Il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità, un’occasione per ricordare le condizioni di vita di milioni di persone e per ribadire la necessità di un impegno comune per garantire fondamentali diritti e combattere ogni forma di discriminazione e violenza. L’edizione 2015 ha come tema centrale la “Questione di inclusione: accesso e empowerment per le persone con tutte le abilità“. La giornata è stata istituita nel 1981, per promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza delle disabilità psichiche e fisiche, e dal luglio del 1993, è diventata anche Giornata europea delle persone con disabilità, come voluto dalla Commissione Europea, in accordo con le Nazioni Unite.

“Questa celebrazione – spiega a ilfattoquotidiano.it Piera Cipresso, vice presidente dell’Associazione italiana assistenza spastici (Aias) e mamma di Alessandro, 50enne colpito da una paralisi cerebrale infantile – è molto importante perché ci permette di parlare di un problema ignorato per molti, troppi anni, da qualsiasi governo. Come se ci fosse paura attorno al tema. Chi non vive questa condizione si sente a disagio di fronte a un disabile e molto spesso non riesce a comprendere la dignità di queste persone, dimostrando spesso un pietismo appiccicoso e ipocrita. Bisogna ricordare che è fondamentale sostenere la loro piena inclusione nella società e abbattere le barriere architettoniche e mentali, proprio come recita lo slogan della Giornata della disabilità 2015″.

Solidarietà, sensibilità e impegno attivo sul territorio sono i “cavalli di battaglia” della vice presidente Aias. “Le cure riabilitative e l’inclusione scolastica rappresentano due gravi problemi irrisolti. Solo se unite le famiglie possono rivendicare con più forza queste gravi carenze. Le associazioni precorrono i tempi della politica e mettono a nudo le necessità”. Cipresso, entrata in Aias con l’obiettivo di migliorare la vita di suo figlio, spiega che molti genitori di ragazzi spastici vogliono far parte dell’associazione perché “facciamo cultura, laddove i servizi passano in secondo piano, perché informiamo su leggi e provvedimenti e organizziamo incontri con le amministrazioni locali per vedere garantiti i nostri diritti di cittadini, a prescindere dalle varie forme di disabilità”.

“Oggi”, fanno sapere dalla Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), “a condizioni idonee le persone con disabilità studiano, lavorano, praticano sport, vanno in vacanza. A condizioni idonee le persone con disabilità frequentano cinema, teatri, musei, ristoranti. A condizioni idonee hanno amici e creano famiglie. Ma sono proprio quelle condizioni idonee che troppo spesso mancano o sono compresse dalla carenza o assenza di investimenti e risorse pubbliche”. Una posizione confermata anche dai dati. Secondo l’Istat infatti, vivono in Italia oltre 3 milioni di persone con gravi disabilità. Di queste solo un milione e centomila fruiscono di indennità di accompagnamento. “L’Italia spende poco per la disabilità”, conclude la nota della Fish, “430 euro procapite (dati Eurostat), posizionandosi al di sotto della media europea (538 euro a persona) e nella parte bassa della classifica”.

Meno di 7 disabili su 100 contano su forme di sostegno presso la propria abitazione – spiega Vincenzo Falabella, presidente della Fish -. Ciò significa che nella maggior parte dei casi le famiglie gestiscono da sole ciò che gli enti pubblici non offrono, rinunciando a molto, spesso anche al lavoro. E questo riguarda in particolare migliaia di donne a cui è ancora oggi delegato forzosamente quel lavoro di cura che non conta su alcun riconoscimento né formale né sostanziale”. L’esclusione dei diversamente abili è più forte che mai nel mondo del lavoro. “Meno di un disabile su cinque ha un impiego con ciò che ne deriva in termini di realizzazione personale e di mancato guadagno” spiega Falabella. “La disabilità sospinge verso la marginalità e la povertà, erodendo giorno dopo giorno risorse alle famiglie e ai singoli. Abbiamo osservato evoluzioni e accelerazioni, essendone spesso i primi fautori, ma ora abbiamo una stringente necessità di avviare e consolidare compiute politiche inclusive per migliorane la effettiva condizione di vita. Anche queste scelte politiche sono l’indicatore della civiltà di un Paese che stiamo ancora attendendo”.

Il presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), Luigi Querini, sottolinea come i temi al centro della riflessione della Giornata internazionale sono quelli “su cui ci impegniamo e ci spendiamo quotidianamente. Da sempre poniamo la persona al centro, con la sua vita e le opportunità che essa offre. In questo senso, attraverso le nostre settanta sezioni locali, operiamo perché l’inclusione sociale e l’accessibilità dei luoghi di vita possano essere diritti fondamentali rispettati e pienamente vissuti da tutti. Le persone non vanno inserite in categorie. Non ci sono persone di serie A e di serie B, ma solo un mondo più accessibile sarà veramente fruibile per tutti”.