Tutto come annunciato da Vladimir Putin: questa mattina le truppe russe hanno iniziato a lasciare la Siria, visto che le autorità del Cremlino considerano “completata la missione”. Rientra quindi la maggior parte del contingente militare, anche se la decisione non è stata discussa con gli altri Paesi partner. Il primo a partire è stato un gruppo di aerei russi che ha lasciato la base russa di Hmeimim. Tra i velivoli, scrive Ria Novosti, ci sono i Tupolev Tu-154 e i bombardieri Su-34. Gli aerei, sottolinea il ministero, effettueranno degli stop lungo la rotta da 5000 chilometri che li riporterà a casa sia per rifornirsi di carburante sia per controlli tecnici.

Il rientro avviene nel giorno in cui la Siria entra nel sesto anno del conflitto che finora ha causato più di 270mila morti, mentre a Ginevra proseguono nuovi colloqui di pace tra governo e opposizione, sotto gli auspici dalle Nazioni Unite. Il 15 marzo 2011 è la data che segna l’inizio di rivolte popolari contro il regime di Assad, sfociate in un conflitto in cui diversi Paesi sono ormai coinvolti. E secondo i dati diffusi da Oxfam è stato il 2015 l’anno più tragico dall’inizio della guerra siriana. Nonostante il fragile cessate il fuoco, entrato in vigore il 27 febbraio e che ha risvegliato le proteste anti Assad nelle zone sotto il controllo dell’opposizione, la situazione umanitaria resta drammatica.

Intanto l’amministrazione Obama ha confermato la morte del comandante dell’Is in Siria, Omar al-Shishani, noto come Omar ‘il ceceno’, ritenuto il braccio destro di Abu Bakr al-Baghdadi. Al-Shishani era rimasto ferito nel corso di un raid aereo americano la settimana scorsa e, ha riferito la Cnn, è morto per le conseguenze delle ferite. Inizialmente si era parlato di una “probabile uccisione” nel corso del raid che ha provocato la morte di altri 12 combattenti Is. Secondo i funzionari citati dall’emittente, Shishani si era spostato nella zona di al-Shaddadi proveniente da Raqqa per un incontro con miliziani impegnati nei combattimenti nella zona.

Siria, vittime e sfollati – Sono 273.520 le persone morte in Siria a causa del conflitto, giunto oggi ai suoi cinque anni. Tra le vittime, 79.585 sono civili, secondo i dati resi noti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. I bambini rimasti uccisi sotto il fuoco sono almeno 13.694, mentre 8.823 sono le donne morte negli ultimi cinque anni. Tra le fila dell’opposizione, sono morti almeno 44.288 combattenti dei ribelli, delle fazioni islamici e delle milizie curdo-siriane di Unità di protezione Popolare. Circa 2.574 vittime sono disertori. A questi si devono sommare i 44.992 militanti dello Stato islamico, del fronte Nusra, e di altre organizzazioni radicali.

Secondo l’Osservatorio, tra le fila del governo sono rimasti uccisi 55.435 membri delle forze regolari; 38.208 uomini delle milizie filo-governative siriane; 1.041 militanti del gruppo sciita libanese Hezbollah; e 3.897 combattenti sciiti di altre nazionalità. In aggiunta, ci sono almeno 3.500 vittime la cui identità non è stata definita. Gli attivisti hanno avvertito che questo bilancio non include le 20mila persone disperse nelle prigioni del governo; i 5mila sequestri da parte dello Stato islamico; i 6mila prigionieri e dispersi o i 2mila ostaggi, membri delle forze lealiste, nelle mani delle fazioni islamiche, dell’Isis o di al-Nusra.