6 fino all’8 maggio alla Triennale di Milano (leggi qui il programma): cinque giorni per confrontarsi e conoscere persone distanti geograficamente, ma accomunate da storie di repressione, violenza e riscatto sociale.

Sulla sfondo la condizione delle donne: più della metà della popolazione femminile nel mondo subisce violazioni dei propri diritti a seconda della nazione, della cultura e della religione cui appartiene. Un problema a noi vicino più di quanto possiamo pensare: “Il nostro obiettivo”, ha spiegato ai microfoni di FQ Radio il direttore esecutivo del festival e storica voce di Radio Popolare Danilo De Biasio, “non è quello di ripetere quanto gli altri organi di informazione raccontano con toni pietistici, ma è quello di mostrare la quotidianità dei diritti umani calpestati, storie di persone e movimenti, spesso minoranze, che lottano e rimettono la vita per riconquistare (o conquistare da zero) i diritti”.

Il programma è diviso in quattro fasce giornaliere caratterizzata ciascuna da un tema: il mattino sarà il momento “Edu”, dedicato cioè agli studenti delle scuole superiori. A loro don Luigi Ciotti racconterà la storia di Lea Garofalo, mentre Nadia Murad porterà la sua testimonianza di giovane donna yazida scappata dall’Isis dopo mesi di schiavitù. Due giovani deputate, Iben Ben Mohammed dalla Tunisia e Nagua Alba dalla Spagna, racconteranno la loro storia di impegno politico e i rapper Musteeno e Cecil metteranno in rima la loro concezione di libertà attraverso la musica. I ragazzi potranno poi partecipare attivamente al festival: i loro elaborati audio e video sul tema dei diritti umani potranno infatti accedere a una bando per l’assegnazione di quattro premi del valore di 1500 euro.

Al pomeriggio con “Doc” sarà possibile vedere gratuitamente 22 documentari, alcuni dei quali presentati in prima nazionale, incentrati su particolari “fasce” umane: donne, migranti, omosessuali, diversamente abili e lavoratori. Piccole storie, di donne ma anche di uomini, che diventano esempio di condizioni di svantaggio e ingiustizie (ma pure di rivincite) che riguardano milioni di persone al mondo.

“Talk” porterà invece giornalisti, attivisti e scrittori a testimoniare nel corso di dibattiti e lectio magistralis: da Emma Bonino, che parlerà di società civile in Tunisia, a Sergio Gonzalés Rodrìguez, giornalista messicano conosciuto per le sue inchieste sul femminicidio. Da Lella Costa, scrittrice, attrice e attivista per i diritti delle donne, ad Andrea Caradini, archeologo e presidente del Fai che presenterà un altro tipo di violenza, quella sulle bellezze paesaggistiche di Palmira. Chiuderà le giornate del festival la rassegna di “Film”, pellicole provenienti da rassegne internazionali con la partecipazione in sala dei registi: su tutti, Ahadija Al Salami, che nel 2015 ha realizzato il film “La sposa bambina”.