Le celebrazioni per i due anni del governo Renzi partono dall’Abruzzo, da una conferenza con la stampa estera e con la prima pagina facebook di Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, a due anni dalla nascita del suo esecutivo, dice di essere a metà strada, “la legislatura finisce nel febbraio 2018″. Spiega che “è certo che in due anni molte iniziative stanno andando avanti, l’Italia aveva il segno meno al Pil e ora ha il segno più, ancora non sufficiente, così come sull’occupazione, c’era una legge elettorale bloccata che abbiamo fatto così come la riforma della scuola“.

Ma resta del lavoro da fare e il capo del governo lancia un sondaggio su facebook: “Buongiorno. Qui trovate ventiquattro slide sui primi ventiquattro mesi di governo. Siamo a metà del cammino, mancano ancora due anni. Qual è per voi la priorità? Qual è secondo voi la riforma più urgente, adesso?”.

Buongiorno. Qui trovate #ventiquattro slide sui primi #ventiquattro mesi di governo. Siamo a metà del cammino, mancano…

Pubblicato da Matteo Renzi su Domenica 21 febbraio 2016

E per l’occasione la presidenza del Consiglio dei ministri sbarca su Facebook, con un profilo attivato oggi. Palazzo Chigi è già presente su Twitter dal novembre 2012, con un profilo che ha quasi 500mila follower e ha un canale per i video su YouTube, oltre che una galleria continuamente aggiornata di immagini su Flickr. L’esordio su Facebook segna la presenza sul social network più diffuso in Italia. Il profilo della presidenza del Consiglio ha per immagine il logo di Palazzo Chigi. Per ora sulla bacheca virtuale sono stati pubblicati un video dei due anni del governo Renzi e le slide sulle riforme e i provvedimenti varati.

Oggi per celebrare i due anni dall’insediamento Renzi sarà in Abruzzo dove visiterà i laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare sul Gran Sasso, ad Assergi e poi l’azienda Walter Tosto di Chieti (che opera nel settore del materiale per la raffinazione del petrolio).

Intanto durante la conferenza con la stampa estera il presidente del Consiglio ha sottolineato che l’esecutivo è impegnato a costruire per l’Italia un ruolo di primo piano nei rapporti internazionali: “In passato l’Italia ha perso qualche occasione ma adesso è tornata con una presenza in politica estera da protagonista – assicura il capo del governo – ora non solo siamo ai tavoli internazionali ma vogliamo starci da protagonisti con i nostri partner perché per anni si è fatto credere che l’Italia era talmente in difficoltà da non poter giocare la sua partita”.

Rientra in questo contesto la fitta agenda internazionale del premier: “Il 18 giugno sarò a San Pietroburgo raccogliendo un invito di Vladimir Putin, che ho già incontrato al Cremlino a marzo 2015″, annuncia il premier rispondendo a una domanda sul forum economico in programma a giugno in Russia. “E’ assurdo – aggiunge – non coinvolgere tutte le forze e i Paesi di buona volontà contro l’Isis, che è di gravità inaudita. Continuo a pensare sia necessaria una grande convergenza internazionale e il ruolo della Russia sia molto importante”. L’appuntamento successivo è in Iran: “Sarò ad aprile a Teheran. Al tavolo di Ginevra sull’Iran – ricorda Renzi – l’Italia non c’era perché i miei predecessori scelsero di non starci, il che suona stravagante se si considerano i rapporti storici tra Italia e Iran”.

Ma prima, il viaggio negli Stati Uniti: “Saremo a marzo al vertice promosso da Obama sul nucleare che quest’anno si tiene a Washington. E’ il terzo summit sulla lotta alla minaccia nucleare, un argomento su cui l’Italia ha carte da spendere sia in termini industriali di smaltimento del nucleare, che politici”. “Il 30 e il 31 marzo – spiega – sarò a Washington. Prima, in soli due giorni, sarò in Nevada, Illinois e Massachusetts”. A novembre, poi, gli americani saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente: “Se parlo da premier, dico che lavoreremo con chiunque sarà il nuovo presidente americano. Se parlo da cittadino e da segretario del Pd, nel rispetto della grande democrazia Usa, dico che faccio il tifo per Hillary Clinton“.

Inevitabile una domanda sulla strategia italiana in Europa: davvero Roma è a favore del taglio dei fondi ai Paesi che non danno la disponibilità ad accogliere i migranti? “Noi ogni anno mettiamo 20 miliardi e ne riprendiamo 12 in fondi europei, noi siamo contributori attivi. A questo punto: o fai come Thatcher ‘voglio indietro i miei soldi’ o, come noi, sei disponibile a mettere più soldi se c’è un ideale comunitario. La solidarietà in Europa non deve essere a senso unico e la mia opinione molto chiara è che quando si dovrà discutere della programmazione dei fondi non potremo non tener conto che qualcuno immagina la solidarietà a senso unico”.