“Non si può escludere che le quattro banche abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento, ma questo è quanto andrebbe accertato con un’analisi di ogni singola posizione”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione alla commissione Bilancio della Camera, si è arreso all’evidenza. E ha ammesso che il vero nodo del problema è quello messo in luce giovedì dal commissario Ue ai servizi finanziari Jonathan Hill: ai risparmiatori che avevano in portafoglio obbligazioni subordinate di Banca EtruriaBanca Marche, CariFerrara e CariChieti sono stati venduti prodotti di cui non comprendevano i rischi e così molti di loro sono di fatto stati truffati. Senza che Consob e Bankitalia intervenissero. Ma il ministro ha anche tenuto ad aggiungere che “un risparmiatore poco o male informato è potenziale vittima di abusi. Occorre aumentare l’informazione e la capacità di valutazione dei risparmiatori per ridurre le asimmetrie informative e il rischio di abuso”. Come dire che una parte della colpa è anche di chi ha subito la truffa.

Peraltro Padoan si è presentato ai deputati senza una soluzione definitiva per il promesso “sollievo” a chi ha perso tutto: “Il governo intende dare una risposta. Stiamo preparando una norma che dispone la creazione di un fondo con il contributo delle banche“. Insomma: l’ipotesi di cui si parla da una settimana e su cui, dopo giorni di confronto con Bruxelles, si pensava che l’esecutivo avesse finalmente trovato la quadra. Con tanto di coinvolgimento della Consob come arbitro chiamato a valutare se i titoli sono stati collocati o meno in modo fraudolento.

Invece niente: l’emendamento alla legge di Stabilità che dovrebbe prevedere un fondo da 100 milioni con cui rimborsare parzialmente solo i “soggetti deboli”. Quella che Padoan aveva definito “una misura umanitaria” prima che fonti Ue puntualizzassero che non siamo di fronte a una calamità naturale “come un’alluvione“. Il ministro in commissione si è limitato ad anticipare “le modalità e i criteri di intervento del fondo saranno definiti con un regolamento che sarà emanato successivamente anche alla luce delle verifiche in corso con la Commissione Ue”. Che come è noto ritiene che un intervento con soldi pubblici costituisca aiuto di Stato. Così come la garanzia di 400 milioni concessa da Cassa depositi e prestiti a fronte degli 1,65 miliardi di liquidità messi a disposizione per il salvataggio da Intesa, Unicredit e Ubi. Nonostante questo il ministro ha continuato a dire che “il salvataggio non ha richiesto nemmeno un euro di risorse pubbliche” e il provvedimento del governo “ha solo consentito alcune facilitazioni procedurali”.

Nel frattempo, nel tardo pomeriggio il Tesoro ha diffuso un lungo comunicato, con tanto di infografica, per spiegare che il decreto salva banche “ha messo al sicuro i risparmi di circa 1 milione di correntisti e obbligazionisti per un controvalore di circa 12 miliardi di euro” e “si è conservato il livello occupazionale sul territorio, perché i 6.000 dipendenti proseguono il loro rapporto di lavoro con le nuove banche e anche le 1.000 persone occupate nell’indotto non hanno subito impatti”. In più “grazie al salvataggio sono nate 4 nuove banche con forza patrimoniale molto superiore a quella delle banche originarie, gravate da crediti in sofferenza o non esigibili”. Numeri e informazioni che nulla cambiano rispetto a quella che è la sostanza del problema, cioè la truffa ai danni dei risparmiatori.

Dall’infografica emerge poi che quasi la metà (340 milioni) dei 768 milioni di obbligazioni subordinate delle quattro banche “risolte” era nei portafogli di 10.500 piccoli risparmiatori. Ma il conto non finisce qui, perché come spiegato dallo stesso Padoan “non è escluso che oltre ai clienti qui citati altri investitori abbiano acquistato questi titoli sul mercato secondario”, cioè da investitori istituzionali che a loro volta li avevano comprati dalle banche”.