Le tanto contestate nomine dei vertici del Teatro Regio di Parma finiscono nel mirino della magistratura. La Procura della Repubblica sta indagando sulle procedure che nel gennaio 2015 hanno portato il direttore generale Anna Maria Meo e la consulente per lo sviluppo e i progetti speciali Barbara Minghetti alla guida del teatro cittadino. Per ora non ci sono iscritti nel registro degli indagati, ma l’ipotesi di reato è di abuso di ufficio. Nei giorni scorsi gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, come riporta la Gazzetta di Parma, hanno sequestrato atti e documenti per accertare eventuali irregolarità riguardanti il processo che ha condotto alla doppia nomina da parte del Cda della Fondazione Teatro Regio presieduto dal sindaco Federico Pizzarotti. La decisione era arrivata dopo sei mesi di attesa e di stallo, tra l’estate del 2014 e gli inizi del 2015. Meo e Minghetti erano state individuate come eredi dei dimissionari Carlo Fontana e Paolo Arcà, che rispettivamente nelle vesti di amministratore esecutivo e direttore artistico, avevano guidato il Regio dall’inizio del mandato Cinque stelle, per poi fare un passo indietro nell’estate 2014.

A settembre la ricerca di un nuovo direttore generale aveva portato all’apertura di un bando “per la ricognizione esplorativa” per l’incarico. Le domande arrivate erano state trenta e a valutarle era stata chiamata una commissione formata da tre esperti del settore. Il loro lavoro però, secondo il senatore Pd Giorgio Pagliari, sarebbe stato influenzato dall’assessore alla Cultura della giunta Pizzarotti Laura Ferraris. Dei sette candidati selezionati dalla commissione, inoltre, a fine selezione, non ne venne accreditato nessuno e al loro posto per chiamata diretta il Cda della Fondazione Teatro Regio scelse la Meo e la Minghetti. Un colpo di scena che scatenò un vespaio di polemiche, non solo dei diretti interessati scartati dalla rosa dei candidati. Pagliari, che aveva denunciato “interferenze” nel lavoro della commissione e annunciato che si sarebbe rivolto alla Procura per segnalare il caso, puntò il dito anche su quella decisione, definendola “una selezione per mascherare quella che in realtà sarebbe stata una scelta diretta”. Stesse accuse mosse anche dal consigliere Cinque stelle Mauro Nuzzo, da tempo ormai in dissenso con le scelte della sua stessa giunta. Pizzarotti invece ha sempre giustificato l’operato della Fondazione di cui è presidente, spiegando che il bando di selezione era “esplorativo” e quindi non vincolante per la scelta finale. Ora però sulla vicenda si è mossa anche la Procura e a fare chiarezza saranno gli inquirenti.