Giulio Regeni è stato ucciso perché resisteva alla rapina”. Sarebbe questo il motivo alla base dell’omicidio del ricercatore friulano, almeno a sentire la sorella e la moglie del capo della banda di criminali indicata dalle autorità egiziane come responsabile della tortura a morte del 28enne. La loro versione, secondo quanto riferito da una fonte della Procura generale del Cairo, è contenuta in una deposizione resa agli inquirenti del Paese nordafricano che indagano sul caso. Le due donne “hanno confermato che l’accusato ha effettivamente commesso questo atto ma non per ucciderlo, bensì per derubarlo – ha detto la fonte all’Ansa – La vittima però ha resistito, cosa che ha spinto l’accusato e i suoi compari ad aggredirlo: circostanza che ha causato il decesso” hanno aggiunto le due donne, riferendosi al principale sospettato, Tarek Saad Abdel Fatah, rimasto ucciso assieme ad altri quattro componenti della banda nello scontro a fuoco di ieri. Come segnalato nel comunicato del ministero dell’Interno diffuso ieri sera, le due donne sono Rasha Saad Abdel Fatah, sorella di Tarek, e la sua consorte, Mabrouka Ahmed Afifi. Secondo la fonte, la deposizione è stata fatta alla Procura di Shubra El-Khema, città di governatorato a nord del Cairo ma che fa parte dell’agglomerato urbano della capitale egiziana.

La pista della criminalità comune, tuttavia, continua a non convincere le autorità italiane, che considerano il caso tutt’altro che chiuso: “Non c’è alcun elemento certo che confermi che siano stati loro” hanno sottolineato gli investigatori di Roma, che hanno anche ricordato come, nonostante siano passati due mesi dalla scomparsa del ricercatore, le autorità italiane siano ancora in attesa di riceve dal Cairo alcuni documenti e atti dell’inchiesta egiziana, ritenuti fondamentali. E i genitori del ragazzo, in una dichiarazione all’Ansa, si dicono “feriti ed amareggiati dall’ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane” e “certi della fermezza con la quale saprà reagire il nostro Governo a questa oltraggiosa messa in scena”.

Oltre ai tempi sospetti e alla mancanza di collaborazione dall’Egitto, sono almeno tre le incongruenze nell’ultima ricostruzione egiziana. Il primo dubbio è legato proprio al ritrovamento dei documenti di Regeni: non è credibile, sottolineano fonti qualificate, che una banda di sequestratori e rapinatori abbia conservato per mesi passaporto e telefoni, con il rischio concreto di essere scoperti. Chiunque se ne sarebbe liberato all’istante. Il sospetto, dunque, è che quei documenti siano stati conservati da qualcun altro per poi farli saltare fuori al momento opportuno. Un altro punto che lascia molti dubbi è legato alle sevizie riscontrate sul corpo di Giulio e confermate anche dall’autopsia egiziana consegnata agli inquirenti italiani: perché una banda che aveva come unico obiettivo quello di rapinare Regeni lo avrebbe torturato per almeno una settimana?

Così come non è credibile, secondo le nostre autorità, la vicenda del conflitto a fuoco in cui sono morti tutti coloro che in qualche modo avrebbero potuto fornire informazioni utili. Allo stato, inoltre, non c’è una sola prova accettabile dal punto di vista processuale che consenta ai nostri investigatori ed inquirenti di avere elementi che riconducano l’omicidio del ricercatore ai rapinatori uccisi ieri. “Dobbiamo continuare a scavare seguendo le nostre piste per trovare prove certe e fugare i dubbi” hanno detto le fonti, sottolineando che ad oggi l’Egitto non ha ancora risposto a due richieste ritenute fondamentali: la consegna di tutte le immagini delle telecamere della zona dove abitava Giulio e delle due stazioni della metropolitana che avrebbe dovuto utilizzare la sera della scomparsa – che gli egiziani dicono essere state cancellate o non utili ma che i nostri investigatori vogliono comunque visionare – e la consegna dei tabulati con l’elenco dei telefoni che il 25 gennaio hanno agganciato la cella che copre la zona dove abitava il ricercatore e di quelli contenenti i cellulari che il 3 febbraio hanno impegnato la cella dove è stato ritrovato il cadavere di Giulio.