Rinviato il voto sull’olio tunisino. Ieri il Parlamento europeo ha dato il via libera a due emendamenti che, de facto, aprono ad un nuovo negoziato con gli Stati membri. Infatti l’emendamento del Movimento 5 Stelle obbliga la Tunisia a esportare esclusivamente olio proveniente da olive tunisine ed era stato presentato proprio al fine di rassicurare i consumatori italiani sulla reale provenienza dell’olio. E il provvedimento torna così al Consiglio Europeo, dal momento che le decisioni vengono prese con la procedura della codecisione fra Commissione, Parlamento e Consiglio. Ma intanto ecco l’allarme della Coldiretti sull’olio tunisino: “Adesso aumenteranno le frodi”, dicono. Il giorno dopo è il momento delle analisi e delle valutazioni. E della preoccupazione. “Il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell’olivicoltura nazionale – osserva preoccupato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – è il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori“.

In sostanza una potenziale amplificazione di quelle frodi, documentate anche da una serie di report che l’Agenzia della Dogane ha negli ultimi anni posto all’attenzione del Ministero dell’Agricoltura, senza dimenticare il caso del presunto cartello italo-spagnolo dell’olio in conflitto di interessi con tre marchi nostrani inglobati da una multinazionale spagnola. “Grazie al M5S il provvedimento è stato rinviato, Pd ridicolo a cantar vittoria” commenta il gruppo dei pentestellati al Parlamento europeo. Per loro il voto sull’olio tunisino è stato rinviato, obbligando così l’apertura di un nuovo negoziato con gli Stati membri. “Grazie alla nostra battaglia politica la partita è riaperta. Alcuni esponenti del Partito Democratico che adesso cantano vittoria dovrebbero ricordarsi il voto a favore dei suoi esponenti in Commissione Commercio Internazionale”. Il testo emendato infatti ora andrà al vaglio del Consiglio europeo dell’Agricoltura che lo discuterà. Secondo il M5S in questa sede il Ministro Maurizio Martina “avrà il dovere di difendere il Made in Italy e di essere coerente con le sue dichiarazioni alla stampa e non potrà più sfuggire alle sue responsabilità e dovrà rigettare questa proposta”. In più, sostengono, la storia della limitazione temporale è una falsa conquista perché già presente nella proposta originaria della Commissione. Per questo in occasione della prossima plenaria di Strasburgo il gruppo dei Cinque Stelle Europa incontrerà l’Alto Rappresentante Federica Mogherini a cui nei giorni scorsi avevano rivolto un appello per un incontro urgente, proprio al fine di discutere delle misure di aiuto alla Tunisia alternative rispetto all’importazione senza dazi.

Il nervo scoperto rimane quello della tracciabilità, così come più volte rilevato da chi chiede a gran voce il riconoscimento ufficiale dell’origine geografica. Tra l’altro uno strumento scientifico esiste, ovvero la Tac salva olio per smascherare gli extravergine fasulli, realizzata dal gruppo di ricerca del laboratorio di Chimica Generale ed Inorganica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, guidato dal Professor Francesco Paolo Fanizzi, che si occupa di caratterizzazione di oli extravergine di oliva e che è anche consulente ufficiale della Commissione Parlamentare contro la Contraffazione. Ecco perché, al netto di timori su prodotti extra Ue e rischio di svilimento dell’extravergine made in Italy, diventa ancora più urgente, come chiede Coldiretti, che si giunga alla piena attuazione delle norme già varate con la legge salva olio, la n. 9 del 2013. Il riferimento è ai controlli per la valutazione organolettica e relativi ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata, dal momento che senza una banca dati per la definizione delle varietà autoctone, così come l’onorevole Francesco Cariello (M5S) ripete da tempo, non si ha la certezza dell’origine geografica dell’olio stesso.

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