“Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!”
Luigi Pirandello, Cosi è (se vi pare)

Il giallo tragicomico delle piattaforme Vega A e B al largo delle coste di Ragusa in Sicilia va avanti da trent’anni.
Titolare attuale della cosiddetta C.C6.EO è la Edison al 60% con Eni socio di minoranza al 40%. L’originario “Programma di Sviluppo” venne approvato il 17 Febbraio 1984 e prevedeva la realizzazione di due piattaforme, la Vega A e la Vega B. A quel tempo chi decideva queste cose era il ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (Mica). La ditta che invece avrebbe estratto petrolio da questa concessione si chiamava Selm.

Misteriosamente però di queste due piattaforme approvate nel 1984 ne fu realizzata soltanto una: la Vega A. Non è chiaro perché la Vega B non fu mai costruita. Ma non solo non fu mai costruita: dopo un po’ di anni la Vega B scompare del tutto da documenti e decreti. Per esempio il 18 agosto 1987 Giuseppe Testaverde, direttore per la realizzazione del Progetto Vega per conto della Selm affermava che: “Le opere relative alla piattaforma fissa Vega, sealines e serbatoio galleggiante Vega oil sono conformi al progetto depositato presso la sezione Unni e il ministero della Marina Mercantile”

Strano vero? Come può essere che opere realizzate a metà siano “conformi” ai progetti iniziali? Come hanno potuto dimenticare che la Vega B non era mai stata realizzata? Mica si tratta di un bullone. E’ una piattaforma intera! Ma conforme o non conforme, il petrolio viene estratto, la Vega A ha i suoi piccoli e grandi guai ambientali e intanto cambiano gestori e titolari e passano i decenni.

E poi… magia. La Vega B resuscita. Il 5 Gennaio 2012 la Edison, ora titolare di maggioranza, chiede una proroga decennale del decreto C.C6.EO.  Il 26 Luglio 2012 la stessa Edison presenta domanda di pronuncia di compatibilità ambientale per lo “Sviluppo del Campo Vega B – Concessione di Coltivazione C.C6.EO”. Cioè dopo ben ventotto anni finalmente vogliono completare quello che avevano iniziato nel 1984. Propongono di trivellare ben dodici pozzi nuovi.

Perché tutto questo ritardo? Il motivo è presto detto. Il sito scelto dalla Edison per trivellare Vega B dista un po’ più di undici miglia da un sito protetto di interesse comunitario, il SIC ITA 080010 detto “Fondali Foce del Fiume Irminio”. Siamo quindi all’interno della fascia di protezione delle dodici miglia, che con vari colpi di scena, cancellazioni, ripristini e tiramolla, esiste dal 2010, grazie al decreto Prestigiacomo.

Inizialmente la Edison scriveva nei suoi documenti che la località scelta per Vega B si trovava al di fuori di questa fascia di rispetto. Poi si sono accorti del contrario. E dunque ecco qui la pensata geniale: se Vega B viene presentata come parte di un nuovo progetto diventa difficile approvarla, magari ci saranno proteste, magari la fascia di protezione porterà complicazioni. Più facile trivellare i dodici nuovi pozzi vicino a un sito di protetto d’interesse comunitario se si presenta la Vega B come un “completamento” di un progetto vecchio, del 1984.

C’è però un piccolo dettaglio: nel decreto del 1984 si scriveva che il tutto doveva essere completato entro la fine del 2012. E quindi se si vuole far passare Vega B come completamento e chiederne la proroga si deve fare in fretta. Le regole sono che per ottenere la proroga si deve dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi iniziali. E cioè siamo ad un paradosso: gli obblighi iniziali non sono stati adempiuti perché la Vega B non è stata realizzata. Chiedono la proroga decennale per trivellare Vega B. Ma la proroga per trivellare Vega B possono averla solo se Vega B è stata già trivellata. Mmh.

Ora, a parte tutte le questioni ambientali – presenza di faglie sismogenetiche in zona, biodiversità del mare, mancanza di un adeguato piano di antinquinamento marino – c’è questa bellissima nota del 12 dicembre 2014 dove il ministero dello Sviluppo Economico ha: “confermato che la società istante ha ottemperato, nei termini di buona gestione del giacimento, agli obblighi del decreto di conferimento della concessione di cui è stata chiesta proroga e che il programma lavori proposto per il prossimo decennio risulta finalizzato all’ottimizzazione e al completamento del drenaggio delle risorse”.

Come possono dire di avere adempiuto tutti gli obblighi se una parte integrante del progetto non è stata mai eseguita? Delle due una: o sono ciechi o non sanno leggere!

Ma come sempre finisce tutto a tarallucci e vino. Con decreto del 13 novembre 2015, il ministero dello Sviluppo Economico rilascia la proroga decennale della Concessione C.C6.EO. Di norma la proroga viene rilasciata: “Qualora il programma dei lavori comprenda esclusivamente la prosecuzione della produzione, i lavori di manutenzione e le attività non significative”. Evidentemente per il ministero realizzare una nuova piattaforma è considerata un’attività non significativa. E cosi, volenti o nolenti, Vega B sarà realizzata. Si partirà con quattro dei dodici nuovi pozzi.

Tutto questo accade in Sicilia. Forse il ministro avrà voluto rendere omaggio alla Terra che ha dato i natali al grande Luigi. Perché qui siamo davvero di fronte ad una parabola del relativismo di sapore squisitamente pirandelliano.  Così è (se vi pare).

Qui le immagini di Vega A e di Vega B al largo di Ragusa