Una cascata che pende dall’asta del microfono. Una bacchetta con le code come quelle usate dalle ginnaste. Una pochette nel taschino, un braccialetto al polso, un anello al dito, un papillon, una cavigliera, una cintura, una spilla, un tatuaggio improvvisato, un fazzoletto appuntato al cappello.

L’accessorio più in voga quest’anno sul palco dell’Ariston ha i colori dell’arcobaleno, in tutte le forme che si possano immaginare. Era iniziata come una proposta, un invito a portare al Festival di Sanremo un momento di riflessione sul tema dei diritti civili e una sensibilizzazione sul ddl Cirinnà. Poteva essere una battuta destinata a durare il tempo di un tweet, ma si è rivelata alla fine una realtà nella grande festa mediatica della canzone italiana.

L’appello lanciato da Luca Finotti su Twitter è stato accolto da tutti o quasi i cantanti in cantanti in gara, timidamente durante le prime serate, con evidenza sempre più marcata man mano che lo spettacolo va avanti. In principio è stata Arisa, poi Noemi, Enrico Ruggeri, e Irene Fornaciari. Fino ad arrivare alla divina Patty Pravo, e con lei praticamente tutti gli altri: la febbre arcobaleno è arrivata perfino sul papillon del mitico maestro Vessicchio. E ha contagiato anche gli ospiti: da Laura Pausini, con la sua delicata ode all’amore e al sostegno, ad Eros Ramazzotti, che ha colorato d’arcobaleno le note della sua Terra Promessa.