Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lancia un segnale di unità nella lotta all’Isis. I Quindici hanno approvato all’unanimità la risoluzione presentata dalla Francia in risposta agli attentati di Parigi, che invita gli Stati membri “a raddoppiare e coordinare gli sforzi per prevenire e reprimere gli atti terroristici”. Non solo: il documento chiede a tutti i 193 Paesi membri di “adottare tutte le misure necessarie in linea con il diritto internazionale”, per sconfiggere lo Stato Islamico. I quindici Paesi che compongono il Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2015 e nel 2016 sono, oltre ai membri permanenti Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina, Angola, Ciad, Cile, Giordania, Lituania, Malaysia, Nuova Zelanda, Nigeria, Spagna e Venezuela.

Nella risoluzione si domanda ai Paesi membri dell’organizzazione internazionale di “intensificare i propri sforzi per arginare il flusso dei ‘foreign fighters‘, per prevenire e reprimere i finanziamenti al terrorismo”. Il testo è modellato sulla risoluzione adottata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2011.

“Quello dell’Isis è stato un atto di guerra nei confronti della Francia – ha affermato dopo il voto l’ambasciatore di Parigi al Palazzo di Vetro, François Delattre – lo Stato Islamico però non ha attaccato solo la Francia e i francesi, ma tutto il mondo”. “Nei prossimi giorni – ha aggiunto – Parigi triplicherà la sua capacità di attacco contro il cuore dell’Isis con l’arrivo della portaerei Charles de Gaulle”. Mentre l’ambasciatore britannico alle Nazioni Unite, Matthew Rycroft, ha detto che oggi il Consiglio di Sicurezza ha inviato “un segnale unanime, ossia che non ci sarà tregua negli sforzi per fermare l’Isis”.

L’ambasciatore russo Vitaly Churkin ha invece continuato a sostenere l’importanza di adottare anche il testo di Mosca: una versione aggiornata del documento anti-Isis proposto a margine dell’Assemblea Generale che contiene ancora il punto respinto sin da subito dai Paesi occidentali, in cui si chiede di intervenire contro i gruppi di estremisti “con il consenso dei governi degli stati colpiti”. Puntando quindi a coinvolgere nella coalizione anche il presidente siriano Bashar al Assad.