In tre anni trascorsi tra i banchi dell’Assemblea regionale siciliana è riuscita a cambiare ben sette gruppi parlamentari: più di due ogni anno. Un vero record quello conquistato da Alice Anselmo, che forte di queste credenziali è appena riuscita ad ottenere una poltrona importante: quella di capogruppo del Pd al parlamento siciliano. Incarico ambitissimo dato che il Pd è ormai saldamente il partito con più deputati a Palazzo dei Normanni: dopo le elezioni erano 17, oggi sono 25, quasi il 30 per cento dell’intero parlamento. Merito della cura imposta da Davide Faraone, il sottosegretario all’Istruzione, viceré di Matteo Renzi in Sicilia. “Io dico no ad un modello chiuso: ci vuole un atteggiamento aperto, senza avere paura, la nostra ambizione deve essere quella di allargare l’orizzonte”, diceva il leader dei democrat, poco prima di aprire le porte del suo partito a deputati di ogni risma e colore.

Ex seguaci di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, parlamentari eletti con schieramenti opposti, cambiacasacca di professione: tutti fulminati sulla via della Leopolda, anzi della Faraona, la kermesse organizzata dal sottosegretario per dare il benvenuto ai nuovi arrivati. Tra loro anche Anselmo, che dal 25 ottobre del 2012, giorno dell’elezione a Palazzo dei Normanni, ha cambiato casacca al ritmo di una ogni sei mesi: eletta con il listino di Rosario Crocetta, è poi passata al gruppo Territorio, quindi all’Udc e ai Drs dell’ex ministro Totò Cardinale, dopo una parentesi nel Misto, e l’approdo ad Articolo 4, il partito dei moderati che sostenevano il governo, che si è poi sciolto con l’entrata nel Pd. E dopo appena otto mesi di apprendistato ecco che Anselmo è stata designata a prendere il posto che fu di Antonello Cracolici, critico spietato del presidente Crocetta, salvo poi accettare la poltrona di assessore all’Agricoltura nell’ennesimo rimpasto di governo.

All’elezione di Anselmo, che fa parte ovviamente della corrente dei renziani, si arriva dopo settimane di impasse dovute ad un testa a testa con un altro pretendente alla carica di capogruppo dem. Forse un rappresentante della cosiddetta sinistra Pd? Un seguace dei giovani turchi del segretario regionale Fausto Raciti? O un deputato sostenuto dai cuperliani superstiti? In lizza per guidare i dem a Sala d’Ercole, in realtà, c’era Luca Sammartino, anche lui renziano, benedetto direttamente da Faraone, che però alla fine ha deciso di ritirarsi dalla competizione in favore di Anselmo. Sammartino aveva conquistato le pagine dei giornali già in campagna elettorale, quando dalla clinica catanese Humanitas partivano telefonate indirizzate ai malati di tumore, che invitavano a votare per lui. “Humanitas non mi rappresenta in nessun modo e a nessun titolo. Se queste telefonate sono state fatte, sono a titolo assolutamente privato”, aveva detto il giovane deputato, che è casualmente il figlio di Annunziata Sciacca, direttore sanitario della stessa clinica oncologica. Coincidenze a parte, è un fatto che lo stesso Sammartino ha aderito al Pd su input di Faraone: anche lui proviene da Articolo 4, dopo essere stato eletto nelle file dell’Udc. Un curriculum quasi identico a quello della neo capogruppo Anselmo, che la dice lunga su chi siano oggi gli azionisti di maggioranza del Pd in Sicilia. Dove la famosa rottamazione renziana si è tradotta più che altro in un esempio di trasformismo.