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Sarà l’assenza di Renzi impegnato a Bruxelles, sarà la tensione accumulata, ma quello di oggi di Maria Elena Boschi dal punto di vista della comunicazione politica è stato uno dei peggiori interventi di questo governo.

Dopo un’introduzione dove ricorda le accuse del M5S, la Boschi dice: “Mio padre è una persona perbene, io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi ad essersi laureata”. E quindi? Il fatto che lei sia laureata le permette di acquistare punti agli occhi dell’opinione pubblica e salvare la faccia da un eventuale conflitto di interessi?

La Boschi da questa frase inizia così ad andare fuori strada, tentando di accumulare punti con fatti che non c’entrano nulla con la vicenda, solo per commuovere l’opinione pubblica. Il problema però è che ciò che per lei è straordinario (essere laureata e la storia del padre che vedremo dopo), per la maggior parte degli italiani è la normalità, mentre ciò che lei considera normale (avere l’intera famiglia in una banca a tutti i livelli), per il popolo è assurdo. A conferma di questo, un sondaggio della Ghisleri rivela che il 58% degli italiani vuole le sue dimissioni.

Dopo questa introduzione, dunque, la Boschi parte con la tecnica dello storytelling. La storia che sceglie di raccontare è quella dell’uomo al centro di tutto, il padre. Una scelta facile e sbagliata in questo caso. Perché lo spirito drammatico che si è voluto dare alla storia è paradossale.

La Boschi racconta: “Mio padre, figlio di contadini, che per andare a scuola e diplomarsi ogni giorno faceva 5 chilometri a piedi all’andata, 5 al ritorno e 40 minuti di treno”. Immagino la reazione dei pendolari di oggi e dei milioni di persone che hanno fatto questo e molto di più. Il padre della Boschi sarebbe quindi un eroe perché si faceva 10 chilometri al giorno? Niente di eccezionale in un Paese che veniva dalla guerra. Niente di commovente rispetto ai milioni di storie dei nostri nonni e dei nostri padri. E nulla di più di quello che molti giovani devono subire oggi, senza però arrivare ai vertici di una banca.

Boschi continua: “Questa è la storia semplice, umile ma forte della mia famiglia. Non le maldicenze che ho sentito in questi giorni.” Come per dire: visto che mio padre camminava e prendeva il treno, non dovete rompergli le scatole se è stato considerato uno dei responsabili del tracollo di una banca che ha rovinato migliaia di famiglie e se la figlia è ministro del governo che quella banca l’ha salvata.

Raccontare storie personali in politica ha senso se il soggetto è un eroe, come un partigiano, un soldato, un oppositore della mafia, uno che ha subito persecuzione e prigionia per il bene del Paese o della famiglia. Oppure un eroe moderno, come un imprenditore che si è fatto da solo partendo da zero. Il quale non usa la sua storia per commuovere in questo caso, ma per far sognare, per motivare. Il tentativo della Boschi ha solo manifestato il proprio scollamento dalla vera società civile, dalle condizioni reali del Paese. Come anche nel passaggio che segue.

“Possedevo 1500 euro di azioni…il grande conflitto di interessi di cui stiamo parlando è di 369 euro”. Seppur il conflitto fosse tutto lì, il concetto è sbagliato. Allora anche Marino si sarebbe dovuto salvare per essersi fatto rimborsare solo le cene con la famiglia. La Boschi poi fa altri conti con le azioni dei parenti e alza la somma, dicendo che il conflitto potrebbe essere di “2300 euro, una cifra strabiliante” – ironizza -. Sì per molti oggi è una cifra strabiliante e non meno grave comunque di 2 milioni o di più ancora. Anche da questo emerge il suo distacco dal popolo.

Altro errore nel discorso è la negazione, che ha usato ripetutamente. L’errore di Nixon come lo chiamano i tecnici. La Boschi nel suo intervento ha detto: “Non c’è nessun favoritismo…Non c’è conflitto di interessi… Nessuna corsia preferenziale … Non ho mai favorito la mia famiglia … Non ho tutelato la mia famiglia… Non ho mai favorito i miei amici.” I comunicatori sanno che il nostro inconscio non riconosce la negazione. Queste frasi ci restituiscono un’immagine, che è quella della Boschi che fa quello che dice di non fare. Mentre lei dice “non ho favorito la mia famiglia”, l’immagine che ci appare nella mente è quella di lei che fa qualcosa per favorirla la famiglia. Chi conosce questa regola, come Silvio Berlusconi, preferisce ribaltare le affermazioni anziché usare una negazione. Per esempio quando deve respingere l’accusa di essere un bugiardo non dice mai: “queste affermazioni non sono vere”, ma dice che: “sono il contrario della realtà”.

Ultimo aspetto negativo dell’intervento è questo: “So che fare il ministro a 34 anni può attirare invidie…” Ma come, non voleva commuovere? La sua era una storia drammatica e ora invece dovremmo invidiarla? Questa affermazione si scontra col tentativo di commuovere usato durante l’intero l’intervento. Ed ecco che così il tutto è ridotto ancora ai gufi e ai rosiconi.