“Un palliativo per tentare di contenere la rabbia di 130.000 risparmiatori truffati vittime di Bankitalia, Pd e Governo”. Il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, bolla così senza mezzi termini la proposta avanzata dal Pd in un subemendamento alla legge di Stabilità che prevede di dotare di 120 milioni di euro, 80 dei quali “a carico del sistema bancario” i restanti dallo Stato, il Fondo di solidarietà per risarcire i risparmiatori colpiti dal decreto salva-banche. “Noi istruiremo azioni civili contro la Banca d’Italia che ha riserve sufficienti per risarcire, se riusciremo ad ottenere le condanne per culpa in vigilando”, aggiunge Lannutti ben consapevole dell’entità delle perdite subite dai risparmiatori che nella maggior parte dei casi hanno perso tutto dopo aver comprato prodotti dei quali non comprendevano i rischi.

La strada, per altro, è molto stretta. Anzi, strettissima. Il Fondo proposto dal Pd ha “esclusive finalità di solidarietà, di assistenza o di utilità sociale“, e viene creato “a favore di investitori persone fisiche, imprenditori individuali e imprenditori agricoli o coltivatori diretti detentori di strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca delle Marche, dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara, dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti“, si legge nel testo. Per accedervi gli investitori devono essere “al dettaglio” e devono aver subito, “in diretta conseguenza dell’avvio di procedure concorsuali, di liquidazione coatta amministrativa, ovvero dell’applicazione di misure di ristrutturazione, risanamento o risoluzione” delle banche, perdite patrimoniali tali da porli “in condizioni d’indigenza o comunque di vulnerabilità economica o sociale”.

Non è un caso che il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan appoggi la mossa sottolineando che si tratta di un “sostegno” e non di un “risarcimento“. Tutti da definire via decreto ministeriale, in ogni caso, dettagli cruciali come quelli dei beneficiari o il massimale e la percentuale di intervento rispetto al totale delle obbligazioni sottoscritte, pari a 780 milioni di euro. Nessun accenno, poi, ai casi dei risparmiatori in odore di truffa, se non indiretto con l’affermazione che “i benefici derivanti dalle prestazioni del Fondo non sono cumulabili con eventuali altri proventi di carattere risarcitorio o indennitario connessi agli stessi”.

Più strutturata la proposta presentata da Valentina Vezzali e altri deputati di Scelta Civica, con il sostegno del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, che dovrebbe consentire il recupero fiscale del 26% delle perdite di azionisti e obbligazionisti delle quattro banche salvate dal governo e da Bankitalia, “fino ad un massimo di 50.000 euro”. Vezzali chiede inoltre di “avviare un’indagine per verificare se all’epoca del collocamento delle azioni ci siano state la trasparenza e la corretta informazione sul profilo di rischio di azioni e obbligazioni subordinate, e di prendere gli opportuni provvedimenti qualora ciò non si fosse verificato. La tutela dei risparmiatori infatti è l’obiettivo reale che deve essere perseguito a tutto tondo in casi di questo genere”.

Si occupa invece del caso Tercas un altro subemendamento targato Pd che permette alle banche che hanno salvato la Cassa di Risparmio della provincia di Teramo di dedurre gli aiuti concessi anche per via volontaria all’istituto in crisi. Tercas, che aveva accumulato perdite per oltre 600 milioni, venne salvata dal robusto intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi che versò 265 milioni di euro. Successivamente la Banca Popolare di Bari effettuò una ricapitalizzazione per 330 milioni diventando unico azionista. Il salvataggio non ha convinto però Bruxelles, che ha aperto una procedura di infrazione per aiuti di Stato, considerando l’intervento del Fondo legato ad uno schema obbligatorio, visto che tutte le banche sono obbligate a versare una quota per alimentare il fondo stesso. Una recente modifica dello statuto della banca ha però permesso di aggirare l’ostacolo. All’interno del Fondo di tutela è stato infatti creato un comparto separato in cui le banche versano volontariamente risorse, al momento circa 300 milioni; tale somma arriverà in gran parte dalla stessa Tercas che restituirà i 265 milioni versati dal Fondo per il salvataggio del 2014; a questo punto il comparto “volontario” interverrà nuovamente sulla Tercas con 265 milioni, ma questa volta senza il pericolo di una censura da parte dell’Unione europea.

La Commissione bilancio comincerà ad esaminare il nodo banche all’avvio delle votazioni, domenica pomeriggio. Nelle stesse ore, cioè, in cui in Piazza Montecitorio si terrà una manifestazione, sottolineano Adusbef e Federconsumatori, organizzata dalle “vittime della Banca d’Italia, che invece di vigilare sulla oculata gestione del credito e del risparmio, per prevenire i crac bancari di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria, CariFerrara, Carichieti, andava a braccetto con i soliti banchieri amici, e per questo sarà chiamata a rispondere in sede penale e civile dei danni inferti ad almeno 130.000 truffati, oltre ai 200.000 azionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca”.