Le critiche piovutegli addosso nelle ultime ore non lo scoraggiano: Donald Trump tira dritto. Lo aveva già detto e lo ha ripetuto con convinzione: in un’intervista a Barbara Walter, che andrà in onda stasera su Abc News, l’istrionico miliardario candidato alle primarie repubblicane dice di non avere rimorsi per la proposta di vietare l’ingresso a tutti i musulmani in Usa. “Dobbiamo fare la cosa giusta”, insiste Trump, che sostiene di avere “grande rispetto e amore” e “importanti rapporti” con i musulmani che, sottolinea, sono d’accordo con ciò che ha detto. Il divieto, ribadisce poi, è solo temporaneo, fino a quando i leader “capiranno cosa sta succedendo”. Il magnate è diventato il protagonista della scena politica statunitense con frasi xenofobe e intolleranti nei confronti dei messicani, offese alle persone con disabilità, discriminazioni delle donne e, come ultime proposte, la “chiusura di Internet perché alimenta il terrorismo”e, appunto, il “divieto di ingresso dei musulmani in America. Una proposta che incassa l’appoggio dei quasi due terzi dell’elettorato repubblicano (il 65%), secondo un sondaggio Bloomberg.

Il Washington Post lo ha paragonato a Benito Mussolini. Il paragone è dell’editorialista politico del quotidiano, Dana Milbank, che ha accusato il miliardario americano in testa ai sondaggi delle primarie del partito Repubblicano di “utilizzare toni fascisti“. Secondo Milbank, l’accostamento tra Trump e Mussolini non è “superficiale: le pose con la mascella volitiva, gli ampi gesti con la mano destra, tutto quel parlare dei suoi enormi successi contro la stupidità degli avversari, tutto evoca lo stile del dittatore italiano“. L’immobiliarista, poi campione dei talk show prima dell’avventura politica, “usa molti degli strumenti dell’armamentario fascista: un disprezzo per la realtà dei fatti, la diffusione di un senso di paura e di crisi prevaricante, la descrizione dei suoi sostenitori come vittime, l’incolpare agenti stranieri o esterni di una crisi che solo la sua personale capacità potrà aiutare a superare”.

Il miliardario americano ha commentato oggi su Twitter la decisione del Time di nominare Angela Merkel personaggio dell’anno. “Io l’avevo detto che la rivista Time non mi avrebbe scelto come persona dell’anno nonostante fossi il grande favorito. Hanno scelto una persona che sta rovinando la Germania“.

Trump nelle scorse settimane ha giustificato la reazione violenta dei suoi sostenitori contro una persona che mostrava dissenso durante un suo comizio. Ma la cosa “più preoccupante di Trump stesso è la riluttanza che si registra tra i leader repubblicani a condannarlo apertamente”, sottolinea ancora il giornale che nelle settimane scorse ha lanciato un appello all’establishment repubblicano affinché facesse sentire la sua voce per fermare il pericoloso populismo di Trump.

La ragione profonda è che con la sua retorica violenta, divisiva Trump alla fine fa presa sulla pancia di quello che è diventato lo zoccolo duro dell’elettorato repubblicano, ormai spostato nettamente su posizioni dell’estrema destra, che il Grand Old Party “non può permettersi di perdere”, scriveva a settembre in un memo riservato Ward Baker, direttore del comitato nazionale repubblicano per l’elezione al Senato. “Impegnarci a tempo pieno ad attaccare un nostro candidato avrebbe l’effetto di scoraggiare il voto Gop”, concludeva il memo. Nei tre mesi da settembre ad ora la campagna di Trump “è diventata ancora più preoccupante”, conclude Milbank raccontando che dopo che ha scritto un articolo in cui definiva il candidato “razzista, demagogo intollerante“, la sua casella postale si è riempita di messaggi anti semiti, anti-gay, anti immigrati, anti-afroamericani ma soprattutto anti-musulmani.

Il 28 dicembre Trump sarà in Israele
A fine anno Trump sarà in Israele. Secondo la stampa locale, il premier Benyamin Netanyahu riceverà il candidato repubblicano il 28 dicembre. I giornali israeliani citano fonti vicine al governo, secondo cui “questo incontro è programmato da due settimane” e che Netanyahu “non concorda con ogni dichiarazione fatta dai singoli candidati”. Lo stesso Trump ha confermato il viaggio in un tweet in cui ha però smentito che farà anche tappa in Giordania.

Netanyahu “respinge le affermazioni sui musulmani”
Netanyahu ha però “respinto le recenti affermazioni di Donald Trump sui musulmani”, ha fatto sapere il suo ufficio ricordando che lo Stato di Israele “rispetta tutte le religioni”. Riguardo all’incontro di fine dicembre con Trump “fissato circa due settimane fa”, Netanyahu ha deciso all’inizio di quest’anno “una politica uniforme accettando di incontrare tutti i candidati presidenziali di ogni partito che visitano Israele e chiedono una visita”. “Questa politica – ha continuato – non significa appoggio ad alcun candidato o alle sue idee. Rappresenta piuttosto un’espressione dell’importanza che il premier attribuisce alla forte alleanza tra Israele e gli Stati Uniti”.