Ieri la smentita dei fatti, con le condanne per il Totalgate. Oggi la replica della sezione lucana dell’Associazione nazionale magistrati. Che ha criticato aspramente la presa di posizione del premier Matteo Renzi, secondo cui le indagini dei pm di Potenza non arrivano mai a sentenza e arrivano ogni quattro anni, come le olimpiadi. “Dichiarazioni inopportune nei tempi ed inconsistenti nei fatti” ha detto Salvatore Colella presidente della sezione della Basilicata della Anm.

Accuse e repliche che ricordano il periodo in cui il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, che non perdeva occasione per denunciare l’attacco continuo delle toghe rosse nei suoi confronti. Parole, quelle dell’ex Cavaliere, che ogni volta provocavano la reazione – con toni simili a quelli dell’accusa – dell’Associazione magistrati. Oggi la storia sembra ripetersi, con tempi e modi assai simili. Per il numero uno dell’Anm lucana, infatti, le parole del presidente del Consiglio sono “inopportune – ha spiegato – perché arrivano in un momento molto delicato dell’inchiesta, con un intervento ‘a gamba tesa’ e le sue insinuazioni sono quantomeno viziate da un interesse di parte, inconsistenti perché smentite, solo poche ore dopo, da un pesante verdetto di condanna contro i vertici della Total nel processo ‘Totalgatè”. Per i magistrati della Basilicata, “se è vero che in un paese civile, come dice il Presidente Renzi, ‘i processi arrivano a sentenza’, e noi abbiamo dimostrato di saperlo fare – ha continuato – è anche vero che in un Paese civile ‘il governo rispetta i lavoro dei magistrati’, sempre, anche quando toccano la propria parte politica. Ci saremmo aspettati – ha concluso – la stessa intransigenza e fermezza di condanna annunciata dal Presidente in occasione di altre inchieste di rilievo nazionale“.

Non si è fatta attendere la controreplica del presidente del Consiglio, che rispondendo alla domande degli utenti di Facebook ha fatto parzialmetne marcia indietro specie rispetto ai toni utilizzati ieri in direzione. Come spesso accade, il punto da cui è partito il premier per precisare il suo punto di vista sono i titoli di siti e quotidiani. “Oggi leggo sui giornali ‘Renzi accusa i magistrati’ – ha detto il segretario democratico – Ma dove? Quello che accusava i magistrati qui ci stava qualche anno fa. Noi i magistrati li incoraggiamo a fare il più veloce possibile – ha aggiunto – e a parlare con le loro sentenze. Più vanno a sentenza più siamo contenti. Poi per la legge italiana è condannato chi abbia avuto una sentenza definitiva“. A sentire Renzi, quindi, le sue accuse erano rivolte a un sistema che non funziona. Accuse in generale, quindi. Non c’è dubbio, però, sul fatto che in direzione Pd il segretario ha parlato testualmente di pm di Potenza, ergo di un caso specifico. Non solo: nel passaggio sulla cadenza olimpica delle indagini potentine in tema petrolio e sulla mancanza di sentenze, il premier non ha mai parlato di condanne definitive, bensì di condanne in senso lato. La precisazione, anche in questo caso, è arrivata durante l’intervento in direzione di Michele Emiliano.

Le dichiarazioni di Renzi e quelle di Salvatore Colella, del resto, sono arrivate a qualche ora di distanza dal pensiero del segretario nazionale dell’Anm Maurizio Carbone. “Da troppi anni ogni volta che un’attività d’indagine coinvolge soggetti politici assistiamo a un tentativo di banalizzare le inchieste, quasi ridicolizzandole – ha detto Carbone in un’intervista a Repubblica – così da delegittimare i pm che le stanno portando avanti. Questo succede ancora più spesso quando le indagini vengono fatte da procure minori, come può essere quella di Potenza”. Criticando l’intervento di Renzi nella direzione nazionale del Pd e l’accenno alle indagini potentine che non arrivano a sentenza, Carbone ha sottolineato: “Non so di cosa Renzi stia parlando e comunque ogni indagine ha una propria storia che non può essere confrontata con vicende passate. In questo caso, senza entrare nel merito, siamo di fronte a un’inchiesta che ha già portato all’adozione di misure cautelari nei confronti di alcuni indagati”. “Non c’è dubbio – ha concluso il segretario dell’Anm – che in casi come questo, ma noi magistrati lo sappiamo bene, c’è un’esigenza di particolare celerità, ma allo stesso tempo di massima attenzione e completezza. Fermo restando che le indagini accertano dei fatti, mentre è la politica che ne trae le conseguenze in modo ovviamente autonomo”.