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Wall Street Journal: “Tulsi Gabbard avvertì Trump che un attacco all’Iran avrebbe provocato una rappresaglia e la chiusura di Hormuz”

Avvertimenti che, come in passato, il presidente americano ha deciso di ignorare, non considerando l'allora direttrice della National Intelligence e cedendo, invece, alla pressione dell'alleato israeliano che prospettava il rischio di una Repubblica islamica in grado di costruire la bomba atomica
Wall Street Journal: “Tulsi Gabbard avvertì Trump che un attacco all’Iran avrebbe provocato una rappresaglia e la chiusura di Hormuz”
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Prima di ordinare l’attacco del 28 febbraio che ha scatenato la guerra contro l’Iran, Donald Trump era perfettamente a conoscenza delle conseguenze che questo avrebbe provocato, dalle ritorsioni contro le proprie basi e gli alleati del Golfo alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Ad avvertirlo per tempo, sostiene il Wall Street Journal, fu l’allora direttrice della National Intelligence, Tulsi Gabbard, che giorni prima dell’offensiva americana aveva fatto presente che un’eventuale uccisione della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, avrebbe provocato la reazione di Teheran.

Avvertimenti che, come in passato, il presidente americano ha deciso di ignorare non considerando i propri servizi segreti e cedendo, invece, alla pressione dell’alleato israeliano che prospettava il rischio di una Repubblica islamica in grado di costruire la bomba atomica. Anche su questo Gabbard ebbe da ridire nel corso della sua audizione in Senato del marzo scorso: dopo l’operazione Midnight Hammer del giugno 2025, “il programma di arricchimento nucleare iraniano è stato annientato” e, soprattutto, “da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire i loro impianti”. Una valutazione che contraddice apertamente la giustificazione utilizzata da Trump per lanciare l’operazione Epic Fury, ossia che “se non avessimo colpito entro due settimane, avrebbero avuto un’arma nucleare”.

La capa della National Intelligence, che si è poi dimessa a maggio 2026 a causa delle condizioni di salute del marito, era comunque tornata a far presente a Trump che Teheran avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz e attaccato le forze statunitensi e i loro alleati nella regione se avesse sferrato un nuovo attacco. Cosa avvenuta il 28 febbraio 2026. Oltre a lei, prosegue il quotidiano finanziario americano, anche alti funzionari, tra cui il vicepresidente, avevano avvertito il tycoon dei rischi di una guerra, ma i vertici del Pentagono lo avevano convinto che la superiorità militare statunitense avrebbe prevalso.

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