Avrebbe “usato gli indirizzi a disposizione da generale in congedo dell’esercito” per fare campagna elettorale alle primarie di Roma. Senza “ottenere il consenso” delle persone raggiunte dal materiale di propaganda. Usando l’incarico di governo per incutere “timore reverenziale nei confronti del personale militare”. Il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, ex sotto capo di Stato maggiore dell’esercito ed ex presidente del Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza) finisce sotto i riflettori. I parlamentari del Movimento 5 Stelle sostengono di essere venuti in possesso di documenti che solleverebbero più di un sospetto sull’uso improprio dei contatti di ufficiali e sottoufficiali dell’esercito a disposizione di Rossi, “generale in congedo”.

DIFESA SOTTO ATTACCO – Per vederci chiaro i pentastellati hanno presentato un’interrogazione parlamentare al Senato con Bruno Marton come primo firmatario. Aprendo un nuovo caso sul voto di domenica 6 marzo nella Capitale, che questa volta non tocca direttamente il Partito democratico. Ma investe un membro dell’esecutivo. Rossi, eletto in Parlamento nelle liste di Scelta civica (che ha poi abbandonato) e già al centro di una intricata battaglia sulla sua eleggibilità, si era infatti candidato al Campidoglio per il Centro democratico, arrivando terzo con il 2,9%. La questione non riguarda il risultato, ma la campagna elettorale per le primarie. Perché per cercare di ottenere più voti il sottosegretario “avrebbe inviato volantini politici via posta ordinaria, presso le abitazioni del personale militare domiciliato in comprensori militari” e avrebbe inoltre “inviato email con lo stesso contenuto agli indirizzi di posta elettronica istituzionale (esercito.difesa.it ) dei graduati, dei sottufficiali e degli ufficiali delle Forze Armate”, si legge nell’interrogazione de 5 Stelle. “Un comportamento inaccettabile. Chiediamo che Rossi venga rimosso dal suo incarico di governo, perché ha chiaramente abusato del suo potere”, dice Marton a Ilfattoquotidiano.it.

PRIVACY VIOLATA – Per carità, non c’è nessuna violazione delle norme imposte ai militari sulla propaganda elettorale. Ma i 5 Stelle ravvisano comunque “un abuso”, perché il personale militare destinatario dei volantini avrebbe potuto “sentirsi costretto a supportare la candidatura del generale Rossi”. E non solo. Il comportamento del sottosegretario potrebbe anche aver violato le “regole del Garante della privacy”. Le disposizioni prevedono un punto chiaro: “È necessario il consenso per particolari modalità di comunicazione elettronica come sms, e-mail, mms, per telefonate preregistrate e per invio di fax”. Stesso discorso viene fatto per i “dati raccolti automaticamente su internet o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider oppure dati presenti sul web per altre finalità”. Insomma “il generale Rossi avrebbe agito in contrasto con il provvedimento dell’Autorità Garante” utilizzando per scopi propagandistici indirizzi e-mail presenti sul web per finalità diverse da quelle istituzionali della difesa, senza ottenere il consenso dei titolari dei dati”. E, conclude Marton, “violazioni come queste in passato sono state sanzionate con multe salatissime da parte del Garante della privacy. Ci aspettiamo che ora avvenga lo stesso”.

REPLICA RINVIATA – E il sottosegretario Rossi cosa dice? Interpellato da ilfattoquotidiano.it sceglie il silenzio: “Preferisco non commentare in attesa di esaminare l’interrogazione del Movimento 5 Stelle”.

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