Non ci sono solo le presunte “foto con i mafiosi”. Sono altri i casi che possono mettere in imbarazzo Graziano Delrio, il ministro delle Infrastrutture del governo Renzi evocato come possibile bersaglio di un dossieraggio nelle carte dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Il nodo è quello dei rapporti tra Delrio e Maria Sergio, storica dirigente dell’urbanistica del Comune di Reggio Emilia, moglie del successore di Delrio alla carica di primo cittadino, Luca Vecchi. Già a gennaio era scoppiata una polemica sulla casa in cui il sindaco vive, che la moglie acquistò nel nel 2012 da un personaggio poi arrestato nella maxinchiesta Aemilia sulla ‘ndrangheta, Francesco Macrì. Quest’ultimo è accusato di essere un prestanome di Nicolino Grande Aracri, come dire – secondo gli inquirenti – il capo dei capi della mafia calabrese nella regione rossa.

Il 17 ottobre 2012 Delrio, allora sindaco di Reggio, fu ascoltato come persona informata sui fatti proprio nell’ambito di Aemilia. Oggi il Resto del Carlino pubblica il verbale integrale di quell’incontro con i pm, che finora era stato raccontato – anche da ilfattoquotidiano.it – in una versione con diversi omissis. Nel verbale si parla delle ormai famose foto – quelle evocate nelle intercettazioni della Procura di Potenza – relative alla visita istituzionale-elettorale, nel 2009, di Delrio a Cutro (Crotone), il paese d’origine della maggior parte dei calabresi residenti a Reggio Emilia, ma anche culla del clan Grande Aracri. Gli inquirenti, però, rivolgono a Delrio anche numerose domande sulla dirigente Maria Sergio. “Nata a Cutro, questo non lo sapevo”, replica l’allora sindaco al pm Roberto Pennisi della Direzione nazionale antimafia. Il magistrato poi gli chiede: “Le risulta che (la Sergio, ndr) abbia parentele più o meno strette con persone, ovviamente sempre originarie di Cutro, svolgenti attività imprenditoriale nel settore delle opere, costruzioni o quant’altro?”. L’allora sindaco replica: “No, non mi risulta”.

E’ questa la versione che chi conosce la politica locale può trovare poco convincente. Perché le parentele della Sergio erano già diventate un caso politico proprio pochi mesi prima che il sindaco Delrio si trovasse di fronte ai pm antimafia. Il 23 luglio 2012 Vecchi, allora capogruppo Pd in consiglio comunale, si era astenuto per conflitto d’interessi su un piano urbanistico proprio perché interessava una società, La Sorgente srl, di cui alcuni parenti della moglie possedevano il 25%. Vecchi aveva invece partecipato alle altre votazioni in programma in quella seduta. In qualità di dirigente dell’Urbanistica, la Sergi aveva firmato una determina dirigenziale nel 2007 – ma il terreno interessato non era ancora di proprietà della società dei familiari – e nell’agosto del 2012 il documento che comunicava l’approvazione del piano.

E le “foto con i mafiosi”? In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi, un consulente del Ministero dello sviluppo economico, Walter Pastena, all’indomani degli arresti di Aemilia afferma di aver ricevuto un “regalo” da parte dei carabinieri e si dice convinto dell’esistenza di immagini di Delrio, nel frattempo diventato ministro dele Infrastrutture, scattate a Cutro in compagnie imbarazzanti. Nell’interrogatorio del 17 ottobre 2012, nessuno certifica l’esistenza di quelle foto, né Delrio né il pm Pennisi.  Che però insiste molto sul punto: “Durante la visita a Cutro le è capitato anche che siano state fatte delle fotografie?”, chiede il magistrato. “Sicuramente sì”, data l’occasione istituzionale, replica il politico. “Durante pranzi o cene sono stata fatte anche fotografie?”, lo incalza il pm. “E’ possibile, francamente non glielo so dire. Cioè francamente non me lo ricordo”. Pennisi, però, non si accontenta: “Lei ce l’ha un album dove ha messo queste fotografie della gita a Cutro?”. “Non credo che mi siano state inviate”, conclude Delrio.

Stando a quanto afferma Pastena al telefono con l’imprenditore Gianluca Gemelli, il compagno della Guidi molto interessato al business petrolifero, all’indomani dei 117 arresti di Aemilia qualcuno rimette in circolazione l’ipotesi che quelle foto esistano e possano mettre in serio imbarazzo un ministro chiave strettamente legato al presidente del consiglio.