Il regime di Bashar al Assad che bombarda le postazioni dei ribelli, l’artiglieria turca e l’Isis che attaccano le milizie curde provocando la reazione della coalizione a guida Usa, lo Stato islamico che rivendica l’esplosione di un’autobomba. Il primo giorno della fragile tregua siriana, accettata da un centinaio di gruppi dell’opposizione e dal governo di Damasco, assomiglia molto a una normale giornata di guerra civile, quella che nel Paese va avanti da cinque anni. Il cessate il fuoco non ha fatto in tempo a scattare, alla mezzanotte di venerdì 26 febbraio, che le parti in causa hanno iniziato a violarla. Con l’eccezione della Russia, che ha comunicato di aver bloccato tutte le operazioni in Siria, e formalmente degli Stati Uniti, che sono intervenuti contro l’Isis che però non ha aderito alla tregua così come non l’ha fatto l’affiliato siriano di al-Qaeda, il Fronte al-Nusra.

Così suona come un’ammissione di impotenza il commento del presidente americano Barack Obama, che ha spiegato: “Non ci facciamo illusioni. Molto dipende da se il regime siriano e la Russia manterranno i propri impegni. Ci sono molti motivi per essere scettici. Nella migliore delle circostanze, la violenza non si fermerà subito. Agli aiuti umanitari deve essere consentito di raggiungere le aree sotto assedio”. “L’unico modo per sconfiggere l’Isis”, ha continuato Obama, “è mettere fine alla guerra civile e al caos in Siria, sotto il quale l’Isis prospera”. A ostentare soddisfazione è il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che in un colloquio telefonico con il leader dell’Alto comitato negoziale delle opposizioni siriane, l’ex premier Riad Hijab, “si è rallegrato per i primi segnali nel complesso positivi che sono finora pervenuti dal terreno”, si legge in una nota della Farnesina.

In generale però, secondo l’inviato dell’Onu de Mistura, il livello delle violenze nel Paese è fortemente diminuito dopo la mezzanotte, aprendo uno spiraglio di speranza per il riavvio dei negoziati tra governo e opposizioni il 7 marzo. Non ha negato le violazioni, affermando anzi che altre potranno avvenire nei prossimi giorni. Ma “la prima notte e la prima giornata – ha sottolineato – hanno dato l’impressione che tutti sono seri nel loro impegno di continuare con la cessazione delle ostilità”.

Artiglieria turca e offensiva Isis contro i curdi. Interviene la coalizione – Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, l’artiglieria turca ha bombardato le forze della milizia curda Ypg (Forze di difesa del popolo) che combattono l’Isis nella provincia di Raqqa, in una regione verso il confine turco. I jihadisti a loro volta hanno lanciato un’offensiva contro la cittadina di Tal Abyad, a nord della città di Raqqa, che dall’estate scorsa è nelle mani delle mani dei curdi. I miliziani dell’Ypg stanno rispondendo agli attacchi e i combattimenti proseguono intorno al centro abitato. L’osservatorio riferisce che i combattimenti coinvolgono anche le località vicine di Saluk ed Ein Essa e che si registrano almeno due morti tra i civili. A sostegno delle forze curde sono intervenuti gli aerei della coalizione internazionale a guida americana, che hanno effettuato una decina di raid aerei. Nell’attacco e negli scontri sul campo sono morti almeno 45 miliziani dell’Isis e una ventina di combattenti curdi, hanno aggiunto gli attivisti.

Mosca invece, per bocca dell’ufficiale dello Stato maggiore Sergei Rudskoy, ha fatto sapere di aver “fermato tutti i raid aerei nella ‘zona verde’, vale a dire quelle aree in cui unità armate che ci hanno inviato una richiesta di cessate il fuoco”. Il ministero della Difesa ha riferito che gli Stati Uniti hanno inviato una lista con i nomi di 6.111 combattenti che hanno firmato l’accordo per la cessazione delle ostilità e con l’indicazione di 74 aree da non bombardare.

“Bombe del governo Assad sui ribelli” – Da parte sua, il gruppo islamista ribelle Jaish al Islam afferma che elicotteri governativi hanno sganciato due “barili bomba” (ordigni imballati in contenitori di metallo) e lanciato colpi di mortaio sulle sue postazioni nei pressi di Damasco. Il Comitato supremo per i negoziati, la maggiore alleanza dell’opposizione siriana, in una nota, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di intervenire contro il regime di Assad che ha violato il cessate il fuoco. La televisione di Stato siriana ha risposto diffondendo la notizia che miliziani ribelli hanno violato la cessazione delle ostilità lanciando razzi su “aree residenziali” della capitale. I razzi sono stati lanciati da “terroristi” acquartierati alle porte della capitale, ha detto una fonte militare citata dall’emittente.

Stato islamico rivendica autobomba - Non è invece considerato una violazione della tregua lo scoppio di un’autobomba a Salamiya, nella provincia di Hama, che è stato rivendicato dai miliziani dell’Isis e secondo la televisione siriana ha provocato la morte di almeno due persone. L’esplosione è infatti avvenuta in una zona dove l’accordo sulla tregua non si applica. In un comunicato postato su Internet, l’Isis scrive che uno dei suoi uomini ha guidato l’auto imbottita di esplosivo contro un gruppo di militari e si è fatto esplodere tra di loro causando “20 morti e 35 feriti”. “L’attacco non è una violazione alla tregua”, ha precisato per questo motivo Rami Abdulrahman, capo dell’Osservatorio.

De Mistura: “Colloqui di pace riprendono il 7 marzo” – L’inviato dell’Onu Staffan De Mistura, parlando con i giornalisti a Ginevra nella prima mattinata di sabato, ha detto di aver notizia di un “incidente”, sul quale la sua squadra sta indagando, ma ha anche attestato che la situazione “si è calmata” a Damasco e nella vicina città di Daraya, controllata dai ribelli. Gli attivisti all’opposizione in varie parti del Paese hanno espresso “cautela”, ma uno di loro, Mazen al-Shami, che si trova vicino alla capitale, ha riferito che il sobborgo Ghouta orientale, controllato dai ribelli e teatro di aspri combattimenti, dopo la mezzanotte è “tranquillo per la prima volta dopo anni”. I colloqui di pace riprenderanno il 7 marzo, ha comunicato De Mistura.