“Sono prigioniero politico”, scherza Giuseppe Vacciano. La cui storia di senatore ex Movimento 5 Stelle, oggi iscritto al gruppo Misto, è a dir poco paradossale. Per ben due volte, infatti, l’Aula di Palazzo Madama ha respinto le sue dimissioni da parlamentare. E ora, in attesa della terza votazione e del sospirato ritorno al suo lavoro in Bankitalia, si ritrova intrappolato nelle maglie dei regolamenti. “Una decisione dettata dalla coerenza – assicura a ilfattoquotidiano.it spiegando le ragioni che lo hanno indotto alle dimissioni –. Nel momento in cui ho capito che la mia esperienza con il M5S era conclusa, insieme ad essa considero conclusa anche quella politica”.

Da qui dunque la decisione di rimettere il mandato…

“Esatto, per restituire ai cittadini un rappresentante della forza politica con sui sono stato eletto”.

Cioè il Movimento 5 Stelle che intanto ha lasciato. Come mai?

Tutto è iniziato nel dicembre 2014. Quando ho ritenuto non più possibile proseguire il mio cammino nel M5S che, a mio avviso, si era allontanato dalle sue origini, dal movimento che avevo conosciuto nel 2008 e con il quale ho fatto il lungo percorso che mi ha portato fin qui.

Cosa ha pesato sulla sua decisione?

Le scelte organizzative. A cominciare dalla decisione di creare una struttura, in qualche modo partitica, violando lo spirito del non statuto. Una struttura segretariale identificata in cinque persone scelte da Grillo (il cosiddetto direttorio, ndr), che, in un movimento che si definisce orizzontale, avrebbe dovuto passare attraverso una consultazione. Cosa che non c’è stata. Per di più il vertice si è allargato a Casaleggio che ho sempre considerato un fornitore di servizi al Movimento ma al quale non ho mai attribuito alcun ruolo politico. Insomma, una decisione che ha trasformato il Movimento in qualcos’altro rispetto a quello del 2008 quando avevo iniziato a frequentare il meetup.

Così decide di dimettersi da senatore…

Sì, per ben tre volte. Le prime due richieste sono già state respinte dall’aula di palazzo Madama e ora sono in attesa che venga calendarizzata la terza. Tra la prima e la seconda ho dovuto sollecitare per ben nove volte il voto al presidente del Senato Pietro Grasso. Per la terza, i solleciti sono già a quota due.

E se anche stavolta le rispondessero picche?

Forse non mi resterebbe che ricorrere alla Corte dei diritti dell’uomo. Scherzi a parte, capisco la valenza costituzionale di un primo rifiuto dal momento che, storicamente, la Costituzione, sull’onda dell’esperienza del fascismo, tutela il parlamentare da possibili pressioni esterne. Ma una volta appurato che non c’è stata alcuna interferenza e verificata la motivazione politica alla base delle dimissioni non vedo francamente come si possa non prendere atto della situazione.

Eppure le hanno risposto picche già due volte: come lo spiega?

Ormai non mi sorprendo più di niente. Speravo che con il secondo passaggio in Aula chiudessero la vicenda. Che, peraltro, considero una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini.

Non sarà che votando contro le sue dimissioni la maggioranza stia cercando di impedire che al Senato, dove i numeri ballano, arrivi un nuovo parlamentare a rafforzare il principale partito di opposizione, ossia il M5S?

Il ragionamento sarebbe fondato se io avessi dimostrato, nel corso di questo anno abbondante, un qualche tipo di interesse per l’attività della maggioranza. Ma la mia posizione, come dimostrano anche i voti da me espressi, è rimasta esattamente quella che era quando facevo ancora parte del M5S. E cioè di completa avversione, nel rispetto dell’impegno che ho preso con i cittadini e non con un partito. Se io sono venuto qui per mandare tutti a casa e fare opposizione a quelle forze politiche che finora hanno governato il Paese non è che cambio idea perché non mi ritrovo nelle scelte organizzative del Movimento 5 Stelle. Senza contare che, se avessi voluto farlo, lo avrei già fatto.

Ha ricevuto offerte al riguardo?

Contatti ce ne sono stati, ma nessuna offerta esplicita. Anche perché sono sempre stato molto chiaro con tutti. Chi mi conosce, non può non testimoniare la serietà con cui ho partecipato alla vita del Movimento 5 Stelle. E sin dal 2008 quando di elezioni ancora quasi non si parlava.

E se gliel’avessero fatta, questa proposta?

L’avrei rifiutata senza dubbio. La politica, per me, è un’esperienza chiusa.

 

Twitter: @Antonio_Pitoni