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“Il nemico da combattere è la società di diseguali”: dopo Ocasio-Cortez Conte apre il dibattito sul woke nel centrosinistra

Il presidente del M5s: "Non può essere la nostra ossatura ideologica. Offrire risposte a inquietudini di sottopagati, operai, piccoli imprenditori, classi medie"
“Il nemico da combattere è la società di diseguali”: dopo Ocasio-Cortez Conte apre il dibattito sul woke nel centrosinistra
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Il dibattito aperto da Alexandra Ocasio-Cortez sul woke come stella polare delle politiche della sinistra progressista mette radici anche in Italia. E lo fa grazie al presidente del M5s Giuseppe Conte che “segue” una delle figure simbolo della radicalità dem negli Stati Uniti riconoscendo la necessità di quelle battaglie per i diritti delle minoranze ma prendendo le distanze dalla stagione e dagli slogan più radicali, oltre a ricordare che il perno della sfida con la destra si gioca sulle diseguaglianze innanzitutto economiche. Una presa di posizione che suona anche come l’apertura della competizione interna al centrosinistra in vista delle Politiche 2027.

L’ex premier spiega di essere rimasto negli anni “fortemente perplesso” da alcuni eccessi della cultura woke citando “Omero e Cicerone trattati alla stregua di suprematisti bianchi” e afferma che l’approccio “si è diffuso soprattutto tra i ceti urbani più istruiti, i più solerti a interiorizzare le grammatiche dell’inclusione”. Nulla di sbagliato, anzi: riconosce che le battaglie sono servite in diversi casi per una “più vigile attenzione” sulla marginalizzazione di identità e hanno “contribuito a contrastare le varie forme di razzismo, di sessismo, di discriminazione”. Mentre le destre attaccavano “in blocco il movimento” per “screditare qualsiasi istanza di uguaglianza”.

“Non dobbiamo permetterlo – ha rimarcato Conte nel suo intervento su La Repubblica – Questo movimento ci ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle università, nei media”. Ma l’assolutismo “ha finito per restituire l’immagine di una politica, a sinistra, indisponibile a mettere in discussione i privilegi delle fasce sociali più avvantaggiate e a farsi realmente carico delle urgenze delle fasce più deboli” della popolazione: “I cittadini appartenenti al ceto medio, sempre meno protetti sul piano sociale, per non parlare di quelli appartenenti ai ceti più vulnerabili, hanno assistito attoniti a certe discussioni”.

Insomma, no alla “dottrina totalizzante” e al “filtro unico” per “interpretare il mondo e distinguere i ‘buoni’ dai ‘cattivi'”, una prospettiva che ha portato la politica a diventare “gestione delle sensibilità, regolazione del linguaggio, una sorta di etichetta morale per affrontare micro-conflitti simbolici”. In sintesi: “La cultura woke può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista? Ne dubito”. Per “una forza progressista – insiste il presidente del M5s – sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica. Una forza progressista deve necessariamente intervenire sulle radici materiali delle diseguaglianze, assumendo quale prioritario obiettivo la riduzione (se non l’eliminazione) degli squilibri economici e delle iniquità sociali che hanno assunto un rilievo strutturale”.

Il vero scopo dei progressisti, continua, è quello di “offrire risposte specifiche alle diffuse inquietudini di sottopagati, operai, piccoli imprenditori, classi medie che vivono un orizzonte di vita senza più certezze”. Al centrosinistra tocca inoltre “misurarsi con la finanziarizzazione dell’economia che ha trasformato il capitale in un meccanismo speculativo che estrae rendite, contribuendo a erodere salari e a marginalizzare gli investimenti produttivi”. Ancora: spetta ai progressisti pensare all’economia reale che “affoga in una asfissiante burocrazia, sopraffatta da costi energetici e tassazioni sempre più elevati”, al predominio delle Big Tech che “sta producendo un ‘capitalismo della sorveglianza’, con piattaforme digitali che monetizzano – senza corrispettivo – le nostre esistenze, mettendo a rischio la salute mentale soprattutto dei nostri figli”. Senza dimenticare che, sempre dei progressisti è il compito di “deve decidere come affrontare la dilagante corsa al riarmo e l’ossessione per la deterrenza militare, che contribuiscono a trasferire preziose risorse dal welfare alla spesa militare”.

Questi i temi che devono essere al centro del dibattito per “trovare nuovi percorsi e strumenti per perseguire più radicali disegni di giustizia sociale”, dice Conte ritenendo “impensabile affrontare queste sfide, muniti solo di un’agenda morale sui diritti civili, né possiamo continuare a ragionare solo di diritti identitari e di spazi simbolici”. Piuttosto “l’urgente necessità” è “affrontare le diseguaglianze economiche e sociali, misurandoci con soluzioni concrete riguardanti: le politiche salariali, i piani industriali, l’equità fiscale e le imposte adeguate su rendite finanziarie, il sostegno all’economia reale, il diritto all’abitazione, l’accesso ai servizi pubblici e a infrastrutture adeguate, le prestazioni sanitarie e l’istruzione di qualità”. A maggior ragione se “la destra in Italia ha fallito – conclude – Ha deluso i cittadini offrendo soluzioni ispirate a pulsioni autoritarie, senza tuttavia garantire ordine e sicurezza”.

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