Queste sono giornate brutte per chiunque segua il rock. È di ieri la notizia della morte di Lemmy, uno che è stato, senza nessuno sforzo, la quintessenza del rock, come attitudine, come condotta di vita e come musicista. È di questi giorni l’uscita del terzo singolo di Laura Pausini. E sembra che dell’album nuovo dei Radiohead non si sappia ancora una data certa. Insomma, brutte giornate. Fortunatamente, però, ogni tanto arriva qualcosa a farci sorridere, gesti improvvisi, spesso goffi, che scatenano reazioni a catena. Fanno sorridere, appunto. O addirittura ridere. È il caso della querelle che da ieri imperversa sui social e che vede per protagonisti, più o meno volontari The Voice of Italy e Andrea Appino, leader degli Zen Circus e nome forte della scena indie, con all’attivo un paio di album solisti di tutto rispetto. Questi i fatti.

Il 28 dicembre Appino, uno che non è solito cercare scorciatoie per dire quel che pensa, come ben dimostrano i suoi testi, per se’ o per gli Zen Circus, ha pubblicato sul suo Facebook uno scambio di messaggi avvenuto con un redattore di The Voice. Uno scambio lievemente disequilibrato, a livello di parole spese, perché se da una parte il redattore ha mandato poche righe di messaggio, per altro chiaramente copia incollate e mandate a chissà quante altre persone, dall’altra il nostro ha risposto con un pistolotto lungo e circostanziato. Ma cosa diceva il colpevole redattore per meritarsi una risposta tanto lunga (e, vedremo a breve, non dai dolci contenuti)? Semplice, il redattore diceva a Appino di averlo sentito cantare e gli chiedeva se gli potesse interessare partecipare alle selezioni del talent, lasciando di seguito le indicazioni per essere contattato.

Apriti cielo. Appino non deve averla presa benissimo. Perché è partito per la tangente e ha scritto al povero redattore un Bignami della sua ventennale storia, personale e come parte degli Zen Circus. Parole e parole per dire che lui, a un talent, non ci andrebbe neanche se pagato per fare promozione, figuriamoci per concorrere. E per dire questo, come se l’ipotesi di una partecipazione degli Zen Circus o di Appino come ospiti pagati fosse in effetti stata mai presa in considerazione e scartata dai diretti interessati, si è lasciato andare, a lungo, molto a lungo, con un panegirico che parte, con falsa modestia, dicendo qualcosa che suona come “non sarò Lou Reed” e finisce per dire “lei non sa chi sono io”.

Chiaro, il fatto che il redattore di un talent musicale non sappia chi è Appino, uno dei nomi forti della nostra scena indie dice molte cose. Cioè che chi lavora a questi programmi musicali spesso di musica non sa nulla, così come che la scena indie, in realtà, è talmente egoriferita da contare solo per chi ne fa parte o per i quattro gatti che la seguono. Tutti colpevoli, quindi, non si sa bene di che reato. Ma se da una parte verrebbe da spernacchiare il redattore che ha beccato l’epic fail, perché chi ignora non è giustificato, dall’altro a uscire male da questa vicenda sembra essere proprio Appino, che dipinge se stesso, gli Zen Circus e il loro pubblico come se di Lou Reed e i Velvet Underground stesse parlando. Un po’ più di ironia, la stessa che si trova nei testi delle sue canzoni, magari, non sarebbe guastata, e il fingersi distaccato, quando si sproloquia a lungo, sia messo agli atti, rende poco credibile quella che vorrebbe essere rivenduta come una sorta di atto d’accusa verso una macchina, quella dei talent, con la quale si ritiene di non dover o voler avere nulla a che fare. La querelle, ovviamente, non è dato sapere se presenterà altri sviluppi, per ora ci sta solo facendo molto ridere. Un consiglio ad Appino, prima di premere invia (cit.), la prossima volta riascoltati la tua Rockstar, magari scenderai un po’ dal piedistallo su cui, spero per la stanchezza dovuta ai due mesi di concerti e studio che citi all’inizio della tua lettera a The Voice, sei salito da solo.