Salvini apre alla “condivisione di responsabilità” per calmare la fronda interna. Vannacci? “Decida se sta con l’opposizione o con noi”
Il messaggio è doppio: apertura ai ribelli interni e nessuna intenzione di arretrare sulla linea politica. Matteo Salvini sabato sera, dal palco della festa della Lega a Pinzolo, ha provato a spegnere i malumori che nelle ultime settimane hanno attraversato il Carroccio, soprattutto nell’ala lombarda, senza concedere nulla sulla leadership ma aprendo a una “condivisione di responsabilità”. Poi è tornato a battere sui soliti tasti: il sovranismo, la chiusura del confini, le colpe di Bruxelles, le pensioni anticipate, il contributo da chiedere alle banche, il no alla patrimoniale. Con la chiosa che “se tutti lavorano tanto e chiacchierano poco è un bene per la Lega e per l’Italia”.
“Le critiche interne alla Lega? Chiedete a chi critica. Io occupo le mie giornate con impegno e con ascolto”, replica il vicepremier a chi gli chiede conto delle parole del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda. Ma subito dopo aggiunge la frase destinata alla sua minoranza interna: “Sono disponibile a condividere le mie responsabilità e a rafforzare la squadra, a coinvolgere governatori, ministri, sindaci”. È la risposta alla richiesta, arrivata dai vertici territoriali del Nord, di una scossa dopo una fase in cui una parte della base lamenta un partito troppo concentrato sulla dimensione nazionale e sui temi identitari, a partire dall’immigrazione, e meno sulla tradizionale agenda leghista: autonomia, imprese, territori. “Gli unici che si autoescludono sono quelli che invece di fare disfano”, il riferimento non troppo velato alle tensioni con chi, come Fontana e altri esponenti territoriali, chiede un cambio di passo.
Il chiarimento dovrà arrivare prima di Pontida, il tradizionale raduno della Lega previsto il 19 e 20 settembre. L’obiettivo, dentro il partito, è evitare di arrivare sul pratone bergamasco mostrando una Lega divisa tra la linea del segretario e le richieste dei governatori del Nord. Salvini prova a minimizzare: “Divisioni nella Lega? Mi piacerebbe dire che, come in tutta Italia, avere qui centinaia di persone sedute è la migliore risposta a qualche giornalista distratto”. Ma poi manda un messaggio preciso a chi chiede un riequilibrio interno: “Qualcuno pensa che dobbiamo occuparci solo di Milano e della Lombardia? Assolutamente no”. La Lega, aggiunge, deve essere “autonomista in Italia e sovranista nei confronti di un’Europa che ci sta espropriando del diritto al lavoro, della salute e del futuro dei nostri figli”.
Una linea che conferma il doppio binario su cui Salvini ha costruito la Lega dopo la trasformazione da partito territoriale a forza nazionale: difesa del Nord sul fronte interno, battaglia contro Bruxelles e immigrazione sul piano europeo. Ed è proprio sui migranti che il leader leghista cerca di marcare la distanza con Roberto Vannacci, l’ex generale diventato il riferimento di una parte della destra più radicale. “Vannacci propone quello che la Lega sta già facendo da tempo”, dice Salvini, rivendicando però la differenza tra chi annuncia e chi governa: “Per bloccare i confini ho rischiato anni di galera e milioni di euro di risarcimenti”. Poi l’attacco alla Germania, che “non ha diritto di mandarci indietro un solo immigrato irregolare fino a che ci sono delle navi di Ong tedesche in giro per il Mediterraneo a scaricare migliaia di clandestini in Italia e in Europa”.
Il rapporto con Vannacci è uno dei nodi più complessi da sciogliere. Il generale continua a criticare il governo pur essendo stato eletto nelle liste della Lega alle europee e i suoi parlamentari, ricorda Salvini, hanno votato contro alcune misure dell’esecutivo: “Sulla casa contro, sulle tasse contro, sulla sicurezza contro, sulla politica estera contro”. Poi l’avvertimento: “È libero di votare con Schlein e Conte, ma se per un anno voti come il Pd non puoi dire abbiamo scherzato. Deve decidere se vuole stare all’opposizione o dare una mano al centrodestra“. In ogni caso l’anno prossimo “Possiamo rivincere con questa formazione”. Nessuna apertura a un allargamento indiscriminato: “Non sono disposto a tirare dentro tutti pur di prendere un voto in più”. Anche perché, sostiene, con l’attuale opposizione il centrodestra sarebbe “condannato a vincere per i prossimi dieci anni”.
Sul fronte dell’economia i cavalli di battaglia sono i soliti: “Nessuna patrimoniale fino a che c’è la Lega al governo”, il contributo sugli utili delle banche – “negli ultimi 3 anni solo le prime due banche italiane, che in questi giorni fanno scalate a Siena, in Germania e a Milano, hanno fatto utili per 54 miliardi di euro” – per “reinvestirli in pensioni, lavoro e sicurezza” e “lasciare la possibilità di andare in pensione tre anni prima del previsto rispetto alla Legge Fornero, superare i 67 anni di quella legge”, l’allargamento della soglia di accesso alla flat tax portando il tetto di reddito da 85mila a 100mila euro “e se l’Europa non lo permette chiederemo agli alleati di farlo ugualmente”.