Astensione al referendum sulle trivelle come scelta legittima, la difesa degli investimenti dell’Eni, l’attacco alla magistratura che “non arriva a sentenza” e le accuse al governatore della Puglia Michele Emiliano per le frasi “volgari”. Sulla salute dei cittadini o sul rischio ambientale? Neppure una parola. L’intervento di Matteo Renzi alla direzione Pd non entra nel merito delle polemiche degli ultimi giorni e tace, come tutti gli esponenti dem che hanno parlato nel corso del pomeriggio, sul problema inquinamento emerso nelle indagini dello scandalo Petrolio. La resa dei conti nel partito è andata in scena pochi giorni dopo lo scoppio dello scandalo Tempa Rossa che ha travolto la Basilicata. E mentre Renzi si è preoccupato di difendere la politica energetica del Pd e criticare le parole di Emiliano, neanche un intervento ha parlato dell’accusa della procura di Potenza a Eni di aver re-iniettato 850mila tonnellate di sostanze pericolose nei pozzi risparmiando sui costi di smaltimento e di aver taroccato le emissioni in atmosfera. Silenzio anche sul presunto scambio di cozze che monitorano l’inquinamento del mare da parte dei dipendenti. Neppure la denuncia del sindaco Pd di Pisticci (“Siamo sommersi dai rifiuti pericolosi, io non rinnovo la tessera”) è servita ad attirare l’attenzione dei compagni di partito. Così mentre il ministro Maria Elena Boschi veniva sentita dai pm come persona informata dei fatti e sono arrivate le condanne in primo grado per dirigenti Total su un filone del 2008, il premier se l’è presa con la magistratura “che a Potenza fa indagini con la cadenza delle Olimpiadi”.

Se nessuno ha parlato di salute, in compenso le cinque ore di confronto nella sede Pd hanno visto gli ennesimi scontri tra minoranza e renziani: Gianni Cuperlo ha attaccato più forte del solito (“Matteo non sei all’altezza di fare il leader”) e Roberto Speranza ha criticato il metodo decisionale che vede sempre e solo il giglio magico in prima fila. Grande attesa per il discorso del governatore Emiliano che ha detto di essere stato tagliato fuori da ogni occasione di dialogo. Lo scontro tra lui e il segretario, solo l’ultimo di una lunga serie, è stato soprattutto sul referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile: “Perché è saltato l’incontro al ministero dello Sviluppo economico?”, ha detto Emiliano. “C’è qualcosa che ha impedito il confronto? Io ho avuto dei sospetti. Ti chiedo di fare la cortesia di ascoltare anche qualcuno che ha i capelli bianchi, che studia le cose. Tu hai detto due bugie: che con il sì al referendum si sprecheranno risorse energetiche e si perderanno posti di lavoro”.

Renzi non gli ha risposto nel merito e al contrario ha difeso la decisione di invitare a non andare al voto: si è poi vantato di essere in linea con la posizione di Romano Prodi che, appoggiando il “no”, ha parlato del referendum come di “un suicidio nazionale“. E replicando al discorso di Emiliano ha osservato: “Certe frasi non sono da te. Non replico alle parole un po’ volgari e fuori luogo ‘venditore di pentole’ o ‘servo delle lobby’; non son da te. Michele tu devi recuperare il senso di appartenenza a una comunità: noi ti vogliamo bene”. Poco prima dell’inizio dei lavori è stato impedito a un gruppo di manifestanti no Triv di arrivare davanti alla sede del partito. La relazione di Renzi è stata approvata con 98 voti a favore e 13 contrari.

Renzi: “Tempa Rossa? Uno scandalo che ci siano voluti 27 anni per sbloccarla” (guarda il video integrale)
Il presidente del Consiglio ha aperto la direzione parlando di alcuni temi di politica internazionale su cui ha chiesto un approfondimento: dalle elezioni in Usa al Canada fino alla situazione in Sudamerica per chiudere con l’Europa. Renzi ha parlato di un’Unione europea in difficoltà, dove l’Italia sarebbe diventata, secondo Renzi, un esempio di stabilità “grazie alle riforme”.

Il presidente del Consiglio è poi entrato nel merito delle accuse degli ultimi giorni dopo le dimissioni del ministro Guidi: “Su Tempa Rossa si dice che il governo ha sbloccato un’opera privata che era stata scoperta nel 1989. Io credo che lo scandalo non è che venga approvato l’emendamento, è che ci siano voluti 27 anni. Io chiedo alla magistratura italiana di indagare più in fretta possibile”. E su questo ha commentato “non diteci che siamo uguali agli altri”: “Gli altri si nascondevano dietro la prescrizione, io dico fate in fretta. Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi”, ogni quattro anni, “e non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza”. Renzi ha poi fatto proiettare una serie di slide per elencare le opere sbloccate dall’esecutivo, dal tunnel del Brennero, a Expo 2015 fino a Bagnoli. “Se è reato sbloccare le opere pubbliche”, ha concluso, “io sto commettendo reato e continuerò a farlo”.

Il presidente del Consiglio ha respinto le accuse degli ultimi giorni delle opposizioni dicendo di essere pronto a far discutere la legge sul conflitto d’interessi più volte rimandata dal Parlamento. “Noi abbiamo fatto la legge sui reati ambientali e se vogliono votiamo la legge sul conflitto di interessi. Il governo delle lobby lo dicano a qualcun altro, ma io dico che è mio compito istituzionale che un’opera bloccata da anni arrivi a realizzazione”.

All’ordine del giorno della direzione anche il referendum sulle trivelle. “Ci sia l’onestà intellettuale di riconoscere che la posizione dell’astensione a un referendum che ha il quorum, è una posizione sacrosanta e legittima”. Il segretario ha poi ricordato l’astensione proposta dai Ds nel 2003 sull’articolo 18. “Non votare un referendum inutile e sbagliato è diritto di tutti: richiederebbe maggiore onestà intellettuale dire che è una posizione costituzionalmente corretta. La mia posizione sul referendum è un po’ meno dura di quella di Prodi che ha parlato di un suicidio per il Paese. Lui dice che le royalties debbano essere messe a disposizione di un principio energetico alternativo. Sono d’accordo”.

Il governatore della Puglia Emiliano: “Perché non abbiamo parlato prima del referendum?” (guarda il video integrale)
La direzione Pd è stata anche il momento per l’atteso confronto tra Renzi e il presidente della Puglia Michele Emiliano, più volte critico con la linea del governo e tra quelli che hanno annunciato il loro “sì” al referendum sulle trivelle. “Io e il presidente della Basilicata Marcello Pittella“, ha detto Emiliano ricostruendo le tappe che hanno portato alla consultazione, “ottenemmo un colloquio al ministero dello Sviluppo economico col sottosegretario Vicari, per discutere dei problemi reali che tutte le Regioni che rischiavano di avere con le trivellazioni. In quel colloquio chiedemmo di parlare col ministro o con una superiore autorità. Marcello mi chiamò dopo una settimana dicendo che gli avevano detto che non ci sarebbero stati altri incontri. C’era qualcosa al Mise che impediva il confronto? Io ho avuto dei sospetti”. Emiliano ha anche commentato le dichiarazioni di Renzi sui giudici di Potenza: “Ti ho sentito un po’ impudentemente parlare della magistratura di Potenza. Se avessimo parlato, avremmo potuto condividere un giudizio un po’ meno severo. Siamo capaci di andare avanti con un rapporto di fiducia?”.

Nel suo intervento il governatore ha chiesto più volte maggiore tempo di confronto con il segretario: “Io ho votato Renzi, non sono un pezzo della minoranza dem e continuo a pensare che sia un uomo di grande valore e determinazione, utilissimo per l’Italia, ma ti chiedo di fare la cortesia di ascoltare anche qualcuno che ha i capelli bianchi, che studia le cose”. E in merito a Tempa Rossa ha detto: “Ti hanno detto che la Puglia contrastava Tempa rossa? T’hanno detto una bugia. Hai fatto l’emendamento perché pensavi che servisse a superare il dissenso della Puglia, l’emendamento ‘frega-Puglia’, come lo chiamo io. Ma lo sai che la Puglia aveva dato parere favorevole a quell’emendamento? E lo sai che tuttora per fare Tempa rossa serve il consenso della Puglia?”.

Emiliano ha poi ribadito il suo sì alla prossima consultazione del 17 aprile. “Se il referendum vince, e io me lo auguro e voterò sì, tornerebbe in vigore la legge che stabilisce che ‘al fine di completare lo sfruttamento del giacimento possono essere concesse proroghe’ se ha adempiuto a tutti gli obblighi. Questa norma è stata in vigore fino a ieri”.

Sottosegretario De Vincenti: “Emendamento Tempa Rossa scritto insieme alle Regioni”
L’emendamento su Tempa Rossa è stato “concordato” con la Conferenza delle regioni e non c’è stata nessuna “notte degli imbrogli” in Parlamento per far approvare la norma. E’ stato questo l’intervento del sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti che, pur non facendone parte, ha chiesto alla direzione Pd di intervenire per “rendere conto sul mio operato”.

De Vicenti ha replicato al governatore della Puglia Michele Emiliano e alla minoranza del Pd, per primo sul merito dell’emendamento che ha sbloccato l’impianto in Basilicata, scritto insieme alla Conferenza delle regioni: “Sono venuti da me i presidenti di regione che ne fanno parte e insieme abbiamo scritto le norme entrate nella legge di Stabilità, anche quella sottoposta a referendum. I presidenti di regione ne sono testimoni”.

De Vicenti ha sottolineato: “La norma è stata concordata in quella riunione e poi presentata in Parlamento, dove è stata approvata dal Parlamento. E dal gruppo Pd all’unanimità. Se questo per Emiliano è un passo indietro non ci siamo capiti. Questo è interagire, costruire insieme soluzioni. Io non faccio passi indietro, credo in quello che stiamo facendo con il governo, bene”.

La replica di Renzi: “Michele tu sei meglio di così” (guarda il video integrale)
Nella replica agli interventi in direzione, Renzi non è entrato nel merito ma ha risposto semplicemente alle accuse e attaccato direttamente Emiliano. “Una delle critiche più cattive che circolano”, ha detto, “è che ci sarebbe una enclave sorda, chiusa e decide per i fatti propri. La ricostruzione banale e semplicistica del giglio magico che agisce per simpatia e antipatia può andare bene solo per tweet da strapazzo delle opposizioni”. Il segretario ha ribadito la difesa dell’astensione: “Quel referendum dice se a fronte di una concessione che scade si chiude tutto o si discute se andare avanti. E’ molto più sicuro terminare tutta l’estrazione di quello che c’è piuttosto che lasciare le cose a metà. L’astensione al referendum è un modo per dire no. Non lo facciamo per ingrossare la fila dell’antipolitica. Vogliamo farlo fallire perché riteniamo sia stato un errore proporlo”. Renzi si è anche rivolto direttamente a Michele Emiliano: “Ho molta stima e rispetto per Emiliano, per questo non replico a certe sue volgarità, hai detto che sono un venditore di pentole o che questo è il governo delle lobby. Michele, sei più intelligente di certe frasi”.

Ha poi specificato meglio le sue critiche ai giudici: “Dire che abbiamo attaccato la magistratura non fa i conti con la realtà: ho detto che si sono aperte tre sentenze e che non si è arrivati a conclusione. E’ vero che hanno concluso il primo grado di una di queste, ma è una questione che andrà a prescrizione tra 4 mesi: non c’è alcuna possibilità che quella vada a sentenza definitiva. Recuperare la dimensione della giustizia e della garanzie costituzionali è di sinistra, non è attaccare magistrati ma difenderli e non è che si diventa come Berlusconi”.

Renzi ha poi difeso gli investimenti di Eni: “Non solo non sono servo ma sono leader di partito che non ha preso soldi dalle aziende petrolifere. Ma io difendo l’Eni perché si fa così nei paesi civili e chiedo all’Eni di continuare ad investire. Se poi uno ruba deve andare in galera”. Il segretario Renzi ha anche risposto a Cuperlo: “Per me la sinistra è creare posti di lavoro. Per come mi hanno insegnato è fare investimenti, ma anche sbloccando ciò che è fermo e semplificandolo. Nelle pieghe dei procedimenti è più facile che si annidi la corruzione. Secondo me essere di sinistra è avere il coraggio di investire sulle energie rinnovabili”. E sulla critica secondo cui starebbe rischiando di rovinare il Pd ha detto: “E’ ingiusto. Questo partito è molto più forte di quello che sembra. Ci siamo caricati di una responsabilità enorme. Il Pd è un punto di riferimento per tanti italiani che non ne possono più dei nostri scontri interni“.

Cuperlo: “Comunità Pd piegata a una disciplina di potere e di corrente”
Tra i critici il primo a intervenire è stato Gianni Cuperlo che ha attaccato duramente il segretario. “La vicenda Tempa Rossa non penso si possa chiudere con la sintesi ‘Ho deciso io’. Perché il punto è proprio lì: nella catena decisionale. Un emendamento del genere bloccato un mese prima, viene inserito di notte perché lo decide il premier? La questione non è una telefonata ma il processo delle decisioni, il ruolo del Parlamento e la dialettica nel Pd”. Cuperlo ha poi continuato criticando strategia e metodi del segretario dem: “Penso che nel metodo e nel merito segretario non stai guidando il Paese in quelle riforme che servono. Vedo una distanza sempre più marcata tra il tuo modo di vedere la leadership e il bisogno di una società con differenze sempre più grandi”.

L’ex presidente Pd ha rimarcato anche la posizione del suo segretario sul referendum per le riforme costituzionali: “Quello di ottobre non è il tuo referendum e sbagliato è personalizzare la questione. Il problema che vedo è nella fragilità della classe dirigente che ha nelle mani il futuro. Io colgo il germe di una malattia. In questi due anni la comunità politica che hai ereditato sembra piegata a una disciplina di potere e di corrente. Io sento il peso di stare in questo partito. Io penso che tu sia una persona profondamente onesta, provo ammirazione per come costruisci i tuoi discorsi ed è una bella cosa. Ma non ti stai mostrando all’altezza del ruolo che ricopri. In questi passaggi delicati non hai la statura di un leader, anche se a volte coltivi l’arroganza dei capi. Questo può fare la rovina del Pd. Mi sembrava giusto dirtelo come piace a te, in faccia”.

Pittella: “Rabbia per il fango sulla Basilicata”
Intervento accesso anche quello del presidente della Basilicata Marcello Pittella: “Vi consegno la mia rabbia”, ha detto quasi gridando e condannando “il fango piovuto” sulla sua Regione. Il governatore ha poi annunciato delle iniziative legislative per i controlli sulle opere pubbliche. Il governatore ha rivendicato i risultati della propria giunta e il contributo della Basilicata nel fabbisogno energetico nazionale. “Ora questa regione paga il fio di presunte irregolarità. Vi consegno la mia rabbia. Certo dobbiamo lavorare ancora molto, ma questa è la Basilicata sana fatta dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Le responsabilità dei singoli vanno punite, ma il processo a una intera classe fatta da seminatori di discredito annidati in certa stampa è inaccettabile”. Pittella ha poi concluso dicendo che è necessario “rivedere le regole dei controlli”.