I genovesi si affannavano a riciclare carta, plastica e vetro nelle proprie case, impiegando tempo e risorse ma con l’obiettivo di contribuire almeno in parte alla salvaguardia dell’ambiente. I rifiuti, accuratamente divisi e gettati nelle diverse campane, finivano però tutti insieme nella discarica di Scarpino, senza distinzioni di alcun genere, vanificando lo sforzo e il lavoro dei cittadini e contribuendo invece ad avvelenare terra, aria e acqua di Genova. E’ questo il quadro che emerge dall’indagine dei carabinieri del nucleo ambientale del capoluogo ligure, che ha portato ai domiciliari sette persone tra dirigenti, soci e dipendenti di Amiu e Switch 1988 spa, principale subappaltante della municipalizzata genovese per la raccolta differenziata dei rifiuti della città e al sequestro di beni per 1 milione di euro.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati ambientali e contro la Pubblica Amministrazione e al traffico illecito di rifiuti. Tra i destinatari delle ordinanze cautelari Maurizio Dufour, socio e presidente del cda di Switch 1988 spa, Roberto Curati e Stefano Ionadi, rispettivamente socio e dipendente della stessa società, Massimo Bizzi, dirigente di Amiu Genova e i dipendenti Roberta Malatesta, Tonito Magnasco e Claudio Angelosanto.

Secondo le indagini, fra il 2010 e il 2013 circa il 30% dei rifiuti destinati al riciclo sono stati gettati dagli operatori della Switch nella discarica di Scarpino, mentre l’Amiu dichiarava percentuali di rifiuti riciclati intorno al 35 e 40%. In realtà la differenziata era circa il 10%. L’operazione, secondo quanto spiegato dagli stessi carabinieri, rappresenta la prosecuzione dell’attività che il 13 novembre 2014 aveva portato all’arresto dei fratelli Mamone e della famiglia Raschellà e dell’allora dirigente dell’ufficio acquisti dell’Amiu, Corrado Grondona, denunciato nel nuovo filone d’indagine.

Tra gli indagati anche un gruppo di Vigili del Fuoco, pagati – secondo l’accusa – per evitare una denuncia penale. Nell’ordinanza firmata dal gip Roberta Bossi, si legge che tre pompieri avrebbero accettato dal rappresentante legale della società 800 euro a titolo di sponsorizzazione per omettere la segnalazione all’autorità giudiziaria di un incendio avvenuto nell’impianto della Switch.