Lelo e le Storie Tese. Questo il nome che campeggia su una scatola nera, grande poco più di un libro. Un libro grosso, diciamo, da ottocento pagine in su. Lelo e le Storie Tese. Ora, se a tutti, suppergiù, sarà chiaro che si tratta di qualcosa che ha a che fare con Elio e le Storie Tese, non a tutti, immagino, ma potrei ben sbagliarmi, sarà altrettanto chiaro che si tratta di una strana joint venture tra la band milanese fresca di Sanremo con la bizzarra canzone Vincere l’odio, sette ritornelli e nessuna strofa, e la marca leader nel mondo dei Sex Toys, Lelo, appunto. Lelo e le Storie Tese è infatti il nome di un cofanetto, diciamo la versione Deluxe, dell’ultimo lavoro di studio dei nostri, Figgatta de blanc, cofanetto che contiene un simpatico cadeau. Un passo alla volta, però.

Figgatta de blanc. Che agli Elii piaccia giocare non è certo una novità. Anche se siete solo parziali fruitori della loro musica, fosse anche per le sole partecipazioni al Festival della Canzone Italiana, questa attitudine giocosa non può esservi sfuggita. La terra dei cachi, prima partecipazione, ce li ha mostrati vestiti come i Rockets, pelati e coperti di vernice argentata, mentre riproponevano in un minuto non un pezzo della canzone, come previsto dal regolamento, ma tutto il brano suonato a doppia velocità, dal vivo. La Canzone mononota, di qualche anno fa, ce li ha fatti vedere in diverse mise, dai nani ai ciccioni.

Stavolta è toccato ai Kiss e in tutti i casi la canzone, con i ritornelli, o meglio, per dirla con loro, gli andarelli, visto che poi non ritornano, che si susseguono uno dopo l’altro, cambiando mood e ambito del testo. Insomma, dei mattacchioni. Come si evince anche dagli argomenti affrontati nei brani del nuovo disco, dal brano Funky dance in cui si parla di sesso anale in un finto inglese a quello, subito successivo in scaletta, in cui si attacca chi usa sempre l’inglese, anche a sproposito, passando per la storia di un ragazzino che si fa la vacanza con la nonna perché vuole chiedere alle sue amiche di insegnargli la ricetta per cucinare i funghi a tanti altri, tutti deliranti (o fintamente deliranti, perché in un brano, per ridere, si parte dai Vandali, passando per Camuni e Visigoti, e si affronta il problema del bullismo, con un ritornello da cineteca “il bullo è il figlio del tamarro che picchiava pure me”).

Gente che ama divertirsi e divertire, giocando anche molto con la musica, loro figli legittimi di Frank Zappa. Quindi, proprio per questo loro giocare con le parole e con la musica, è chiaro a tutti che il titolo sia un omaggio neanche troppo velato, in questo post Sanremo degli Arcobaleni niente deve più essere velato, ai Police e al loro Reggatta de blanc. E dentro Figgatta de blanc c’è davvero di tutto, una sorta di enciclopedia dei suoni e degli arrangiamenti, con tanti guizzi degni di nota, e tante parole messe con intelligenza sulla musica, come spesso capita con gli Elii. Talmente tanta roba da apparire, volendo, pure troppa, come se avessero voluto strafare, una sorta di lezione di stile queneauaia, ma in musica. Con dentro anche perle importanti, come Bomba intelligente, brano lasciato inedito da Francesco Di Giacomo, mai abbastanza compianto cantante del Banco del mutuo soccorso, scomparso in un incidente: brano lasciato sotto forma di demo per voce e pianoforte e intorno al quale la band ha costruito una signora canzone.

E oltre questa perla, tante altre, suoni da tutto il mondo, con tutti gli Elii che si alternano alla voce, ne I delfini nuotano, strano brano massimalista. Insomma, di tutto e di più, fatto per amore della musica, e per amore della parola. Amore. Questa la parola chiave. Perché, come hanno sottolineato più volte, se la D’Urso porta in scena la tv del dolore, loro vogliono portare in scena la musica del godimento. E qui torniamo a Lelo, e alla confezione Deluxe di Figgatta de blanc (il titolo ha avuto questa genesi: prima doveva intitolarsi Merda, ma sembrava troppo duro, quindi hanno ammorbidito in Merdata, poi in Figa, quindi in Figata, poi in Figata de blanc e infine, per puro gusto filologico, in Figgatta de blanc).

Lelo, si diceva, se la musica da sempre viene associata alle Good vibrations, le buone vibrazioni, si sono detti gli Elii, perché non proporre l’album direttamente con un vibratore in regalo? Non un vibratore, anzi, un massaggiatore vaginale, dotato anche di Siri, quindi della possibilità di azionarsi col suono della voce o col movimento (un po’ come gli orologi da polso che si ricaricano muovendo il braccio). Il tutto è venduto a un prezzo alto, ma che coincide esattamente col prezzo del Lelo in quesitone e del cd. Nessuna ricarica sopra, nessuna speculazione sul piacere degli altri. Noi del Fatto lo abbiamo provato per voi, scriveteci in privato e vi diciamo come è andata. Da usare ascoltando buona musica, possibilmente quella di Elio/Lelo e le Storie Tese.