Contrordine. Le primarie del Pd per le amministrative non si terranno tutte in un’unica data, come avevano deciso i vertici del partito (mentre presentavano la norma anti-ex sindaci). A Milano infatti il candidato sindaco del centrosinistra si sceglierà il 7 febbraio, come il partito locale aveva deciso già un mese fa, prima del batti e ribatti di queste ultime settimane. Esattamente un mese fa la coalizione (che poi significa in gran parte Pd e Sel) aveva stabilito di tenerle quel giorno, in cambio di un patto di lealtà in virtù del quale tutti gli alleati avrebbero dovuto sostenere il candidato vincente. Il tavolo di coalizione si è riunito, dopo che lo scorso venerdì la riunione era saltata per le incomprensioni fra Pd e Sel, con conseguente rinvio della raccolta firme fissata a partire da ieri. I candidati ora dovranno raccogliere le firme a loro sostegno dal 12 dicembre al 12 gennaio.

Era stato Matteo Renzi a ipotizzare un “primarie day” nazionale, da fissare a marzo (le elezioni sono maggio). Ma di fronte a malumori diffusi ha concesso autonomia a Milano: una riunione proprio con Pisapia ha sancito la garanzia che non saranno primarie blindate fatte su misura di un solo candidato. Il vero problema delle primarie milanesi non è infatti tanto nelle regole quanto nel quadro ancora incerto di candidature per la poltrona di sindaco. Ufficialmente sono in corsa due esponenti di primo piano del Pd, Pierfrancesco Majorino ed Emanuele Fiano, oltre agli outsider Roberto Caputo e Antonio Iannetta. I big però puntano su due altre figure che ancora non hanno annunciato alcunché di ufficiale: il commissario Expo, Giuseppe Sala, sostenuto soprattutto dai renziani, e la vice-sindaco Francesca Balzani, vicina al sindaco uscente.

Non è un caso che l’accordo sulla data sia stato sancito proprio all’indomani di un’altra riunione chiarificatrice avuta da Renzi, questa volta con Sala, nel giorno della Prima della Scala. Il quale ieri ha confermato la disponibilità a candidarsi alle primarie ma sempre a patto che queste siano sui progetti e non un referendum sui leader di riferimento. Il commissario Expo non parla ancora, la Balzani ha cominciato invece un giro nei salotti tv e radio, in attesa di sciogliere la riserva. “E’ una riflessione faticosa – ha detto a Radio Capital -, perché sono scelte che non si improvvisano, però devo ammettere che sento un clima molto positivo e questo significa che c’era bisogno di una proposta in più rispetto a quelle già in campo”. “Renzi appoggia Sala? Secondo me si sono create leggende metropolitane su questa storia – ha anche aggiunto la Balzani -. Secondo me Renzi ha un approccio laico nei confronti delle primarie che sono uno strumento fondamentale di credibilità del Pd: se iniziassero a essere primarie ‘quattro salti in padella’, apri la busta con il candidato di partito e la scaldi nella pentola, poi ti ritrovi con gli elettori sconcertati”.

Se il centrosinistra ha cominciato a muovere i primi passi verso la scelta dei candidati per la corsa elettorale, il centrodestra è ancora fermo. L’unica cosa certa è l’indisponibilità di Matteo Salvini a candidarsi come sindaco. “Io mi candido come capolista, Milano è nel mio cuore – ha ribadito a Porta a Porta – In campo come candidato sindaco? Preferisco sfidare Renzi, se ci faranno votare”.