No a sete di guadagno, raccomandazioni, favoritismi, disonestà e facili compromessi”. Lo ha detto Papa Francesco davanti ai 7mila rappresentanti di Confindustria ricevuti, per la prima volta in 106 anni di vita della confederazione da un Pontefice, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Anche agli imprenditori Bergoglio non ha risparmiato la sua ormai consueta “bastonata papale”: “Siete chiamati a tutelare la professionalità, e al tempo stesso a prestare attenzione alle condizioni in cui il lavoro si attua, perché non abbiano a verificarsi incidenti e situazioni di disagio. La vostra via maestra sia sempre la giustizia, che rifiuta le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi, e le deviazioni pericolose della disonestà e dei facili compromessi. La legge suprema sia in tutto l’attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile. Sia questo orizzonte di altruismo a contraddistinguere il vostro impegno: esso vi porterà a rifiutare categoricamente che la dignità della persona venga calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno”.

Il Papa, che numerose volte nei primi tre anni di pontificato ha denunciato con forza il dramma della disoccupazione, sottolineando che in alcuni casi in Europa esso porta anche a suicidi giovanili omessi dalle statistiche ufficiali, ma anche puntando il dito contro il lavoro nero e le discriminazioni verso le donne, ha sottolineato che “dinanzi a tante barriere di ingiustizia, di solitudine, di sfiducia e di sospetto che vengono ancora erette ai nostri giorni, il mondo del lavoro, di cui voi siete attori di primo piano, è chiamato a fare passi coraggiosi perché ‘trovarsi e fare insieme’ non sia solo uno slogan, ma un programma per il presente e il futuro”. Francesco ha chiesto agli imprenditori di mettere “al centro di ogni impresa l’uomo: non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze e le sue fatiche”.

Un’attenzione alla persona concreta che, come ha spiegato Bergoglio, comporta una serie di scelte importanti: “Significa dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall’angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli; significa saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umiltà e fiducia progetti e idee; significa fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilità crei altra responsabilità, la speranza crei altra speranza, soprattutto per le giovani generazioni, che oggi ne hanno più che mai bisogno”.

Ai membri di Confindustria il Papa ha anche chiesto di non dimenticare le famiglie, ma anche gli anziani e soprattutto i giovani disoccupati. “Nel complesso mondo dell’impresa, – ha spiegato Francesco – ‘fare insieme’ significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati. Tra questi, anzitutto, le famiglie, focolai di umanità, in cui l’esperienza del lavoro, il sacrificio che lo alimenta e i frutti che ne derivano trovano senso e valore. E, insieme con le famiglie, non possiamo dimenticare le categorie più deboli e marginalizzate, come gli anziani, che potrebbero ancora esprimere risorse ed energie per una collaborazione attiva, eppure vengono troppo spesso scartati come inutili e improduttivi. E che dire poi – si è domandato il Papa – di tutti quei potenziali lavoratori, specialmente dei giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati?”.

L’invito di Bergoglio a Confindustria è a “impostare il lavoro non sul genio solitario di un individuo, ma sulla collaborazione di molti. Significa, in altri termini, ‘fare rete’ per valorizzare i doni di tutti, senza però trascurare l’unicità irripetibile di ciascuno”. La missione che Francesco ha affidato agli imprenditori è a fare del “bene comune” la “bussola che orienta l’attività produttiva, perché cresca un’economia di tutti e per tutti, che non sia insensibile allo sguardo dei bisognosi. Essa è davvero possibile, a patto che la semplice proclamazione della libertà economica non prevalga sulla concreta libertà dell’uomo e sui suoi diritti, che il mercato non sia un assoluto, ma onori le esigenze della giustizia e, in ultima analisi, della dignità della persona. Perché – ha concluso il Papa – non c’è libertà senza giustizia e non c’è giustizia senza il rispetto della dignità di ciascuno”.

Twitter: @FrancescoGrana