Il Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia al governo presentate dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia. La prima è stata bocciata con 183 “no” e 96 “sì”. La seconda, invece, con 180 “no” e 93 “sì”. Entrambe prendevano le mosse dall’indagine della procura di Potenza sul petrolio in Basilicata che ha portato alle dimissioni dello Sviluppo economico Federica Guidi. “Per 20 anni barbarie legate al giustizialismo – ha contrattaccato nel pomeriggio il premier nel corso del suo intervento a Palazzo Madama – l’avviso garanzia è stato per oltre 20 anni una sentenza mediatica definitiva, le vite di persone per bene sono state distrutte mentre i delinquenti facevano di tutta l’erba un fascio”. Un intervento che ha suscitato il plauso di Lucio Barani, senatore di Ala: “Bravo come Craxi – ha detto il verdiniano, elogiando le “riforme in materia giudiziaria fondamentali per il Paese che purtroppo i governi Berlusconi non sono riusciti a portare a compimento”.

Le due mozioni di sfiducia firmate da M5S e Forza Italia – La prima, a firma M5S, era incentrata sull’inchiesta Tempa Rossa e sottolinea i presunti legami dell’esecutivo con le lobby. L’accusa citava provvedimenti “idonei a configurare i profili tipici del conflitto di interesse in capo a esponenti governativi” e “funzionali a esigenze delle maggiori lobby economiche del Paese, quali quelle bancarie, finanziarie e petrolifere”. I senatori del M5S chiamavano in causa anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, il sottosegretario di Stato pro tempore per lo sviluppo economico, Simona Vicari, il sottosegretario di Stato per la salute, Vito De Filippo, e il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe De Giorgi.

Video di Manolo Lanaro

La seconda, presentata da Forza Italia, Lega, Conservatori e riformisti partiva dalla vicenda Tempa Rossa – a cui fa riferimento annoverando “attività anomale molto discutibili e operazioni poco trasparenti” – e finiva per criticare la mancanza di dibattito parlamentare. “Decisioni importanti – si legge nel testo depositato in Senato – non trovano adeguati spazi di dibattito, così come è accaduto per il cosiddetto decreto salva-banche e per la riforma delle banche di credito cooperativo”. Le destre distinguevano il piano giudiziario, cui spetterà “accertare eventuali responsabilità civili e penali, che scaturiscono da una gestione viziata del potere per interessi personali” da quello politico. Secondo Fi, Lega e Cr il governo Renzi risulterebbe “totalmente inadeguato e non convince per tutta la sua politica economica, per la conduzione della politica estera, per la totale assenza di tematiche risolutive sul Mezzogiorno”.

Renzi: “Per 20 anni barbarie legate al giustizialismo” – Poco dopo le 18,30 Matteo Renzi passa al contrattacco, rispondendo alle critiche di Forza Italia: “E’ legittimo non essere d’accordo sui provvedimenti ma è impossibile negare che quegli argomenti al centro dell’azione programmatica sono stati affrontati con successo da governo e parlamento. Mi riferisco alla riforma costituzionale, alla legge elettorale e ai provvedimenti sulle tasse“.

Rivolta agli ex alleati nella partita delle riforme anche la seconda replica del premier, questa volta sul tema della moralità politica di un governo non eletto: l’attuale schema di governo “è stato alla base del vostro sostegno al governo Letta venuto meno in base a valutazioni del vostro capo di partito. Come potete contestare a Ncd e poi ad Ala di rimanere fedeli al patto al quale anche voi eravate legati ed è venuto meno per correttissime valutazioni politiche. Voi avete cambiato idea non gli altri”.

Ma è sul terzo punto che Renzi alza i toni e si scatenano le proteste delle opposizioni, quello dell’indagine della procura di Potenza che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi. “L’Italia ha conosciuto figure di giudici eroi che hanno perduto la vita combattendo contro la mafia, contro la camorra, ma questo Paese ha conosciuto negli ultimi 25 anni pagine di autentica barbarie legate al giustizialismo – attacca il presidente del Consiglio – l’avviso garanzia è stato per oltre vent’anni una sentenza mediatica definitiva, le vite di persone per bene sono state distrutte mentre i delinquenti facevano di tutta l’erba un fascio”.

“I giudici devono parlare con le sentenze – ha proseguito Renzi – e noi li incoraggiamo ma le sentenze devono arrivare presto perché noi vogliamo sapere chi è il responsabile, il colpevole, chi ruba”. “I magistrati vanno aiutati e sostenuti ad arrivare a sentenza – ha detto ancora – ma quando non si arriva a sentenza e si immagina semplicemente di condannare le persone sulla base delle comunicazioni date ai giornali, in quel preciso momento mi ergo dalla parte della giustizia e non del giustizialismo che non aiuta i giornali”.

Quindi il premier torna sul punto, sventolando lo spettro dei licenziamenti: “Ci sono 400 persone da domani in cassa integrazione, dipendenti Eni di Viggiano – premette – la vicenda di Potenza per noi non è chiusa, non è che passato il referendum ci si mette un coperchio. Noi ci auguriamo che i magistrati possano essere messi nelle condizioni di concludere le indagini velocemente”, perché “noi vogliamo sapere i nomi dei colpevoli” non come “quelli che sparano nel mucchio e dicono che sono tutti colpevoli”.

Un passaggio il premier lo dedica anche alle accuse mossegli dalle opposizioni di essere il capo di un esecutivo che favorisce le lobby: “Noi siamo il governo che ha messo l’Anac in condizione di lavorare e voi siete il Parlamento che ha fatto provvedimenti che hanno aumentato le pene sulla corruzione, sui reati ambientali che dire che sono figli delle lobby non sta neanche nell’iperuranio”. “La politica è altrove. L’Italia è altrove – ha concluso Renzi rivolgendosi alle opposizioni – quando avrete finito con le vostre sceneggiate televisive, noi vi aspetteremo là”.

E Barani lo incorona: “Bravo, lui come Craxi. Noi verdiniani pretoriani del governo” – “Le affermazioni del presidente del Consiglio in tema di giustizia ricalcano quanto sostenuto anni fa da Craxi – esulta il senatore verdiniano Lucio Barani, presidente del gruppo Alleanza Liberalpopolare – Autonomie – si tratta di quelle riforme in materia giudiziaria fondamentali per il Paese che purtroppo i governi Berlusconi non sono riusciti a portare a compimento”, conclude Barani, che nel pomeriggio aveva regalato alle cronache un’altra definizione memorabile: “Siamo i pretoriani del governo Renzi – ha detto il senatore verdiniano – siamo un gruppo di resistenti che vuole sostenere le riforme liberali. Lo abbiamo fatto prima con Berlusconi e ora con Renzi”.

Il “caso Mucchetti” – In tarda serata, quando ormai le operazioni di voto sulla seconda mozione di sfiducia erano quasi ultimate, il senatore Massimo Mucchetti, che aveva votato sì, ha chiesto di cambiare voto ed esprimersi contro il testo presentato da Forza Italia. 

Zanda: “Giovedì in cassazione le firme per il referendum sulle riforme” – Intanto il governo guarda all’appuntamento referendario di ottobre. “Domani (giovedì, ndr) avremo le firme necessarie e presenteremo alla Corte di Cassazione la nostra richiesta di referendum per il sì alla riforma costituzionale – ha detto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ai microfoni del Tg5. – molti degli interventi delle opposizioni che ho ascoltato finora in aula hanno già annunciato che il governo avrà la maggioranza. In questa legislatura tra Camera e senato abbiamo avuto 31 mozioni di sfiducia, quasi una al mese. Presentare mozioni di sfiducia è diventato un rito seriale con un unico obiettivo, quello di far perdere tempo al Parlamento”, ha aggiunto.