Le intercettazioni illegali degli Stati Uniti contro obiettivi italiani, lanciate ieri in prima pagina da Repubblica, sono maneggiate con estrema prudenza nei palazzi della giustizia e della politica. Da un lato perché in Italia vige l’obbligo dell’azione penale e l’autonomia della magistratura, un cocktail micidiale nelle relazioni tra alleati ‘diseguali’ come Usa e Italia. In altri termini, mentre i politici in Francia o Germania, dopo una levata di scudi a uso interno, possono lasciar correre per carità di Nato, l’Italia è alle prese con una situazione simile a quella del caso Abu Omar.

Allora solo a Milano (nonostante gli americani avessero eseguito le loro ‘sporche’ operazioni in tutto il mondo) si è indagato per sequestro di persona (come era giusto) persino il vertice della Cia in Italia. Allo stesso modo, in teoria, oggi il procuratore di Roma potrebbe o meglio dovrebbe aprire un fascicolo e dare una delega ai carabinieri sul personale Usa operante sul territorio nazionale. In teoria. Ieri la Procura di Roma si è affrettata a far sapere che procederà solo dopo un esposto. Chissà se basterà quello annunciato dall’associazione Tribunale Dreyfuss. Silvio Berlusconi una delle presunte vittime, ieri ha mandato avanti i vari Brunetta e Santanchè per sfruttare mediaticamente la storia del complotto planetario per disarcionarlo nel 2011. Nel concreto però, l’avvocato Niccolò Ghedini è stato incaricato di seguire la vicenda alla lontana: “Prima accerteremo i fatti e solo dopo valuteremo se fare un esposto in Procura”.

Il secondo punto è che i fatti sono poco chiari. Berlusconi, a leggere i documenti, non sembra essere stato intercettato. Wikileaks ieri ha pubblicato cinque documenti sull’Italia: le sintesi di due presunte intercettazioni e i nominativi – con tanto di numero di telefono – dei tre obiettivi delle intercettazioni abusive della Nsa americana. Tra i tre non c’è Berlusconi e non c’è nemmeno il suo collaboratore Valentino Valentini.

Il titolo della prima intercettazione pubblicata da Wikileaks sul sito però è: “Conversazione intercettata tra il premier italiano Berlusconi e il premier israeliano Netanyahu dimostra che Berlusconi ha promesso di intervenire per ricucire lo strappo nelle relazioni tra Israele e gli Stati Uniti”. Wikileaks e i suoi partner hanno accreditato l’esistenza di una registrazione abusiva della National Security Agency americana ai danni del premier italiano e-o israeliano di allora. Però se si legge l’incipit del testo viene qualche dubbio: “Secondo i report della diplomazia italiana del 13 marzo, lo Stato di Israele si è rivolto all’Europa e in particolare all’Italia, per aiutare a richiudere la frattura nelle sue relazioni con gli Stati Uniti”. Dunque la Nsa non avrebbe intercettato Berlusconi ma gli autori dei report diplomatici sull’incontro Berlusconi-Netanyahu.

La seconda ‘intercettazione’ pubblicata da Wikileaks e ripresa da Repubblica-L’espresso è titolata “conversazione intercettata” di Valentino Valentini. Nella sintesi c’è il racconto del vertice a tre del 22 ottobre del 2011, quello seguito dalla risatina complice ai danni di Berlusconi della cancelliera tedesca Angela Merkel con il premier francese Nicolas Sarkozy.

Quell’incontro, spiega il cable della Nsa pubblicato da Wikileaks: “È stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro nei confronti del governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non accettavano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicasse…”.

Niente di sensazionale anche perché a ben vedere nemmeno Valentini è uno dei tre target che sono stati intercettati dalla Nsa, almeno stando ai documenti pubblicati da Wikileaks. I tre target sono: l’ambasciatore Bruno Archi, poi divenuto viceministro degli esteri del governo Letta e ora deputato di FI; l’ambasciatore Stefano Stefanini, allora Ambasciatore d’Italia presso la Nato e l’attuale ambasciatore in Iraq, Marco Carnelos.

Probabilmente i due report contenenti il resoconto del contenuto dell’incontro Berlusconi-Netanyahu e del vertice Berlusconi-Sarkozy-Merkel sono basati sulle conversazioni intercettate sui loro tre telefoni. Non ci sono prove che il leader di Forza Italia e nemmeno Valentini siano stati intercettati. Ciò non toglie nulla alla gravità dei reati commessi dagli statunitensi ai danni dei funzionari di uno stato alleato. Se però gli unici telefonini intercettati fossero quelli di Archi, Carnelos e Stefanini, si disinnescherebbe in parte la questione politica. A decidere se presentare la querela contro Obama e Hillary Clinton, infatti, non sarebbe Berlusconi o Valentini ma tre diplomatici, per carriera e per definizione votati alla prudenza nelle relazioni internazionali.

Da il Fatto Quotidiano del 24/02/2016