La Commissione Ue “non è abbastanza rigorosa” nell’applicazione delle regole di bilancio, come si vede anche nel caso dell’Italia a cui l’anno scorso risparmiò l’apertura di una procedura per debito eccessivo invocando tre “fattori rilevanti” come ciclo economico, bassa inflazione e riforme, tutti discutibili perché non pienamente rispettosi delle norme. L’accusa arriva dalla Corte dei Conti Ue, in un rapporto che punta il dito contro le carenze nell’attuazione delle regole sulla procedure per debito e deficit.

Nel rapporto la Corte spiega che “la Commissione non è abbastanza rigorosa nell’attuare la procedura per deficit eccessivo, disegnata per tenere le finanze pubbliche in ordine”. Inoltre, “non fa abbastanza per il cruciale monitoraggio delle riforme, il suo focus resta sugli aspetti legali della procedura piuttosto che sulle riforme”. Come si vede appunto nel caso dell’Italia, che è uno dei sei Paesi presi in considerazione dal rapporto.

L’anno scorso la Commissione, pur avendo riconosciuto che l’Italia era in violazione della regola del debito, diede per buoni i “fatti rilevanti” rivendicati da Palazzo Chigi e dal Tesoro e concluse che il ‘criterio del debito’ veniva rispettato. Tra i fattori rilevanti, c’erano proprio le “importanti riforme strutturali con un diretto impatto sul bilancio”. Ma la Corte dei Conti spiega che “l’Italia quantificò tale impatto solo in termini di crescita e non in termini di bilancio”, e comunque la Commissione resta vaga sul loro monitoraggio, limitandosi ad ammettere che l’impatto stabilito dall’Italia non è “sostenuto da istituzioni indipendenti e sembra sovra-stimato”.

Analizzando gli altri ‘fattori rilevanti’ che hanno evitato l’apertura della procedura sul debito, la Corte dei Conti spiega che il ‘ciclo economico‘ e l’inflazione sono già presi in considerazione nel percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine (pareggio di bilancio strutturale), e quindi non possono essere considerati come fattori ‘eccezionali’. Infine, la Corte registra una contraddizione: da una parte la Commissione sostiene che l’Italia rispetta la regola del debito, il che implica anche il rispetto dell’aggiustamento verso l’obiettivo (Mto), dall’altra invece afferma che non rispetta il percorso di aggiustamento verso l’Mto. Queste “carenze” della Commissione europea fanno sì che le procedure che dovrebbero tenere i conti in ordine, non funzionino come dovrebbero. Anche perché, Bruxelles “non fa pieno uso dei suoi poteri” che le consentirebbero di esigere l’applicazione delle raccomandazioni e di chiedere “azioni correttive”.