“La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchiere con i genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque”. Sono le parole di un uomo diventato maestro appena finita la seconda Guerra Mondiale: Mario Lodi, l’autore di Cipì.

Sessant’anni più tardi sono ancora attuali. Dovrebbero essere la Bibbia di ogni insegnante che crede in una scuola che accoglie, che promuove, che non esclude. Lo hanno capito i docenti e i dirigenti della Rete “Scuole Senza Zaino” che hanno lanciato la campagna “Togliere il voto”.

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A dire il vero hanno aggiunto: alla scuola primaria. Tre parole di troppo, forse, perché quel voto (soprattutto quel numero) non serve alle elementari così come alla secondaria di primo e secondo grado. Fa parte di un’altra storia.

“Quando introduciamo competizione, tensione verso il risultato, disuguaglianze per gradi di prestazione, classificazioni, divisioni, neghiamo – scrivono nella petizione gli amici di “Senza Zaino” – in pratica il diritto delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi al piacere di apprendere, di star bene con gli altri, di imparare ognuno con i propri tempi facendo quel che può. Il voto disturba la crescita, l’autostima, abbassa la considerazione di se stessi e degli altri. Per scuola della responsabilità intendiamo una scuola dove gli alunni sono protagonisti nel e del loro apprendimento, che decide con loro i punti di forza e i punti deboli su cui occorre migliorare. Se utilizziamo la valutazione per costringere, intimidire, giudicare, confrontare produciamo e distribuiamo feedback valutativi che sostanzialmente si traducono in giudizi su se stessi e sul loro valore come persone”.

Una battaglia di civiltà dimenticata dalla “Buona Scuola” che nel suo percorso non fai mai riferimento a Mario Lodi e nemmeno ad Alberto Manzi che al posto dei voti aveva realizzato quel timbro “fa quel che può, quel che non può non fa”. Testimoni dimenticati: persino nel famoso bilancio delle competenze per i neo-immessi in ruolo non c’è una sola domanda rivolta a comprendere i riferimenti pedagogici dei “nuovi” arrivati.

“Togliere il voto – aggiunge la petizione che si può firmare sul sito www.senzazaino.it – in questo senso significa sostenere i nostri studenti nei momenti di difficoltà e rimotivarli, attraverso un processo di ricerca di strategie di cooperazione e astensione dal giudicare in base alle prestazioni, fondato sul rispetto della diversità”.

Lo sa bene chi come me fa il maestro e incontra storie di vita che sono voti. Negli anni scorsi un mio ex alunno ha dovuto misurarsi con la tragedia della morte della madre. Era il 15 luglio: tornai dalla Sicilia, mi presi cura per giorni di quel bambino, compreso il giorno del funerale. Parlai con lui della morte della mamma, mi diede una lezione di vita inimmaginabile, di là di ogni misurazione oggettiva. A settembre il bambino tornò in classe chiaramente con qualche difficoltà in più: che ne potevano sapere le colleghe amanti dei voti della sofferenza di quel bambino che ha visto la madre morire? Se avessi applicato una misurazione “il più oggettiva e precisa” lo avrei penalizzato. Per me ciò che contava era l’esistenza, il vissuto, il contesto in cui quel bambino ora apprendeva, imparava.

Già immagino il volto degli appassionati della società della concorrenza. Sia chiaro: non si sta mettendo in discussione il merito ma la gara, la sfida. Abbiamo bisogno di “promuovere” anche chi fatica, anche chi non ha gli strumenti, anche chi domani non si iscriverà all’Università. Marta, all’inizio dell’anno aveva cinque secondo i criteri della scuola italiana cinque. Ora a metà anno è riuscita a studiare qualche riga, ha trovato un metodo, ha mostrato tutto l’interesse possibile durante quel viaggio d’istruzione alla fiera del consumo critico: lì ha mostrato la sua passione per la scienza, la geografia. Per la nostra scuola Marta dovrebbe avere ancora cinque. Per me ha conquistato un nove.

E a chi pensa che vogliamo solo “togliere” rispondo con le parole della petizione: “Come professionisti dell’educazione dire che non vogliamo il voto però non ci basta perché vorremmo aiutare il legislatore e le scuole a costruire strumenti per la valutazione formativa. La nostra esperienza di scuole “Senza Zaino” ci ha permesso nel tempo di raccogliere materiali e strumenti che vanno in questa direzione e siamo disponibili a confrontarci e contribuire alla costruzione di nuovi criteri valutativi”.