“Il dato del voto è buonissimo, e il governo deve tenerne conto. Milioni di italiani vogliono la tutela dell’ambiente, pretendono trasparenza nei ministeri, e non vogliono sottostare alle lobby. Vanno ascoltati”. Un soffio prima delle 23, il governatore della Puglia Michele Emiliano il volto della battaglia no triv, ostenta soddisfazione. A urne chiuse però Renzi lo attacca dritto, più volte, come “uno degli sconfitti”. E lui dalle tv replica: “Io non mi spavento, il presidente del Consiglio deve imparare a rispettare le Regioni. Fa finta di essersela cavata, ma sbaglia”.

Niente quorum. Avete perso, non vuole ammetterlo?
Questo referendum era già una vittoria in partenza, perché abbiamo costretto il governo a non permettere nuove perforazioni entro 12 miglia dalle coste. Dopodiché, l’esecutivo l’ha trasformato in una verifica sulle politiche energetiche. Volevano umiliare le regioni e i movimenti No Triv. Ma hanno completamente fallito.

Però il quorum è rimasto una chimera…
Invitando all’astensione, volevano devastare il campo ambientalista. Ma alle 19 l’affluenza era già sopra il 23 per cento, il secondo miglior risultato degli ultimi 20 anni per i referendum. Avevano già votato più italiani di quelli che nel 2014 hanno dato il 40 per cento al Pd e a Renzi, con 11 milioni di voti. E ora abbiamo in Italia la più larga area ambientalista d’Europa.

Magro risultato potrebbero ribatterle, non crede?
Dico che questo governo ha fatto un grande favore ai petrolieri, risparmiando loro un miliardo di euro per le spese di smontaggio delle piattaforme “non eroganti”. Ma il campo di chi la pensa diversamente è molto ampio, ed è affollato da parlamentari e militanti del Pd: milioni. Un risultato raggiunto nonostante le dichiarazioni pro-astensione di Renzi, di tutti i ministri, di un ex presidente della Repubblica (Napolitano, ndr). E nonostante le pressioni delle lobby.

Questo risultato vuol dire che il governo è impopolare?
Vuole dire che milioni di italiani non hanno voglia di farsi mettere a tacere da decisioni centralizzate. Da oggi Renzi dovrà ascoltarli, con attenzione.

Il renzianissimo Francesco Nicodemo la accusa di essere contro “il partito e il suo segretario”, e in generale lei era il nemico da battere per il Pd renziano. Perché? Ragionano sempre in chiave del futuro congresso dem?
Io ho trattenuto nel Pd molte persone. Ho tenuto un atteggiamento coerente con il mio programma elettorale e con l’indirizzo che avevo ricevuto dal Consiglio regionale. Ricordo che tutti i consiglieri pugliesi si sono tassati per informare i cittadini sul referendum.

Però lei resta il nemico interno da abbattere.
Questo è un momento storico in cui nel Pd l’indipendenza di pensiero è considerata un atto di lesa maestà. Per carità, ho passato questi momenti anche con la precedente gestione (quella di Pierluigi Bersani, ndr). Nei partiti la maggioranza si comporta così. Non ho mai fatto parte di nessuna corrente, e avevo votato per Renzi nelle ultime primarie.

Accusano: Emiliano fa ancora il gioco dei 5 Stelle, anche loro per il sì nella consultazione.
È un’accusa che mi hanno lanciato molte volte. Ribadisco che sono coerente con il mio programma, e che rispondo ai miei elettori. Invece, non so da quale corpo elettorale e da quale organo di partito siano state legittimate certe decisioni, come il favorire i petrolieri con lo Sblocca Italia. O il predicare l’astensione nel referendum.

Il vicesegretario dem Lorenzo Guerini ha parlato di “rete del partito” che ha sorvegliato l’affluenza. A cosa si riferiva?
Non credo che il Pd possa controllare la votazione in un referendum, è un voto di opinione. So solo che in Puglia tantissimi del nostro partito sono andati alle urne.

da il Fatto Quotidiano del 18 aprile 2016