Ci era cascato anche Roberto Mancini. Anche l’allenatore dell’Inter, veloce nello scagliare la pietra contro Maurizio Sarri, reo di averlo apostrofato come “frocio” e “finocchio” durante il recupero di Napoli-Inter giocata martedì in Coppa Italia, in passato ha insultato usando lo stesso termine. Molto tempo fa – ed è bene tenere a mente che le persone si ravvedono e maturano – ma è successo. E nella caccia agli scheletri nell’armadio di questi giorni, come se il “così fan tutti” assolvesse Sarri dalle sue colpe, salta fuori un episodio che riguarda proprio il tecnico nerazzurro, al quale in molti avevano già fatto notare la diversità di vedute riguardo la necessità di denunciare o meno espresso in seguito agli insulti razzisti di Sinisa Mihajlovic all’indirizzo di Patrick Vieira durante Lazio-Arsenal.

Bisogna riavvolgere il nastro fino al dicembre 2001, quando Mancini sedeva sulla panchina della Fiorentina e non attraversava un momento felice dopo la vittoria della Coppa Italia nella primavera precedente. La Gazzetta dello Sport scrisse che il centrocampista viola Amaral aveva fatto rientro in Brasile prima della pausa natalizia. Secondo quanto riferito dalla società era in permesso, mentre il quotidiano sosteneva la tesi di un litigio con Mancini e della conseguente partenza del brasiliano, ormai fuori dal progetto tecnico. L’allenatore chiese quindi un incontro con il giornalista Alessio Da Ronch prima di una conferenza stampa. Come andò il fatto a faccia lo racconta ora Gazzetta.it, che ha contestualizzato il caso dopo che la notizia, più a grandi linee, era stata diffusa dal sito FirenzeViola: “Mancini comincia ad insultare: Alessio fa per andare e a quel punto Mancini lo apostrofa così: ‘Sei un frocio di m…., vieni qui’ – scrive – A quel punto Alessio reagisce, soltanto verbalmente, torna indietro e Mancini viene trattenuto prima che la lite degeneri”. Il tutto davanti all’addetto stampa della Fiorentina, a un altro collega e ad alcuni giocatori attirati dalle urla.

Mancini come Sarri, dunque. Prima dell’esperienza inglese, quando aveva quindici anni in meno di esperienza e in uno dei suoi primi impegni da allenatore. Ma subito sui social – dove la polemica non accenna a diminuire – alla luce dell’episodio che vide protagonista il tecnico marchigiano, in molti sostengono l’ipotesi che il suo sia stato un freddo calcolo. In sostanza avrebbe pensato di screditare Sarri per un tornaconto legato al campionato, a differenza di quanto dichiarato in un’intervista a La Repubblica nella quale ha spiegato che  l’allenatore del Napoli “in realtà ha offeso tante persone, tanti poveri ragazzi che in Italia o in altre parti del mondo vengono presi in giro, vengono derisi da gente che pronuncia certe paroline con facilità”. Una circostanza, sostiene Mancini, che meritava di essere resa pubblica perché “è ora di finirla con certe offese”.

Quella “facilità” da evitare però ha colpito anche Mancini, in un momento storico in cui la sensibilità verso il tema era meno alta. Fatto che comunque non sposta di un centimetro le responsabilità di Sarri, il cui gesto pare non sia piaciuto anche ad Aurelio De Laurentiis. Da Napoli, come ha fatto notare lo stesso allenatore dell’Inter nell’intervista concessa a Repubblica, al momento tutto tace in maniera “incredibile”. La proprietà degli azzurri sarebbe rimasta particolarmente amareggiata per quanto accaduto negli ultimi minuti del match di Coppa Italia. Quella di Sarri non viene considerata né una leggerezza né un insulto che doveva rimanere una “cosa di campo”. Ma allo stesso tempo la società, nel momento più delicato della stagione, ha scelto la linea del basso profilo per spegnere le polemiche, approfittando di ciò che dice il giudice sulla non omofobia dell’espressione: “Conoscendo lo spessore umano e culturale del proprio allenatore, il Napoli non ha mai nutrito alcun dubbio in merito e ritiene che il pentimento per le parole proferite, manifestato ripetutamente e pubblicamente da Sarri, attesti ancora una volta le qualità personali e la capacità di autocritica dello stesso”.

A fine giornata Mancini, però, smentisce di aver dato del “frocio” al giornalista. “Le esternazioni nel dopo gara di Napoli sono semplicemente in linea con la mia storia e la mia cultura calcistica. Non chiedo di condividere il mio modo di stare nel calcio, ma pretendo rispetto: in queste ore si sta montando una polemica e si stanno creando fazioni che spostano l’attenzione dal vero problema! Per questo vorrei che si mettesse un punto a questa storia che è stata oggetto di fin troppe strumentalizzazioni. Non ultima quella secondo cui, 15 anni fa, sarei stato perfino autore dello stesso insulto nei confronti di un giornalista, cosa non vera: non ho mai utilizzato quel termine perchè non ha mai fatto parte del mio linguaggio. Ribadisco la mia delusione, ma vorrei che la concentrazione tornasse ora sui nostri obiettivi sportivi e sulla prossima partita, fondamentale per il prosieguo della stagione dell’Inter”.

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