Il giorno dopo le primarie del centrosinistra a Roma, il Pd deve fare i conti con i numeri: 47mila e 317 le persone che sono andate alle urne per scegliere Roberto Giachetti (64,1 per cento delle preferenze). Ma addirittura 2866 sono state le schede bianche, mentre 843 quelle nulle. E se le opposizioni, M5s in testa, parlano di flop, a fare più male di tutte sono le critiche per la scarsa affluenza che arrivano dalla stessa minoranza. “I numeri testimoniano un’inquietudine, elettori che non capiscono dove va il Pd”, ha commentato il leader dei critici Roberto Speranza. A fomentare i malumori sono state tra le altre cose anche le parole del presidente Matteo Orfini che, in un’intervista a Repubblica, ha giustificato i numeri ridotti dicendo che sono venuti a mancare quelli “poco puliti”: “A Roma nel 2013 era andata più gente ai gazebo, ma erano i 100mila delle truppe cammellate dei capibastone poi arrestati, del pantano che portò a Mafia Capitale, delle file di rom”, ha detto. Parole che per la minoranza hanno rappresentato “un’offesa”. Intanto a Napoli sta facendo discutere il video di Fanpage.it in cui si vedono consiglieri davanti ai seggi che offrono 2 euro alle persone per votare la candidata Valeria Valente.

In serata sono arrivati anche i dati definitivi su Roma. Hanno votato alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Roma 47.317 persone: 43.607 i voti validi, 2.866 le schede bianche, 843 quelle nulle, 1 quella contestata. Roberto Giachetti ha ottenuto 27.968 voti, pari al 64,1% dei votanti alle primarie di Roma. Roberto Morassut ne ha guadagnati 12.281 pari al 28,2%; Domenico Rossi 1.320 voti (3%); Chiara Ferraro, la giovane autistica 915 voti (2,1); Stefano Pedica 594 (1,4%) e Gianfranco Mascia 529 (1,2%).

Orfini ha detto di essere comunque soddisfatto del risultato. “Noi democratici”, ha detto nell’intervista a Repubblica, “siamo felici. Siamo un Paese in cui la destra sceglie i candidati in tre – Salvini, Meloni e Berlusconi – e neppure si mettono d’accordo. I 5 Stelle li scelgono con qualche migliaio di click spiati da Casaleggio. Noi democratici con decine di migliaia di persone che alla luce del sole esprimono liberamente il loro voto”. Una visione per nulla condivisa da Speranza: “Non è stato facile, inoltre, spiegare ai romani come un’esperienza del Pd si sia interrotta dal notaio. Non si può dire, come ha fatto Orfini, che il calo dell’affluenza alle primarie di Roma sia dovuto alla mancata partecipazione di rom e capibastone: frasi di questo tipo sono offensive per migliaia di romani che fanno parte del mondo del centrosinistra e che chiedono un Pd diverso”.