“Da qui a fine legislatura non ci tireremo in dietro”. Se ancora ci fosse stato bisogno di ufficializzare il sostegno nei fatti di Denis Verdini al governo Renzi, il salotto di Bruno Vespa era sicuramente il posto giusto. “Il nostro è un atto di convincimento e non di generosità”. L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, plurimputato e un tempo fautore del patto del Nazareno, lo ha detto in quella che più volte è stata definita la seconda sede del Parlamento italiano: la trasmissione di “Porta a Porta“. Ed è andato oltre, definendo “inevitabile la nascita di un gruppo centrista con Alfano, Tosi e Fitto”: “C’è tempo”, ha specificato. Ma intanto il viceministro di Scelta Civica Enrico Zanetti lo ha già “benedetto” (“E’ meglio di Alfano. La sinistra Pd sa solo ricattare”) e il 19 marzo ci sarà una convention di tutte le sigle fuori da Forza Italia con Verdini come ospite d’onore.

Nel Pd la corsa degli ultimi giorni (o mesi) è quella di smarcarsi dal difficile alleato che nessuno ufficialmente a chiesto ma che più di una volta ha garantito la sicurezza, almeno a Palazzo Madama. I senatori verdiniani sono 19 (e potrebbero aumentare ancora) e rappresentano ormai un contraltare alla minoranza dem dissidente. Solo ieri il ministro delle Infrastrutture ed ex braccio destro Graziano Delrio aveva specificato “quelli di Verdini sono voti aggiuntivi, limitatamente a una legge”, con un tono che a molti ha fatto gridare alla frecciata diretta proprio a Renzi. Il senatore di Ala non si è scomposto: “Ormai sono lo zimbello della sinistra Pd, il punto di riferimento delle loro crisi. Risolvano loro il problema. Dai partiti si entra, si esce…io me ne sono andato”.

Verdini ha poi spiegato a Vespa le ragioni del sì del suo gruppo Ala alla fiducia al ddl Unioni civili: “E’ un voto che ci compromette e in teoria significherebbe entrare in maggioranza. Il nostro voto è stato importante, ponderato, avvenuto su legge di civiltà”. Ha quindi precisato che “non avendo fatto trattative, siamo liberi, non abbiamo chiesto ministri sottosegretari”. Insomma per Verdini il voto con la maggioranza è il risultato di un percorso iniziato molti mesi prima: “Questa legislatura”, ha continuato, “sin dall’accordo tra Pd e Pdl con il governo Letta, è una legislatura costituente. Quindi, i futuri sì alla fiducia saranno frutto di una coerenza. Non è una cosa così sporca e ipocrita come qualcuno vorrebbe delineare”. Il pensiero di Verdini va oltre, a un’alleanza con i centristi per creare una nuova formazione politica: ” L’unione dei centristi”, ha detto, “è un percorso inevitabile, ma non bisogna né anticiparlo, né precipitarlo. Un centro spezzettato crea confusione negli elettori” ma negando, allo stesso tempo, qualsiasi pressione su Renzi da parte sua e di Angelino Alfano su una modifica all’Italicum proprio in funzione di un nascente alleato centrista.

Il senatore toscano non fa nulla per nascondere la stima e il rapporto di intesa con il presidente del Consiglio. E quando Vespa gli ha chiesto “cosa mi accomuna a Renzi?”, ha risposto: “La fiorentinità. Siamo franchi, diretti, siamo un po’ spregiosi, due tipi alla Monicelli”. Ma ancora, per Verdini non basta: “Dopo il referendum sulla riforma del Senato entrerò in maggioranza? I matrimoni si fanno in due e non è vero che Renzi mi ama. Ma è una persona che ha questa forza, questa grande determinazione, mi ricorda qualcuno….”.