“Eccoci finalmente approdati alla Casa delle Libertà“. Non si è capito cosa intendesse l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Forse intendeva dire, con una provocazione, che ormai la maggioranza di governo si avvicina a una specie di rifondazione del centrodestra. Forse ricordava i celebri spot di una parodia di Corrado Guzzanti, nei quali la Casa delle Libertà era il posto in cui tutti facevano un po’ quello che pareva loro. Di certo il riferimento è al voto di fiducia al governo da parte del gruppo di Ala, guidato da Denis Verdini. “Se uno che vota la fiducia – aggiunge l’ex leader – non è in maggioranza, allora uno che non la vota non è all’opposizione… Siamo fra aggiuntivi e disgiuntivi, siamo nella Casa delle Libertà. Devo riconoscere a Renzi una straordinaria qualità: è riuscito a cambiare le papille gustative di un bel pezzo dell’area democratica e del mondo dell’informazione visto che ora Verdini risulta improvvisamente commestibile. Io continuo a trovare questa cosa piuttosto sorprendente“. Per Bersani “non è vero che abbiamo bisogno di Verdini come non era vero che avevamo bisogno di Berlusconi con il Patto del Nazareno. E’ una scelta, Renzi scelga se vuol fare quello che rottama o quello che resuscita e su questo bisognerebbe fare una discussione anche congressuale”.

Renzi, con il patto sulle riforme con il leader di Forza Italia, aveva permesso all’ex Cavaliere di tornare da protagonista nella scena politica, anche se poi le cose sono andate malino per il partito degli azzurri. E ora ha recuperato dagli esuli forzisti una pattuglia che garantisce al governo una sorta di cintura di sicurezza, che – per così dire – taglia le ali della maggioranza e rinsalda la stabilità dell’esecutivo. A maggior ragione dopo che Verdini ha confermato che da qui in avanti nei voti di fiducia si potrà contare sul suo gruppo, confermando le parole di Lucio Barani (il capogruppo al Senato) all’indomani del voto sulle unioni civili. Con la presenza della ventina di senatori verdiniani, infatti, viene banalizzata da ora in avanti qualsiasi minaccia sia da parte dei centristi di Alfano e Casini sia da parte della minoranza Pd, sempre più stretta nell’angolo.

Il leader della sinistra Pd contesta al capo del governo anche la “risposta tranciante e arrogante” alla richiesta di un congresso anticipato da parte della maggioranza del partito: “Mi spiace non si veda che un po’ di gente sta cercando di raffigurare un Pd ospitale per chi ha un’idea di sinistra. Se non si apprezza questo sforzo, vuol dire che non si sta capendo cosa sta succedendo. E’ evidente che ci sono dei problemi e una discussione congressuale sarebbe più che utile. Cercheremo comunque di far vivere discussione nel partito”. Il riferimento è tra l’altro alla tre giorni organizzata a Perugia a metà marzo dalla sinistra del partito. Di certo Bersani non se ne vuole andare: “La scissione la faranno loro, non io. Ci vuole un bel fisico a mandare fuori me”. Qualcuno nel Pd – gli dicono – la vedrebbe già fuori dal partito. “Qualcuno mi vedrebbe anche peggio”.